La mia recensione di “Creature di un giorno”, di Irvin D. Yalom

Siamo tutti creature di un giorno; colui che ricorda e colui che è ricordato. 

(Marco Aurelio)

 

C51d0fzve6nl-_sx321_bo1204203200_aro Visitatore,

oggi voglio parlarti di un libro e di un autore capaci di toccare il cuore, Creature di un giorno e di Irvin D. Yalom, psichiatra e autore di diversi testi, tra cui La cura Schopenhauer e Le lacrime di Nietzsche.

Dieci casi di psicoterapia seguiti da Yalom, con grande maestria, che toccano i temi più profondi dell’animo umano, la morte, la malattia, l’amore…

Il Chicago Tribune ha definito questo testo un libro in cui il terapeuta è un poeta, e la terapia un’arte. E mai definizione fu più adeguata. Yalom porta il lettore dentro le emozioni e soprattutto dentro la relazione terapeuta-paziente, una relazione trasparente, pura, reale, vibrante, dimostrando che la psicologia non è mera scienza della mente, ma scienza della relazione.

Yalom accoglie la persona nella sua interezza, nel suo essere globale, senza approcci precostituiti, freddi, comportamentali, senza diagnosi -etichette, ma con un approccio olistico che rispetta l’Altro, il proprio essere terapeuta, e lo spazio e il tempo che passa tra loro: la relazione.

Esiste un paradosso, che Yalom cita, e che attiene al processo psicoterapeutico: il cliente sembra diventare dipendente dal terapeuta, per aprire relazioni sane fuori dal contesto terapeutico. Diventa dipendente da un contesto sufficientemente buono, per dirla con Winnicot,  accogliente, capace di rispettarlo e di renderlo, alla fine, indipendente dal contesto stesso. Un utero capace di farlo rinascere. Se riesco a creare un ambiente genuino e accogliente, i miei pazienti troveranno l’aiuto di cui hanno bisogno, spesso in modi meravigliosi che non avrei potuto prevedere o persino immaginare.

Ed esistono insegnamenti utili ai terapeuti, che le scuole di psicoterapia non insegnano e che nascono da un’esperienza pluriennale e da una capacità dell’autore di passarle in modo umile e semplice. Ancora una volta mi sentivo pieno di umiltà al cospetto dell’infinita complessità della mente umana.

Yalom ha più di ottanta anni, e l’arrivo della fine della vita è ben presente nel suo processo terapeutico e nei suoi scritti: faccia presto a ricontattarmi, si ricordi la mia età. Eppure la visione della morte diventa risorsa per le sue terapie, la morte inizia con la vita una danza, diventa un opposto indissolubile dalla vita stessa, una risorsa fondamentale per ricordarsi di vivere appieno il proprio essere.

E’ un libro che consiglierei a tre categorie di persone.

Ai terapeuti inesperti, che Yalom cita spesso. E credo che, al pari di un uomo di più di ottant’anni, con la sua umanità e professionalità ed esperienza, meravigliato ancora dalla complessità e unicità dell’uomo, rispettoso dell’Altro e della relazione, possiamo considerarci con grande umiltà tutti terapeuti inesperti.

A chi porta dentro una sofferenza, in particolare un lutto e una perdita, perché il vero punto di forza di Yalom è la profonda umanità che restituisce dignità e calore all’individuo nel suo essere in divenire, lima gli spigoli duri dell’esistenza. Conosco persone che hanno subito lutti dolorosi che hanno ritrovato il sorriso nel leggere i suoi scritti.

A chiunque voglia riflettere sulla vita e sull’uomo, in tutte le sue sfaccettature.

 GGB

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Quando la violenza è della donna. “Trecento Secondi”, di Patrizia Fortunati

Trecento secondiCaro Visitatore,

Oggi ti presento il nuovo libro di Patrizia Fortunati, Trecento secondi. Ho conosciuto Patrizia, lo ricorderai, per lo splendido Marmellata di Prugne.

Paolo Mazzini è un uomo come tanti, sposato con tre figli. Ha una famiglia, un lavoro e una vita normali. Una casa, un cane, un grande amore per la montagna e una salda fede in Dio. Una sera torna a casa e la trova vuota. Da lì inizia il suo incubo, che durerà quattro anni. Anzi sette. E tutta la vita. Scoprirà che la moglie lo ha lasciato, portandosi via i loro tre figli. Che ha sporto, con la complicità dei genitori, trentasette denunce contro di lui contenenti accuse gravissime, tra cui quella di aver abusato sessualmente dei propri figli. Inizia così il lungo calvario di Paolo. Tra avvocati, giudici, assistenti sociali e psicologi. Quella di Paolo Mazzini è una storia indelebile. Come indelebile è la cicatrice che gli riga il polso destro. Un romanzo ispirato a cento e più storie sofferte e taciute, storie che non finiscono sulle prime pagine e che, anche per questo, vanno raccontate. “Trecento secondi” è un romanzo coraggioso. Scritto da una donna, per tutte le donne e gli uomini che si sono ritrovati all’inferno. Per tutte le donne e gli uomini che fuggono e poi tornano. Per tutte le donne e gli uomini segnati da una cicatrice indelebile. Su un polso o sul viso o nell’anima. Perché abbiano la forza, sempre, di continuare la salita.

Mi piace commentare questo romanzo ripercorrendo le emozioni che ho provato nella lettura.

Le prime sono la rabbia e l’incredulità. Rabbia verso l’autrice, lo ammetto. Mi sono chiesto più volte che senso avesse un romanzo del genere, perché descrivere tanto male. Assieme alla rabbia, l’incredulità per la storia narrata, per delle azioni, quelle del personaggio Francesca, che sfuggono a ogni comprensione per la violenza che svelano.

Poi ho capito, dopo aver divorato 70 pagine in poche ore, che la rabbia e l’incredulità che provavo era quella di Paolo verso Francesca, che avevo identificato le azioni della protagonista femminile con chi me le aveva descritte.

Un’identificazione che mi ha fatto vibrare, complice la prima persona che Patrizia Fortunati utilizza, la sua capacità di identificarsi nei panni di un uomo, di un padre, di un disperato a cui viene tolto tutto in pochi mesi.

Poi si sono aggiunti l’amarezza, il sollievo, la compassione.

Un bellissimo libro, che ho finito in pochi giorni dato il coinvolgimento che mi provocava, ma che ho dovuto digerire bene, prima di commentare.

Patrizia Fortunati conferma il suo talento di autrice, sa scavare in fondo all’animo umano, sa inserire il lettore nella storia, sa farlo commuovere, sa farlo riflettere, con messaggi multipli sulle vicende giudiziarie che coinvolgono il nostro Paese, sulla necessità, in molti casi, di rispetto e silenzio da parte dell’opinione pubblica mentre la giustizia fa il suo lavoro. Sulle forme di violenza esistenti che non coinvolgono solo gli uomini contro le donne, ma agiscono anche in maniera opposta.

Fa riflettere su come ogni relazione sia il frutto delle relazioni che ci hanno insegnato i nostri genitori.

Paolo mostra una forza inaudita, perché gli hanno insegnato a convivere col suo dolore, trovando le risorse attorno a lui. Francesca crolla e violenta una famiglia intera, perché non le hanno insegnato cosa è l’amore.

Da leggere.

E da ri-leggere.

 

 GGB

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La mia recensione di “E niente indietro”, di Andrea Tavernati

La Paola dei miei sogni scivolava sullo sfondo

e quella vera si rifletteva in mille specchi,

ognuno dei quali mi dava un’emozione diversa.

Caro Visitatore,E niente indietro

Non ho mai apprezzato molto i libri di racconti, li trovo in qualche modo frammentari. Spezzano trame al momento topico, costringono a ricominciare continuamente una storia nuova.

Eppure, questa mia posizione di antipatia non mi ha impedito di apprezzare E niente indietro di Andrea Tavernati.

Fin dalle prime pagine ho apprezzato lo stile, morbido, scorrevole, con un ritmo narrativo notevole. Il solo racconto che ho apprezzato meno stilisticamente (ma anche per contenuto) è l’ultimo, dove trionfa uno stile (fanta)scientifico, (fanta)nozionistico, annoiante.

Andrea Tavernati mostra una capacità invidiabile di mutazione, eppure è possibile scorgere alcune comunanze tra certi brani, che mi  hanno davvero colpito.

La prima è un riferimento continuo alle emozioni, la seconda è la presenza di una sensualità,  in alcuni passaggi straordinaria. La terza è la costante presenza di un’aura di mistero, accattivante.

Le descrizioni che fa in più racconti hanno una delicatezza magica. Il ragionamento che propone nel racconto Il libro di Eva sulle diverse forme di linguaggio esistenti e sull’origine della parola è mirabolante e seducente.

Andrea non offre solo uno scritto, offre sfumature di emozioni ben disposte. Si passa dal timore al sensuale, dal corpo alla natura. Dal particolare all’universale.

Credo che i racconti siano stati disposti in un continuum ben pensato.  Si passa dal reale al fantascientifico, e in questo cammino, Tavernati prende per mano il lettore e lo porta fino a universi inesplorati, rispettando i tempi fino al penultimo racconto, ed esagerando nell’ultimo.

In questo percorso incastra perfettamente nozioni di fisica quantistica e filosofia. E lo fa grazie a una dote narrativa notevole. Ecco perché sono rimasto deluso dall’ultimo scritto, perché ha lasciato improvvisamente esplodere fantascienza e nozionismo, senza soluzione di continuità rispetto ai precedenti racconti.

Ma il resto è una perla di complessità, di narrativa e di capacità di assumere punti di vista diversi, tra il dentro e il fuori, tra il narrato e l’esplicativo, tra corpo e mente, tra uomo e donna, tra il singolo e l’universo.

Piccola lode va anche all’editore, per aver selezionato una splendida raccolta di racconti e avergli fornito una copertina accattivante e un editing ottimo.

Libro consigliato.

 GGB

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La mia radiointervista a Eleonora Siniscalchi, autrice di “Favolando”

10524925_10202321975479824_1199770775_nCaro Visitatore,

oggi per la quarantunesima puntata di Crisalide saremo in compagnia di un’autrice che mi ha davvero emozionato, Eleonora Siniscalchi.

Eleonora ha pubblicato diversi anni fa un libro di favole, intitolato Favolando, cerco il tuo sorriso, vendendo ben 5000 copie nella sua provincia e donando i soldi raccolti per contribuire all’apertura di un reparto pediatrico in un’Albania tormentata dalla guerra. Favolando è stato anche recensito in positivo da Ezio Sciarra, docente di Sociologia di Chieti, e da Giovanni Parrucci, antropologo della Facoltà di Lettere e Filosofia di Chieti.

Successivamente Eleonora ha scritto diversi racconti, alcuni pubblicati sulla rivista on line Il volo dei sensi, altri rimasti inediti (Editore serio cercasi!), che ha raccolto in un’opera ideale intitolata Il ritorno dei passi.

Assieme ad Eleonora ripercorreremo sia Favolando che Il ritorno dei passi, emozionandoci assieme a lei per le tematiche che dona assieme a questi racconti, con la capacità, che le è propria, di trasformare le esperienze negative che ha vissuto in contributi positivi, da donare e regalare, per emozionare e per insegnare.

Al momento, la maggior parte dei racconti che sono citati sono in regalo, per riceverli puoi scrivere a: seleneachi@gmail.com

Buon ascolto, il resto è tutto da scoprire, come le immagini che fanno da sfondo all’intervista, disegnate dalla stessa Eleonora per Favolando. ;)

La mia recensione a “Occhi di cielo & stelle”, di Nadia Nunzi

51TdUwRQZfL._AA258_PIkin4,BottomRight,-37,22_AA280_SH20_OU29_Caro Visitatore,

il libro che vado a presentarti oggi si intitola Occhi di cielo & stelle, di Nadia Nunzi.

“Occhi di Cielo&stelle” è un racconto che ha, come protagonisti, una ragazza molto giovane ed un anziano signore.
Due persone apparentemente molto diverse tra loro ma legate da una stessa passione per la scrittura.
Si incontrano in chat per caso, con due nomignoli insoliti , che sembrano incastrarsi alla perfezione.
Si conoscono solo nel virtuale, dove sono celati dall’ombra dell’ambiguità solita di quel contesto e non si scoprono mai più di tanto, fino ad arrivare a perdersi definitivamente.
E’ un testo semplice che parla dell’enigmatico mondo virtuale.
Di quello che riesce a compiere la nostra immaginazione, portandoci a riflettere, ma anche della distrazione che un corpo può darci se affiancato alle parole.

Ho conosciuto per caso questa autrice sui social network e ne è nato uno bellissimo scambio, con una recensione “al buio”, come mi piace chiamarla: leggersi reciprocamente, per poi scrivere una recensione e inviarla nello stesso identico giorno, senza anticipare nulla, in modo da garantire l’oggettività della valutazione e non dipendere emotivamente dal giudizio dell’altro. In questo tipo di recensioni può accadere tranquillamente che uno dei due stronchi il romanzo dell’altro, pur ricevendo lodi.

Nel momento in cui sto scrivendo questa recensione, dunque, non ho idea di cosa penserà Nadia di Selvaggia, i Chiaroscuri di Personalità, e francamente non mi interessa, perché questa formula di scambio mi dà piena libertà di giudizio come lettore. Provala, caro Visitatore, fa uscire da tanta finzione e dal mercimonio che si crea nell’io recensisco te, tu me, volemose bene.

Vanno portati avanti solo i romanzi che meritano, per quelli che non meritano ci sia l’oblio, perché solo così i romanzi che valgono possono andare avanti.

Questa premessa per parlarti del libro di Nadia Nunzi, e ad essa aggiungerò un detto, antico quanto Confucio:  Di tre individui che mi passano accanto, uno potrebbe essere il mio maestro. Oggi, sinceramente, ho trovato una maestra.

Sì, perché è quello che ho pensato leggendo Occhi di cielo & stelle. Sai che spesso valuto negativamente i romanzi, sono un lettore puntiglioso e cerco anche il pelo nell’uovo, oggi mi sento di chinare il capo e fare chapeau! a Nadia, perché a parte due piccole critiche, è un romanzo breve che, per come è scritto, mi ha lasciato senza fiato.

Immagini accattivanti, metafore stupende e una vera e propria poesia in prosa, a cui va aggiunta una sintonizzazione sulle emozioni davvero accattivante. Il racconto di Nadia ha tutti gli ingredienti che mi fanno gustare un racconto.

71fyBTvFMNLE’ una storia a tratti malinconica, ma scritta con una leggerezza e una poetica disarmante, mi è molto piaciuto come Nadia abbia creato un vero e proprio continuum tra l’anima e il corpo dei protagonisti, corpo percepibile (come nel caso della giovane Nives) o corpo immaginato, come nel caso dell’anziano scrittore che si palesa solo in chat. Un continuum che dona una visione a trecentosessanta gradi dei personaggi, senza trascurare nulla.

E, spesso, accade che un’emozione o sensazione non sia citata direttamente, ma passi attraverso una meravigliosa metafora, in cui Nadia Nunzi dimostra di padroneggiare con grande facilità le parole, cucendole insieme e donandole al lettore, che viene dolcemente accarezzato dal risultato. Una melodia che mi ha stupito e che non sembra essere costruita e artificiale, sembra che le parole siano nate già disposte in quelle metafore e in questa melodia e si siano naturalmente poggiate sul foglio, a beneficio del lettore.

Ecco perché considero Nadia una maestra, se imparerò mai a scrivere come lei, avrò raggiunto un eccellente risultato.

E una battuta lasciamela fare: scrivendoci su facebook mi ha confessato che questo romanzo è stato scritto in giovane età ed è una prova per lei, per capire se il suo stile piace o meno. Nel frattempo sta scrivendo un’opera che sente maggiormente sua. Se questa è una prova, figuriamoci cosa sarà il suo vero romanzo! ;)

Molto accattivante lo sconosciuto scrittore, che Nives si ritrova in chat. Un autore famoso, di cui non si dice il nome, potrebbe essere chiunque, che dopo il tanto successo si gode ora la compagnia della sua solitudine. Malinconico anche lui, come la protagonista: Cibarti delle mie idee rischia di renderti cinerea e il grigio è un colore che non si addice ad una ragazza. Ma Nives cinerea lo è già, chiusa nel suo mondo di parole, poco socievole, a tratti bipolare, ma capace, grazie all’astuzia narrativa di Nadia, di entrare subito in sintonia emotiva con il lettore, che non riesce a non provare simpatia (sympatheia, soffrire insieme) per lei.

Ti ho anticipato due piccole critiche (sì lo so, sono puntiglioso e quelle non mancano mai). Non mi è piaciuto il titolo né mi ha attirato la copertina. Come sai, valuto sempre un romanzo a partire da questi due elementi, immaginandomi in una libreria a percorrere con lo sguardo i libri. Probabilmente, trovandomelo davanti sarei passato oltre, perdendomi una storia che vale la pena leggere, per i motivi che ti ho già citato.

La copertina appare un po’ infantile mentre il titolo non rende giustizia alla bravura di Nadia né rende conto del contenuto.

Bene, e che ora, in questa valutazione al buio, stronchi pure il mio romanzo o lo valuti in positivo. Mi interessa essere più lettore che autore, ho letto un romanzo piacevole che mi ha fatto vibrare per come è scritto, e dal suo dono posso solo apprendere.

Consigliata la lettura, a 1,49 euro su Amazon.

GGB

 

 

 

Ecco come ho presentato Alina, sulle note di De Andrè

Caro Visitatore,

oggi voglio far parlare le immagini della presentazione, scrivendo pochissimo, come ho fatto il 10 aprile, nel debutto di Alina, autobiografia di una schiava. Ho fatto parlare lei, attraverso la voce di Diana Iaconetti. Ho lasciato che gli altri ne parlassero, come Lucandrea Massaro, giornalista, che ha presentato la serata e il Consigliere Comunale Giulia Tempesta, che gentilmente è venuta a dare il suo contributo politico

Io mi sono ritagliato uno spazio di pochi minuti. Perché questo è il senso del romanzo: è Alina che parla, io le ho solo prestato le mani per scrivere la sua storia e le sue emozioni. E non è facile stare nei panni di una giovane donna vittima di tratta e di costrizione alla prostituzione.

Ma sento, per ora, di aver raggiunto il risultato. Dopo la presentazione, c’è chi anche durante la cena ha voluto parlarne, con me o con gli altri presenti, in una sala gremita di gente (e ringrazio l’associazione Chiaraidea per la sua ospitalità nella splendida location di Circo Massimo).

E ora, voglio condividere le immagini della serata con te, sulle note di un grande, che di prostituzione ha parlato molto, e con una poesia eccezionale. :)

GGB

La mia radiointervista a Tommaso Occhiogrosso, autore di “Metà carne, metà ricordo”

booksCaro Visitatore,

il romanzo che ti presento oggi, nella XXVII puntata di Crisalide, è di Tommaso Occhiogrosso e si intitola Metà carne, metà ricordo.

Hektor è un artista di candele. La sua bottega in via dei Martiri pare un luogo di culto, a volte tetro, a volte luminoso. I suoi clienti non sono acquirenti qualsiasi, sono anime. Nel covo del candelaio si illuminano vite e zone scure, si raccontano solitudini e speranze. A far luce sulle verità c’è Hektor, abbandonato da piccolo alla cura dei nonni. E c’è il suo gemello mai nato: la malattia. Hektor è un borderline. O bianco, o nero. Come l’arte delle sue candele. Tra Carne (i clienti, il presente) e Ricordo (il passato, la malattia) giunge zia Sara, una psicologa con un passato da farsi perdonare. Attraverso i clienti della bottega, conoscerà Hektor e la sua malattia, tentando di ricucire una ferita lunga una vita.

Una ventina di minuti di intervista, in cui Tommaso è riuscito a dire tutto, incuriosendo me e l’ascoltatore.

Ma, soprattutto, venti minuti in cui siamo riusciti a creare moltissime connessioni, ragionando in modo sistemico, con un’empatia difficile da trovare al telefono. Riascoltando l’intervista, mi sono stupito di quante ne abbiamo trovate, parlando poi di una patologia, come quella borderline, che rompe le relazioni.

Non mi perdo in chiacchiere, perché Tommaso ha detto tutto e ha comunicato le giuste emozioni, e difficilmente potrei aggiungere altro.  ;)

Buon ascolto!

GGB

La mia radiointervista ad Alessandro Curti, autore di “Padri imperfetti”

41kue30W4tL._AA258_PIkin4,BottomRight,-39,22_AA280_SH20_OU29_Caro Visitatore,

Padri imperfetti è l’opera prima di Alessandro Curti, padre ed educatore professionale, ospite della diciassettesima puntata di Crisalide.

A breve pubblicherò la mia recensione a questo libro, che ho apprezzato molto, per i contenuti ma soprattutto per l’ottima sistemica che propone, all’interno della quale le emozioni e le relazioni sono analizzate da vari punti di vista. Sono tre storie, o forse quattro, che hanno come perno fondante la relazione genitore-figlio, una relazione che nessuno insegna, ma che l’essere genitori impone di apprendere.

L’ottica che Alessandro prende in considerazione è quella dei padri, una scelta consapevole e forse per certi versi originale, padri con difficoltà comunicative, padri che non scindono il ruolo di moglie da quello di madre, padri assenti, padri che affrontano il loro compito scegliendo di essere genitori, un ruolo che per il genere maschile, come ci insegnerà Alessandro per mezzo del protagonista Andrea, non coincide necessariamente con la nascita del figlio.

Capiremo attraverso le sue storie la differenza tra l’essere genitori nel quotidiano e genitori nel weekend.

Ho detto poco, volutamente, ho preferito lanciare volutamente degli stimoli per farti ascoltare l’intervista, nella quale ripercorreremo tutto il testo, presentandotelo e raccontandoti i nodi cruciali dello stesso e dell’essere genitori di oggi.

Le mie impressioni e la mia valutazione sul romanzo, l’avrai nella prossima settimana, così come tutte le riflessioni che mi ha stimolato Alessandro, che non mancherò di condividere al più presto con te.

Buon ascolto!

GGB

 

La mia radiointervista a Raffaella Clementi, autrice di “Lettera a un bambino che è nato”

Raffaella-ClementiCaro Visitatore,

oggi una puntata di Crisalide, la quinta della nuova stagione, a cui tengo molto per i temi che vengono trattati. Ti presenterò Lettera a un bambino che è nato. Storia di una procreazione medicalmente assistita.

Una puntata in trasferta, registrata a Terni, in compagnia di Raffaella Clementi, che ringrazio per la sua ospitalità.

Avevo già recensito questo testo per il Libro del Martedì, apprezzando le emozioni, le tematiche sociali che trattava nelle sue pagine, oltre che l’indubbio talento narrativo di Raffaella. Ma sentire parlare l’autrice, conoscere lei e la sua famiglia di persona è tutta un’altra cosa.

lettera a un bUna lunga lettera scritta al piccolo Daniele, il regalo più bello che una madre possa fare a suo figlio, raccontandogli il lungo percorso per darlo alla luce tramite la PMA, ma anche un testo che può diventare una guida per le tante coppie che cercano disperatamente un figlio. Una guida non tecnica, che dà grande spazio alle emozioni positive e negative insite in questo percorso, denso di difficoltà.

E’ una puntata ricca di emozioni, con momenti di commozione da parte mia e di Raffaella, ma non saranno solo lacrime: la forza emotiva e la solarità di questa autrice traboccano nelle sue pagine e nei suoi occhi.

Sono veramente orgoglioso, oggi, di presentarti la quinta puntata di Crisalide, mandando un saluto a Raffaella, a suo marito e al piccolo Daniele, a cui dedico questa puntata, ringraziandoli per la loro ospitalità, per il giro di Terni e per il ricco aperitivo che mi hanno offerto ;)

GGB

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La mia radiointervista a Cristina Rotoloni, autrice di “Frammenti di Vita”

562040_278124488966504_247650636_n (1)Caro Visitatore,

prima puntata speciale della nuova stagione di Crisalide, oggi dedicata a Cristina Rotoloni, autrice di Frammenti di Vita.

Autopubblicato in un un primo periodo ed edito poi dalla Egoedizioni, questa piccola antologia di racconti tocca le corde emotive più profonde dell’animo umano.

L’Aquila e il terremoto, la violenza sulle donne, il tradimento, la perdita di un figlio… sono questi alcuni dei tanti temi toccati dall’autrice in Frammenti di VIta.

Abbiamo ripercorso la notte del terremoto, ragionato su come prevenire la violenza sulle donne, su quali sono gli antecedenti che fanno scattare in un uomo un comportamento tanto barbaro. E si è parlato di emozioni, perché con Cristina Rotoloni è impossibile non parlarne.

Ma si scoprirà molto di più: Cristina è una lettrice appassionata, collabora con la rivista on-line Il Volo dei sensi e recensisce i testi con dei video molto ben costruiti. Di questo e molto altro parleremo nel corso dell’intervista.

Il mio consiglio spassionato è di aggiungerla su facebook, perché oltre a trovare un’autrice che parla di emozioni e che sta per uscire con un nuovo romanzo, Tatuaggi, troverete una recensionista seria e competente, oltre che una persona squisitezza enorme, una perla rara da trovare oggi via internet.

In questi mesi di conoscenza, abbiamo costruito un bel rapporto sfruttando i canali della rete, e spero di avere presto l’occasione di incontrarla di persona, magari in un’Aquila che ha ripreso tutta la sua bellezza sfiorita dal terremoto, chissà?

Lasciandoti al primo speciale della nuova stagione di Crisalide, disponibile anche su Radiovortice.it, ti auguro un buon ascolto e una buona lettura di Frammenti di Vita.

GGB

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