La mia intervista a Mattia Tarantino, di “Alka-Seltzer”

13059871_575556585954547_1327799854_n (1)Caro Visitatore,

Nella settima puntata di Crisalide sarà ospite Mattia Tarantino, direttore della rivista on line Alka-Seltzer, che promuovendo poesie e racconti, ha raggiunto in poco più di un anno di vita ben 10000 visualizzazioni mensili.

Mattia Tarantino parlerà della rivista, dei ragazzi che vi scrivono, della loro filosofia, dedita soprattutto alla ricerca e all’apprendimento, perché non si può scrivere nulla, se prima non si è fatta un’ampia ricerca di formazione.

In fondo, siamo nani sulle spalle di giganti.

A fine puntata, Mattia ci leggerà una delle tre poesie della sezione “VOI”,  I vostri figli, una denuncia sociale contro l’utero in affitto che qui trovi per intero. Le altre poesie della sezione sono I vostri arcobaleni e La vostra cortesia.

Buon ascolto!

 GGB

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La mia recensione di “Partenze”, di Maggie Van Der Toorn

PartenzeCaro Visitatore,

il libro che ti presento oggi è Partenze, di Maggie Van Der Toorn, di cui avevo già recensito Labirinti.

Posso presentarti questa antologia di racconti con una metafora. Immagina di prendere in mano una vita. Sì proprio una vita, che terrai tra le dita come un diamante. Prova a osservarla dalle sue diverse  angolature, girala tra le mani, stai e osserva.

Ora immagina partire da ogni angolo del diamante-vita un binario, che ha una stazione di partenza e una di arrivo, ma non sai quali siano. Alcune stazioni saranno belle, come bella sa essere l’esistenza, alcune brutte, come brutta può essere, in alcuni momenti, la vita stessa.

E tu sei quel passeggero, su un treno che è presente in ogni racconto di Maggie, a guardare dal finestrino le mille possibilità di questo viaggio.

Il libro di Maggie Van Der Toorn è un insieme di frammenti di vita, di viaggi nell’esistenza, alcuni con la lieta svolta (perché se si parla di vita, è già tragico di per sé parlare di lieto fine) altri con una svolta tragica, eppure reale, possibile, vera.

E ogni viaggio ti apre diverse riflessioni, con uno stile che sa toccare il cuore. Si narra della violenza di genere, della speranza, della rassegnazione. Si parla di sfaccettature dell’essere, dove vita e morte si intrecciano, l’una va in figura grazie allo sfondo dell’altra, in un’intercambiabilità che si trasforma riga dopo riga, binario dopo binario.

Perché c’è sempre un treno in mezzo, e quindi un movimento, un percorso, perché è impossibile vivere immobili sui propri piedi. Che il treno lo si osservi dalla stazione, che l’azione si viva al suo interno, poco importa. Il treno è mezzo di cambiamento.

Credo che Partenze completi o comunque continui un percorso già iniziato da Maggie con Labirinti, e sono curioso di leggere dove la porteranno i prossimi racconti che pubblicherà, sperando, come lettore, che presto ci sappia sorprendere con un romanzo.

Consigliato,

 

 GGB

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La mia recensione di “A muso duro”, di Giorgio La Daga

Caro Visitatore,

Ho letto A muso duro, libro di racconti di Giorgio La Daga. Quando mi ha contattato per chiedermi una recensione, mi ha colpito la sua biografia, estremamente sincera, non costruita.

Il libro, purtroppo, non mi ha impressionato, nonostante la brevità ho faticato a leggerlo. I racconti sono spesso autoreferenziali, si percepisce un continuo e malinconico ricordo del passato, a tratti delicato, da cui però il lettore sembra costantemente escluso.

Quando manca l’autoreferenzialità, spuntano invece racconti che non vanno in profondità, affrontando temi, come lo stupro, con una dialettica che pare la descrizione di un copione, la traccia di una storia che non è storia, che non ha le emozioni per esserlo e per coinvolgere il lettore.

Giorgio accarezza i suoi pensieri e le sue storie con un tocco che ha poco ritmo. Lascia tanto a lui, ne sono certo, ma poco al lettore, che si perde tra le righe, desidera lasciare la lettura libro.

Ho francamente dovuto chiudere e riprendere la lettura più volte per non abbandonare il libro per noia. Ho sperato che il ritmo crescesse di intensità, che non si passasse di palo in frasca, lasciando come uniche costanti la malinconia di fondo e l’eccesso di descrizioni, che pongono il lettore in disparte, a chiedersi perché stia entrando in un privato altrui.

Tra una narrazione e l’altra si trovano alcune poesie  (tra cui quella che dà il nome alla silloge) che somigliano più a pensieri prosaici, spesso riempiti di luoghi comuni.

Il narrato, di cui andrebbe rivista d’accapo l’impaginazione e il rispetto delle maiuscole a inizio dialogo, è pieno di frasi dirette, con poche costruzioni subordinate. Troppo semplicistico e poco accattivante, eccetto che in alcuni passaggi, troppo rari per far appezzare il tutto.

Eppure c’è un quid nel tutto, che mi ha convinto ostinatamente a tornare al libro per terminarlo. Lo stesso quid della biografia di Giorgio. Non so dirti cosa sia, forse la delicatezza con cui traccia i suoi pensieri. La stessa con cui, lavorando sullo stile e pensando al lettore mentre scrive, può creare narrazioni capaci di arrivare al cuore di chi legge, senza escluderlo.

Da ultimo, non ho capito il senso del gatto in copertina.

Non consigliato, ma nemmeno sconsigliato. Resto a disposizione, nei commenti, per eventuali confronti con altri lettori di A muso duro.

 GGB

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La mia recensione di “E niente indietro”, di Andrea Tavernati

La Paola dei miei sogni scivolava sullo sfondo

e quella vera si rifletteva in mille specchi,

ognuno dei quali mi dava un’emozione diversa.

Caro Visitatore,E niente indietro

Non ho mai apprezzato molto i libri di racconti, li trovo in qualche modo frammentari. Spezzano trame al momento topico, costringono a ricominciare continuamente una storia nuova.

Eppure, questa mia posizione di antipatia non mi ha impedito di apprezzare E niente indietro di Andrea Tavernati.

Fin dalle prime pagine ho apprezzato lo stile, morbido, scorrevole, con un ritmo narrativo notevole. Il solo racconto che ho apprezzato meno stilisticamente (ma anche per contenuto) è l’ultimo, dove trionfa uno stile (fanta)scientifico, (fanta)nozionistico, annoiante.

Andrea Tavernati mostra una capacità invidiabile di mutazione, eppure è possibile scorgere alcune comunanze tra certi brani, che mi  hanno davvero colpito.

La prima è un riferimento continuo alle emozioni, la seconda è la presenza di una sensualità,  in alcuni passaggi straordinaria. La terza è la costante presenza di un’aura di mistero, accattivante.

Le descrizioni che fa in più racconti hanno una delicatezza magica. Il ragionamento che propone nel racconto Il libro di Eva sulle diverse forme di linguaggio esistenti e sull’origine della parola è mirabolante e seducente.

Andrea non offre solo uno scritto, offre sfumature di emozioni ben disposte. Si passa dal timore al sensuale, dal corpo alla natura. Dal particolare all’universale.

Credo che i racconti siano stati disposti in un continuum ben pensato.  Si passa dal reale al fantascientifico, e in questo cammino, Tavernati prende per mano il lettore e lo porta fino a universi inesplorati, rispettando i tempi fino al penultimo racconto, ed esagerando nell’ultimo.

In questo percorso incastra perfettamente nozioni di fisica quantistica e filosofia. E lo fa grazie a una dote narrativa notevole. Ecco perché sono rimasto deluso dall’ultimo scritto, perché ha lasciato improvvisamente esplodere fantascienza e nozionismo, senza soluzione di continuità rispetto ai precedenti racconti.

Ma il resto è una perla di complessità, di narrativa e di capacità di assumere punti di vista diversi, tra il dentro e il fuori, tra il narrato e l’esplicativo, tra corpo e mente, tra uomo e donna, tra il singolo e l’universo.

Piccola lode va anche all’editore, per aver selezionato una splendida raccolta di racconti e avergli fornito una copertina accattivante e un editing ottimo.

Libro consigliato.

 GGB

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La mia radiointervista ad Andrea Tavernati, autori di “E niente indietro”

E niente indietroCaro Visitatore,

comincia la nuova edizione di Crisalide, la quarta. E volando nella provincia di Como iniziamo in bellezza con Andrea Tavernati, autore dell’antologia di racconti  E niente indietro, edita da  Factory editoriale dei Sognatori, uno splendido libro che ho letto con vero piacere.

Con Andrea abbiamo parlato della letteratura, da Dante ai nostri giorni, della fisica quantistica e della comunione tra materie umanistiche e matematiche. Il bagaglio di conoscenza dell’autore è enorme e lo ha saputo imprimere in modo semplice e fruibile nei suoi splendidi racconti, in un contino moto di ritorno alle origini, fino a spaziare nella fantascienza.

Presto la recensione on line.

Nel frattempo, buon ascolto!

Il primo racconto che incontriamo è “Melò Veneziano”.
Lei, lui, e l’altro. Lei è Paola, studentessa in cerca di una attività, magari provvisoria, perché no, anche comparsa alla Fenice di Venezia. Lui, innamorato di Paola da sempre; la cornice è il massimo del romantico, Venezia in tutta la sua maestà e tutta la sua realtà, che è fatta pure di canali puzzolenti. La scrittura è pregevole, le citazioni molte, sia letterarie che musicali; è un innamorato che, si capisce, non combinerà mai nulla, timido e incerto. Sul comodino di Paola, il libro di Musil, “l’Uomo senza qualità”, sembra messo lì apposta per farci capire meglio il nostro Lui, è un po’ come L’Ulrich di Musil, che ad un certo punto del libro è proprio così, bloccato dal troppo pensare, non riesce ad agire.
Sinceramente innamorato, romantico e pieno di attenzioni, ma talmente bloccato, che a Paola resta per forza il bell’Antonio, forse meno dotto, ma molto più pratico e deciso.
Dopo l’amore a Venezia c’è “L’Estraneo”, racconto brevissimo, di una pagina, intenso, conciso.
Poi “La Madre”, tutti vorremmo che fosse eterna, ma non è così.
Nel racconto “Il libro di Eva”, la protagonista si sveglia una mattina con il corpo totalmente tatuato, cerca di capire, cerca di leggersi perché ha il corpo scritto dal collo ai piedi, ma nessuno capisce niente, la scrittura è incomprensibile anche a degli esperti. Il suo fidanzato le giura eterno amore anche con il corpo così trasformato e anche senza capire cosa e come possa essere successo. Tenta in tutti i modi, tarocchi, studi di antiche lingue, religioni. Eva sembra un libro scritto da dentro in una lingua ignota, invece di impazzire, si rilassa, non ci pensa più, riesce a convivere con questo suo strano nuovo corpo, e appena succede l’accettazione, il tatuaggio, poco a poco inizia a sparire, così come era comparso.
Che sia un consiglio ad accettare i “tatuaggi” , belli o brutti, che la vita ci regala?
In “Sincronicità” la comprensione che le cose non succedono per caso, e un’incontro giusto al momento giusto, serve a fare un’azione altrettanto giusta.
Molto interessante la visione in “Fluttuazione Quantistica” , il tema è tornare nel passato e compiere un’azione che possa cambiare il futuro. Chi non vorrebbe uccidere Hitler nella culla, ma sembra che non si possa cambiare il futuro nel quale si è immersi, ma solo quello di uno dei tanti mondi, paralleli al nostro. Sarebbe in ogni caso una bella soddisfazione risparmiare a qualche altra realtà, quella terribile esperienza storica.
“Il Principe della Settima Luna” è il racconto che chiude il libro.
La settima Luna, unico posto del regno di Korus rimasto autonomo mentre le altre sei lune sono sottomesse al Regno.
Governata da un Principe che nessuno ha mai visto, la prerogativa più importante del posto, è la instabilità di tutto, ogni essere animato e anche ogni oggetto, possono comparire o scomparire in ogni momento, lasciando la vita e le cose che stava facendo, semplicemente incompiute. La fantasia del nostro bravo Autore è davvero prolifica e il libro scritto talmente bene che è difficile credere si tratti di uno Scrittore Esordiente, complimenti sinceri.

La mia recensione a “Le orme leggere del cuore”, di Daisy Raisi.

41cBNGrNtKL._AA258_PIkin4,BottomRight,-43,22_AA280_SH20_OU29_Caro Visitatore,

Oggi ti parlo de Le orme leggere del cuore, silloge di racconti di Daisy Raisi, comprato su Amazon dopo l’intervista all’autrice.

Sinossi:

Una silloge di racconti che vuole essere un omaggio al genere femminile, alla sua forza silenziosa. Cinque storie, cinque ritratti di donna che hanno un unico comune denominatore: l’amore, sotto qualunque aspetto e forma esso si presenti.

Ho comprato, letto e apprezzato questa breve silloge che Daisy Raisi, in prefazione, rivela di aver scritto in epoche diverse. Ogni racconto porta il nome delle sua protagonista, sei donne in tutto, cinque su carta e una dietro, la penna, a dar loro anima, emozione, voce e cuore.

Come scrisse la Wolf, quando le donne inizieranno a scrivere, scriveranno di altre donne, e qualcuna, come la Raisi, sa farlo molto bene.

Cinque racconti emozionanti e toccanti, che tradiscono il talento di Daisy, una capacità linguistica notevole e la capacità di tessere le parole insieme, con una dolcezza e delicatezza palpabili.

Il racconto che più mi ha emozionato è Sara, in cui l’autrice si cimenta nel descrivere l’indescrivibile, una madre che perde un figlio neonato. Lo considero l’indescrivibile perché in ogni lingua umana non esiste un termine per definire un genitore che sopravvive al figlio. Mi ha commosso, perché ha dato vita a emozioni bellissime, profonde, con parole e frasi che accarezzano il cuore . Profondo il messaggio insito nel racconto: il dolore, la crisi, per quanto drammatiche, possono diventare nuova linfa di vita.

A seguire mi ha colpito Eva, una piccola storia in cui si tocca il tema dell’altra abilità (volgarmente detta disabilità) di una giovane bambina con sindrome di Down. Toccante, emozionante, forse poteva essere complessificato maggiormente, prima del lieto fine.

Alice è il terzo nell’ordine della mia personale preferenza. Molto ricco di emozioni, profondo. L’autrice qui si distingue dallo scrivere  comune a tanti emergenti. Lascia intendere il problema dell’uomo di cui Alice è innamorata, senza nominarlo direttamente, va per sfumature intense, molto apprezzabili.

Angelita e Caterina, in qualche modo, hanno lo stesso tema comune ad Alice, la distanza come ricerca di vicinanza. Distanza fisica o temporale. Li metto assieme perché mi sono apparsi meno maturi, stilisticamente parlando, degli altri racconti, ricchi di incisi e salti temporali, che come sono resi rendono un po’ ostica la lettura.

In sintesi, è una silloge che senza pretese descrive la straordinarietà del quotidiano, scegliendo una lente particolare, quella delle emozioni, che tutti provano, non tutti sanno descrivere, in pochi sanno farlo con la delicatezza e dolcezza di Daisy.

Avrà buon successo con un pubblico femminile, ed è un peccato, perché in modo provocatorio è da consigliare a tanti uomini che hanno ricoperto il loro mondo emotivo di una scorza dura. Sarebbe utile per entrare in contatto con le loro emozioni, e aumentare l’empatia verso l’universo femminile.

GGB

La mia radiointervista a Cristina Rotoloni, autrice di “Frammenti di Vita”

562040_278124488966504_247650636_n (1)Caro Visitatore,

prima puntata speciale della nuova stagione di Crisalide, oggi dedicata a Cristina Rotoloni, autrice di Frammenti di Vita.

Autopubblicato in un un primo periodo ed edito poi dalla Egoedizioni, questa piccola antologia di racconti tocca le corde emotive più profonde dell’animo umano.

L’Aquila e il terremoto, la violenza sulle donne, il tradimento, la perdita di un figlio… sono questi alcuni dei tanti temi toccati dall’autrice in Frammenti di VIta.

Abbiamo ripercorso la notte del terremoto, ragionato su come prevenire la violenza sulle donne, su quali sono gli antecedenti che fanno scattare in un uomo un comportamento tanto barbaro. E si è parlato di emozioni, perché con Cristina Rotoloni è impossibile non parlarne.

Ma si scoprirà molto di più: Cristina è una lettrice appassionata, collabora con la rivista on-line Il Volo dei sensi e recensisce i testi con dei video molto ben costruiti. Di questo e molto altro parleremo nel corso dell’intervista.

Il mio consiglio spassionato è di aggiungerla su facebook, perché oltre a trovare un’autrice che parla di emozioni e che sta per uscire con un nuovo romanzo, Tatuaggi, troverete una recensionista seria e competente, oltre che una persona squisitezza enorme, una perla rara da trovare oggi via internet.

In questi mesi di conoscenza, abbiamo costruito un bel rapporto sfruttando i canali della rete, e spero di avere presto l’occasione di incontrarla di persona, magari in un’Aquila che ha ripreso tutta la sua bellezza sfiorita dal terremoto, chissà?

Lasciandoti al primo speciale della nuova stagione di Crisalide, disponibile anche su Radiovortice.it, ti auguro un buon ascolto e una buona lettura di Frammenti di Vita.

GGB

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Recensione a “L’osso e il blu”, di Stefania Sabattini

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Caro Visitatore,

oggi vado a presentarti l’osso e il blu, il libro di racconti che mi ha fatto scoprire il talento di Stefania Sabattini.

Chi è l’autrice?

Scrive di sé: Emiliana da generazioni, vivo a Fabbrico in provincia di Reggio Emilia. Diplomata al liceo classico, ho conseguito la laurea in scienze politiche all’università di Bologna ed un Master di specializzazione post laurea in “Governo regionale e locale”.

Negli anni dell’università ho vissuto a Bologna, a due passi da strada Maggiore, in un classico appartamento per studenti fuori sede. Ho avuto modo di conoscere, di vivere e di amare una città straordinaria che è stata ed è per me una grande fonte di ispirazione.

Subito dopo la laurea ho collaborato con l’ufficio parlamentari della mia città e dal 1998 sono funzionaria presso il Comune di Reggio Emilia.

Sono sposata con Roberto ed ho due figli, Alberto ed Enrico di 10 e 6 anni.
Lettrice instancabile, mi piace ascoltare musica, stare all’aria aperta nelle stagioni calde ed andare in letargo durante l’inverno. Mi rilasso quando cucino e mi sento bene quando osservo i miei figli giocare.

Dove puoi trovare il libro?

Puoi trovare il libro sul sito de ilmiolibro.it

La mia recensione:

Non è facile recensire un libro di racconti; esso infatti non rappresenta un’unica storia, ma tante narrazioni che hanno tempi, personaggi e spazi diversi, in cui il lettore viene coinvolto.

Anche lo stile narrativo varia da racconto a racconto, compresa la telecamera che inquadra la scena descritta, che passa dal soggettivo all’oggettivo moltiplicando i punti di vista da cui il lettore può vivere la storia descritta.

La molteplicità dei punti di vista e degli stili narrativi, così come la brillante capacità d’uso delle parole, mostra il talento ineccepibile di Stefania Sabattini. I racconti non hanno uno stile che si ripete. Essi variano nel contenuto e nella forma. Sì può passare dalla forma diario, alla fiaba, ad una stessa scena descritta attraverso il pensiero di ogni personaggio che la vive.

Un arcobaleno di stili, che mostra le infinite capacità della Sabattini e la ricchezza di questa opera, che diventa così per tutti: per gli amanti del teatro, per gli amanti delle favole, per gli amanti dei diari. Nessuno sembra essere trascurato dalla pletora di autrici presenti nell’unica Sabattini.

Ed ecco che all’improvviso l’arcobaleno si unisce in un’unica luce, le trame e gli stili iniziano ad intrecciarsi e si scopre che non sono racconti a sé ma tante storie di vita che finiscono per sovrapporsi, intrecciarsi, e influenzarsi a vicenda. E il lettore scopre che nessun racconto è messo lì a caso.

Storie di vita, che hanno un legame, e che catturano chi le legge, grazie anche all’apparente semplicità con cui l’autrice riesce con poche parole a trasmettere suoni, colori e persino i sapori della terra Ligure, che fa da sfondo comune alle diverse storie.

E il lettore si ritrova ad essere lì, immerso nelle scene narrate, quasi fosse al tavolo con i protagonisti, o su una spiaggia con loro, o in riva alla scogliera con uno dei personaggi che ha la lettera più importante della sua vita davanti.

Un libro che consiglio di comprare e leggere. Un libro da tenere nella propria libreria e tornare di tanto in tanto a leggere. Un libro da regalare per donare a chi si conosce immagini, storie, sensazioni ed emozioni stupende.

GGB