La mia recensione a “Le orme leggere del cuore”, di Daisy Raisi.

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Oggi ti parlo de Le orme leggere del cuore, silloge di racconti di Daisy Raisi, comprato su Amazon dopo l’intervista all’autrice.

Sinossi:

Una silloge di racconti che vuole essere un omaggio al genere femminile, alla sua forza silenziosa. Cinque storie, cinque ritratti di donna che hanno un unico comune denominatore: l’amore, sotto qualunque aspetto e forma esso si presenti.

Ho comprato, letto e apprezzato questa breve silloge che Daisy Raisi, in prefazione, rivela di aver scritto in epoche diverse. Ogni racconto porta il nome delle sua protagonista, sei donne in tutto, cinque su carta e una dietro, la penna, a dar loro anima, emozione, voce e cuore.

Come scrisse la Wolf, quando le donne inizieranno a scrivere, scriveranno di altre donne, e qualcuna, come la Raisi, sa farlo molto bene.

Cinque racconti emozionanti e toccanti, che tradiscono il talento di Daisy, una capacità linguistica notevole e la capacità di tessere le parole insieme, con una dolcezza e delicatezza palpabili.

Il racconto che più mi ha emozionato è Sara, in cui l’autrice si cimenta nel descrivere l’indescrivibile, una madre che perde un figlio neonato. Lo considero l’indescrivibile perché in ogni lingua umana non esiste un termine per definire un genitore che sopravvive al figlio. Mi ha commosso, perché ha dato vita a emozioni bellissime, profonde, con parole e frasi che accarezzano il cuore . Profondo il messaggio insito nel racconto: il dolore, la crisi, per quanto drammatiche, possono diventare nuova linfa di vita.

A seguire mi ha colpito Eva, una piccola storia in cui si tocca il tema dell’altra abilità (volgarmente detta disabilità) di una giovane bambina con sindrome di Down. Toccante, emozionante, forse poteva essere complessificato maggiormente, prima del lieto fine.

Alice è il terzo nell’ordine della mia personale preferenza. Molto ricco di emozioni, profondo. L’autrice qui si distingue dallo scrivere  comune a tanti emergenti. Lascia intendere il problema dell’uomo di cui Alice è innamorata, senza nominarlo direttamente, va per sfumature intense, molto apprezzabili.

Angelita e Caterina, in qualche modo, hanno lo stesso tema comune ad Alice, la distanza come ricerca di vicinanza. Distanza fisica o temporale. Li metto assieme perché mi sono apparsi meno maturi, stilisticamente parlando, degli altri racconti, ricchi di incisi e salti temporali, che come sono resi rendono un po’ ostica la lettura.

In sintesi, è una silloge che senza pretese descrive la straordinarietà del quotidiano, scegliendo una lente particolare, quella delle emozioni, che tutti provano, non tutti sanno descrivere, in pochi sanno farlo con la delicatezza e dolcezza di Daisy.

Avrà buon successo con un pubblico femminile, ed è un peccato, perché in modo provocatorio è da consigliare a tanti uomini che hanno ricoperto il loro mondo emotivo di una scorza dura. Sarebbe utile per entrare in contatto con le loro emozioni, e aumentare l’empatia verso l’universo femminile.

GGB

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