The imitation game: nell’infinito dell’anormalità, nell’artificio della normalità

Caro Visitatore,

mi è capitato di vedere un film qualche settimana fa, The imitation game, una pellicola avvincente, che narra il potere della mente di Alan Turing, colui che cambiò le sorti dell’ultimo conflitto mondiale, decifrando il codice enigma.

Molto è stato detto sul film, aggiungere altro sarebbe superfluo, come molto è stato detto del suo genio matematico, della riabilitazione post morte, 55 anni dopo, da parte della Regina Elisabetta II, delle prime scoperte che porteranno alla nascita del computer.

Nel film appare una personalità fortemente tormentata, dalle mille contraddizioni e capace di stranezze e bizzarrie inverosimili. Turing morì suicida, appena quarantenne, il 7 giugno 1954, dopo un anno di cure imposte a base di estrogeni per la sua omosessualità (allora reato in Inghilterra).

Come spesso accade, la condizione di diversità rispetto agli altri a cui il genio è irrimediabilmente sottoposto genera comportamenti che il cinema e la letteratura tendono stereotipare, fino a rendere gli scienziati macchiette: lo scienziato o l’artista è incapace di relazionarsi agli altri, viene mostrato cinico, irriverente, ossessivo, bullizzato dai compagni di classe, alienato, strambo, ipocondriaco.

Alan Turing diventa una sorta di Sheldon Cooper contro i nazisti.

Eppure, mi ha fatto riflettere sul concetto di normalità, su quanto spesso proprio la diversità diventa genialità. Mi è tornata in mente la curva di Gauss, la rappresentazione grafica della normalità.

Secondo la psicometrica, più ci si discosta dal punto centrale (l’apice della campana) più ci si discosta dalla normalità. Un dato fondamentale da ricordare, tuttavia, è che il punto zero, ovvero l’apice assoluto, l’individuo normale per eccellenza, non esiste. E’ solo un costrutto statistico, a fronte di una fortissima variabilità umana che in un modo o nell’altro discosta tutti noi dalla norma. Il normale che ispira la statistica è finto, artificiale.

Al contempo, più si scende dalla campana, verso destra o verso sinistra, più si arriva alla anormalità. Bisogna notare però che la campana non tocca mai “il terreno” sotto di lei, la base del grafico, è simmetrica e asintotica rispetto all’infinito.

Ovvero tende all’infinito.

Quindi da un lato il normale per eccellenza è artificiale e non naturale, dall’altro l’anormalità (dove si situano tanti geni assoluti, compreso Turing) tende all’infinito.

E nell’infinito, c’è Dio.

GGB

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