I commenti dei lettori

Gianluca, su Amazon.it, mi ha scritto:
Libretto carino ben scritto, veloce da leggere ben romanzato, anche se ti fa riflettere e vedere in altro modo quei corpi sul marciapiede…
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Pierdomenico, su Amazon.it, mi ha scritto:
Il romanzo scorre via abbastanza bene ,mi aspettavo più azione in tutto tondo nel complesso buono. Buona lettura e buon divertimento.
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Ilaria mi ha scritto:
Ho appena terminato il tuo libro “autobiografia di una schiava”. Mi è piaciuto molto anche se, se posso permettermi, il lieto fine mi ha un poco lasciato l’amaro in bocca. Vittima e suo salvatore che si innamorano, lei che torna a Roma e vuole occuparsi delle vittime della strada. Bello, romantico, ma forse troppo. O forse sono io che mi immaginavo lei che resta a Praga, conduce la sua vita e lui a Roma che porta avanti la sua. Con buona pace del lieto fine. 
Spero di non essere stata inopportuna con le mie considerazioni. 
Grazie per aver scritto questo libro.
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Alberto mi ha scritto:
Complimenti libro bellissimo, finito in meno di un giorno. Descrive molto bene sia particolari sia la sofferenza delle ragazze.
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Antonella mi ha scritto:
Ho trovato la Sua scelta di scrivere un libro così forte su questo argomento abbastanza azzardata. Non perché non sia scritto bene, ma perché, così come dice anche Lei, è un UOMO.Un uomo non potrà mai provare cosa significhi per una donna, l’umiliazione della costrizione a rapporti sessuali. È un dolore così immenso e profondo che un uomo non potrà MAI sentire come proprio. Mi spiace, ripeto, ma rispetto la Sua scelta e ho comprato e letto il libro consapevole di ciò, sperando di trovare e provare sensazioni più profonde.Comunque, complimenti per la Sua scelta coraggiosa. Credo che leggerò Selvaggia. Daniel mi ha incuriosito….

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D. mi ha scritto:
Giusto ieri ho comprato il suo libro: “Alina, autobiografia di una schiava”. È stata una lettura tutta d’un fiato, bella ma dolorosa allo stesso tempo. Da lettrice posso solo ringraziarla per aver fatto luce sul tema della prostituzione, troppo spesso trascurato e non affrontato, e sul menefreghismo da parte della politica italiana nel dare aiuto a queste ragazze ridotte a schiave.
Sarei molto felice di ricevere il continuo della storia tra Alina e Daniel, nel mentre proseguo con la lettura di Selvaggia.
La ringrazio ancora per questo libro e per la sincerità e semplicità  che ha utilizzato nel scriverlo.
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Maria Teresa mi ha scritto:
Ho letto quasi tutto d’un fiato il libro “Alina”; mi aspettavo qualcosa del genere ma non così veritiero, sconvolgente e al tempo stesso illuminante.
Girando per le strade della mia città, incontro spesso tante ragazze nordafricane giovanissime che vendono i loro corpi e mille volte mi sono chiesta cosa ci fosse dietro quei loro sorrisi strafottenti, dietro quei loro gesti, dietro quel loro modo di ballare per far credere di essere felici. Ora, grazie a te, so molto di più e, se già avevano la mia totale comprensione, ora ancora di più.
Quando anni e anni fa ho conseguito la laurea in psicopedagogia, avevo pensato di scrivere la tesi proprio sulla vita di queste ragazze volendo fare loro delle interviste ma fui caldamente “consigliata” da mio marito a rivolgere il mio interesse verso altro, considerando l’alto rischio a cui sarei andata incontro. Capisco che aveva ragione.
Questo libro mi ha aperto gli occhi su tutto ciò che possono nascondere  i volti sorridenti di queste ragazze ignare di tutto.
Grazie per averlo scritto e spero tanto che possa essere letto da quelle persone che, anche per una volta, abbiano pensato di fare un’uscita con queste ragazze.
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Stefano mi ha scritto:
Mi capita raramente di divorare un libro come ho fatto con il suo…
La sua grande capacità di far immedesimare il lettore nella storia, mi ha fatto passare giorni col pensiero di Alina. Con questo racconto posso dire di aver scoperto una cosa che è sotto i nostri occhi quotidianamente, ma nessuno pensa a tutto ciò che ci può star dietro. Quasi invoglia a far qualcosa di concreto per queste ragazze.
All’inizio sono rimasto un po’ deluso dallo scoprire che non si trattava di una storia vera ma verosimile… ma alla fine credo che la vicenda di Alina sia veramente la storia di tante… quindi ancora complimenti! Leggerò sicuramente anche gli altri suoi romanzi!
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Ilaria mi ha scritto:
Ho trovato il libro molto bello anche se alcuni punti mi sarebbe piaciuto avere maggiori dettagli per capire al meglio tutte le sofferenze che le prostitute sono costrette a subire ogni giorno in tutto il mondo. Uno dei momenti migliori se così si può definire, è il momento dell’iniziazione (mi crederai pazza e senza cuore). Questa scena è quella dove ho provato più emozioni; rabbia, orrore, vergogna, pena, frustrazione,… In questa parte sei riuscito a farmi sentire molto vicina ad Alina e alla povera Miriam. Avrei voluto avere altri momenti molto toccanti nel libro. Inoltre sono dell’idea che su alcune cose tu sia andato troppo veloce con la narrazione (non mi riferisco alle prime pagine dove hai affermato tu stesso che hai scritto quasi di getto)  ma soprattutto i momenti dove Alina si trova sui marciapiedi. Avrei voluto maggiori dettagli delle sue emozioni e  dei sui suoi pensieri. Invece ho molto apprezzato la velocità del tempo di narrazione del processo, in quanto a mio parere questa parte è poco interessante per la narrazione (quello che hai scritto tu è a sufficienza e a mio parere non andava aggiunto altro).
Sul finale invece sono molto combattuta, mi dispiace che sia finita con la classica storiella d’amore  anche se io adoro i romanzi rosa (aspetto come promesso che mi inoltrerai il finale). Anche se trovo bellissimo che alla fine Alina si lascia andare e fa l’amore con Daniel. Trovo in questa scena la vera rinascita di Alina, riesce a concedere tutta sei stessa dopo aver subito le peggiori atrocità.
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La recensione di Paolo Gatto sul quotidiano di Tenerife:
Si legge tutto d’un fiato appassionandosi come per un film d’azione. L’Autore Giovanni Garufi Bozza, nella vita psicologo e psicoterapeuta, fa raccontare la sua storia di schiava sessuale ad una ragazzina ungherese che, rimasta orfana, cade nella rete del racket della prostituzione internazionale. Continua a leggere sul sito del quotidiano–>
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Serena mi ha scritto:
Ho letto tutto d’un fiato la storia d’Alina…ho vissuto con lei ogni momento di quella dura vita…grazie al modo in cui tu l hai resa più che mai reale! E soprattutto ho ritrovato fra quelle pagine tante caratteristiche e tante sofferenze che portano con loro le donne che incontro nel mio lavoro. Grazie per il tuo lavoro…perché è solo con la testimonianza…con il coraggio e la forza delle parole e della denuncia che le cose possono iniziare a cambiare….! Ho amato in maniera assoluta il pezzo in cui Daniel dedica “via del campo” ad Alina sul ponte di Praga…
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Massimo mi ha scritto:
Nella dedica che mi hai fatto, hai scritto che speravi che Alina mi avrebbe rapito il cuore pagina dopo pagina, è andata propri così, l’ho letto tutto d’un fiato, la storia mi molto colpito.
Storia delicata , importante che fa capire quanta sofferenza c’è dietro e soprattutto dentro queste povere ragazze.
Mi auguro e ti auguro che il libro venga letto da tantissima gente, mi piace pensare che la conoscenza di queste storie possa essere d’aiuto a migliorare la condizione di quelle sfortunatissime ragazze.
Grazie.
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Anonimo su Amazon ha scritto:
La storia mi è sembrata subito esagerata, sia per le orrende vessazioni subite dalle giovani schiave sia per il completo e rapido recupero della protagonista sino alla conclusione romantica assolutamente scontata. La spiegazione di questi eccessi la fornisce lo stesso autore che dichiara di avere costruito una storia di fantasia sommando molte storie di molte ragazze come Alina. Detto questo il romanzo invita a riflettere su un fenomeno che tutti vediamo sulle nostre strade ed al quale reagiamo in modo sbagliato. Sbagliano i clienti che approfittano di queste ragazze spesso minorenni e a poco prezzo senza curarsi delle conseguenze, sbagliano i “ragazzacci” che per puro divertimento infliggono ulteriori mortificazioni e sofferenze a chi ne sopporta già abbastanza, e sbagliano i “benpensanti” che si preoccupano esclusivamente del disagio che può procurare qualche nudità esposta prendendosela soprattutto con queste povere schiave e non con i loro aguzzini. Il libro invita tutti noi a fare un profondo esame di coscienza e valutare le cose con maggiore umanità e minore ipocrisia
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Pierpaolo mi ha scritto:
Per me è stata una bella sorpresa e ti ringrazio dal mio più profondo del cuore, mi hai fatto innamorare di Alina, della sua determinazione, della forza d’animo, della grande percezione di Libertà. 
Ora,tu scrivi che tutto è nato dalla tua fantasia  anche se penso che non sei andato molto lontano dalla vera realtà, e chissà quante ALINE CI SONO IN MEZZO ALLA STRADA ASPETTANDO IL DON BRUNO DELLA SITUAZIONE .
Ti abbraccio.
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Vanna mi ha scritto:
La narrazione scorre veloce, il linguaggio è semplice, diretto ed adeguato all’argomento trattato che magari il lettore pensa già di conoscere invece grazie alle tue precise ed approfondite documentazioni scopre una realtà orrida, disumana ancora sommersa. La storia della  protagonista anche se non autobiografica lo sembra a tutti gli effetti, inoltre ho apprezzato la descrizione psicologica di un’anima all’inizio ingenua e piena di entusiasmo e aspettative, in seguito ferita, umiliata, violentata, ridotta in schiavitù peggio di una bestia, pian piano e con tanta incertezza uscire da quel maledetto inferno e alla fine risorgere sulle proprie macerie. 
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Jasmine mi ha scritto:

Ho appena finito di leggere il Tuo libro, Alina – autobiografia di una schiava e non posso che farTi i miei più sinceri complimenti! 

L’ho letteralmente, passami il termine, “divorato”! Oltre ad essere uno scritto, come Tu stesso hai definito, “molto forte”, è uno di quei libri che alla fine ti lascia davvero qualcosa.

È un tema più che mai attuale e sul quale si sa troppo poco, un po’ per ignoranza, un po’ perché è uno di quegli argomenti “tabù”.

È un libro che tutti dovrebbero leggere, perché non è possibile che nel 2016 ci siano ancora ragazze ingannate, stuprate e costrette a prostituirsi.

Come credo anche Te, io non sono assolutamente contraria alla prostituzione, perché una persona, uomo o donna che sia, deve essere libera di usare il proprio corpo come vuole; sono però contraria all’umiliazione che la donna subisce ogni giorno dovendo stare sui marciapiedi in attesa che qualche balordo la carichi in macchina, sono contraria alle condizioni con le quali sono costrette a “lavorare”, sono contraria a tutti i pericoli che ogni notte corrono, sono contraria al fatto che non siano tutelate da nessuno, ma soprattutto sono contraria ad ogni forma di obbligo e schiavitù.

Quindi Ti ringrazio per aver scelto di scrivere di un tema così forte e così attuale, Ti ringrazio anche per coloro che magari non hanno la possibilità di leggerlo, Ti ringrazio per quelle ragazze che ogni notte sono sulla strada, ma soprattutto Ti ringrazio da donna per aver deciso di portare alla luce le tante piaghe che affliggono l’Italia da troppo tempo, come lo sfruttamento e il favoreggiamento alla prostituzione, la corruzione che c’è all’interno degli Uffici pubblici e soprattutto il finto moralismo che contraddistingue la maggior parte delle persone, che si scandalizzano a vedere una prostituta sulla strada, ma non si scandalizzano dal fatto che questa povera ragazza è costretta a rimanere nuda sulla strada anche in febbraio; o non ci si scandalizza dal fatto che tante volte sono bambine quelle che ci sono per strada.

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Daniela Biancotto mi ha scritto:
Il libro Alina è tanto tanto commovente, triste, agghiacciante, terribile e … vero. In modo scorrevole, chiaro, avvincente è descritta la vita spezzata di una giovane donna, come tante, purtroppo, se ne vedono per strada: dopo la lettura di questo capolavoro lo sguardo sulle ragazze sfruttate non potrà più essere lo stesso. La tematica sociale della prostituzione è denunciata in modo coraggioso con un romanzo scritto in prima persona da un uomo, con delicatezza, precisione, sensibilità estrema, specie quando l’autore si addentra nei sentimenti della protagonista. Pur sapendo di leggere una storia non vissuta in prima persona, me ne sono dimenticata, proseguendo nel vortice avvincente, incalzante ed angosciante della lettura. Mi sono ritrovata proiettata nel buio della vita di Alina, con lei ho lottato, sono inorridita, ho pianto, ho sperato, mi sono arrabbiata, ho avuto paura, tanta paura. Dalle pagine sentivo echeggiare l’urlo di dolore di Alina e delle sue sventurate compagne, un pianto che man mano si faceva sempre più vicino a me, diventando anche il mio. Questa, secondo me, è la grandezza dello stupefacente e splendido scrittore Giovanni Garufi Bozza: prendere per mano il lettore e portarlo a vivere in prima persona un incubo pauroso ed inumano. All’autore, che sono fiera di aver conosciuto personalmente, vanno i miei complimenti sia come scrittore che come uomo e psicologo: la sua raffinata sensibilità e grande empatia sicuramente sono un dono innato, non solo il frutto di anni di studi. 
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Nuccia M. mi ha scritto:
Alina è una storia che lacera raccontata con una scrittura realistica,senza orpelli,incalzante e descrittiva.L’autore è così in simbiosi con la protagonista da vestirne i panni fino alla fine.Non è soltanto voce,ma carne e sangue.Il maschile e il femminile sembrano fondersi,realizzare l’androgino.Alina non è un’eroina ma un’amazzone, una che nella sua battaglia sa ciò che vuole e se lo prende com’è giusto che sia perché è nel suo diritto alla vita e alla libertà.Complimenti,Giovanni e grazie per questa immensa testimonianza di verità!
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Claudia F. mi ha scritto:
Ho letto il tuo libro, ed è atroce. 
Ho sofferto, pianto, maledetto e tirato sospiri di sollievo.
Ti ringrazio per il lieto fine: il mio “pensiero magico” , quello che consola gli esseri umani dal peso della realtà, ne aveva bisogno. Sebbene sappia perfettamente che quasi mai finisca così.
Sapevo della tratta, ma non in questi termini… è sempre difficile accettare che gli esseri umani abbiano queste insondabili sacche di crudeltà, la tentazione di dividere in  “buoni” e “cattivi” è  dietro l’angolo, mentre la realtà è molto più ineluttabile: gli esseri umani sono semplicemente una specie riuscita male, nessuno escluso. Con ombre insediate ovunque, e patologie incomprensibili.
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Daniela B. mi ha scritto:
Avevo da tempo il tuo libro ma ho deciso di leggerlo in vacanza, perché sapevo che mi sarebbe piaciuto tanto e una volta iniziato non avrei più smesso. Complimenti, è favoloso, scorrevole, agghiacciante e molto ben scritto. Leggendolo mi sono ritrovata a piangere di rabbia, a lottare con la protagonista e questo significa che hai saputo coinvolgere profondamente il lettore. Bravissimo! Spero che il libro abbia successo perché te lo meriti.
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Tiziana I. mi ha scritto:

Ho finito di leggere il tuo libro “Alina” e voglio farti i complimenti per come, pur essendo un uomo, sia riuscito a calarti in un personaggio femminile piuttosto complesso, descrivendo stati d’animo e sentimenti alla perfezione.
Non ti nego che più di qualche volta sono stata tentata di chiudere quelle pagine, ma non per mancato coraggio o per “mancato stomaco”, più che altro per vigliaccheria: il “non sapere” ci fa credere di avere la coscienza pulita e ci aiuta a vivere meglio nel “nostro piccolo orticello”.
Ma io sono una donna, non sono una vigliacca e credo che Alina meriti di essere ascoltata! L’ho amata da subito, ho amato la sua forza, la sua DIGNITÀ. Sono felicissima che abbia incontrato Daniel e che a salvarla sia stato proprio lui (anche se sono fermamente convinta che a salvare Alina sia stata la sua rabbia, la sua voglia di riscatto, il suo amore per la libertà e che Daniel sia stato un aiuto prezioso).
Ti confesso che la dolcezza di Daniel mi aveva già conqui stata in “Selvaggia”, ma questa volta temo di essermene “perdutamente innamorata”. Sono felice che il “destino” gli abbia fatto incontrare una donna PREZIOSA come Alina.
Grazie Giovanni per aver raccontato questa storia!!!
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Claudia mi ha scritto:
Ho avuto il piacere di conoscerla a febbraio, quando in Campidoglio, nella sala del Carroccio con Diana Iaconetti ha presentato il suo libro…
Devo dire che ho finito in questo momento di leggerlo (l’ho letto in due giorni)….. un romanzo a dir poco emozionante, scritto benissimo…. conoscevo certi aspetti della prostituzione, ma mai avrei immaginato tutto quello descritto…. ancora i miei più sinceri complimenti. 
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Giovanna P. mi ha scritto:
Il tuo libro l’ho divorato … Bello, crudo, vero e ben scritto. Sei riuscito a farmi sentire Alina nella sua essenza, nel suo martirio e nella sua rivincita. Bellissime poi quelle inserzioni poetiche del suo vissuto di fanciulla che, nel loro intimo linguaggio familiare, non fanno che accentuare il doppio registro: quello affettivo e della vera sua natura di donna e del suo animo fragile e delicato e quello della schiava Alina, disumanizzata e spogliata della sua dignità di essere umano. Insomma che dire … Bravo Giovanni!
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Gianna mi ha scritto:

Ho finito ora di “divorare” il tuo libro.. “Alina, autobiografia di uno schiava” che dire.. Semplicemente stupendo!!!
Purtroppo non si è a conoscenza di quello che accade nelle nostre città, vedi delle prostitute nella strada e ti viene da pensare.. Che schifo.. Senza immaginare quello che in realtà ci sta dietro.. Senza pensare a quello che subiscono queste povere ragazze.. Ho cercato più volte di immedesimarsi in Alina e ho sofferto con lei.. Hai un modo di scrivere che ti cattura,   e fa rendere il tutto realistico.. Non leggevo ma guardavo un film.. Non ti negò che tante volte chiudevo il libro con il voltastomaco.. Ma non riuscivo mai a staccare gli occhi e tante volte mi sono chiesta se ero io Alina come mi sarei comportata? Come avrei reagito? Avrei lottato come lei?
Continua a scrivere perché hai un dono..
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Gianluca mi ha scritto:
Ho appena terminato di leggere il tuo splendido libro e ci tenevo molto a farti sapere quanto mi fosse piaciuto. Una volta iniziato a leggerlo, staccarsi da quelle pagine è stato davvero difficile: è stato una specie di viaggio all’Inferno e ritorno e il lieto fine, che non sempre apprezzo nei libri perché spesso purtroppo si discosta parecchio della realtà, mai come in questo caso è stato il benvenuto. Alina era ormai diventata come un’amica e sapere che ce l’aveva fatta, anche se era solo una delle tante disperate che al contrario di lei invece ogni giorno non ci riescono, mi ha un po’ tirato un po’ su di morale. Spero che adesso Alina si stia godendo la nuova vita che si è meritata con i suoi sacrifici e con l’aiuto che un bravo scrittore come te le ha saputo regalare.
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Emma mi ha scritto:
Ho finito di leggere il tuo romanzo, mi è molto piaciuto!
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Marialuisa mi ha scritto:
Ho finito adesso di leggere il tuo libro. Forte, crudo e crudele, come avevi preannunciato, ma mai volgare, la qual cosa, dato il tema trattato, è estremamente pregevole. Efficace la tua idea di narrare i fatti in prima persona; con questo sistema, il lettore si sente molto più vicino alla protagonista, e ne viene catturato immediatamente, diventando tutt’uno con lei e con la sua rabbia, la sua paura, il suo orrore.
Sapevo che molte ragazze vengono attirate con la prospettiva di un lavoro “normale” e poi schiavizzate e gettate sui marciapiedi, ma non credevo che i sistemi di assoggettamento fossero tanto simili a quelli dei lager. Mi hai fatto provare un nugolo di intense emozioni; sono inorridita per le atrocità, mi sono infuriata di fronte ai raggiri, alle violenze ed alle ingiustizie, ed ho palpitato per Alina ogni volta che cercava di scappare.
Da bravo psicologo, hai saputo descrivere la sua “ricostruzione” spirituale e la sua acquisita capacità di far nascere un fiore dal letame, rinunciando a vendicarsi dello zio ormai moribondo e progettando di diventare psicologa per aiutare le ragazze che hanno subito la sua stessa sorte. Ho ritrovato con piacere il personaggio di Daniel, che avevo conosciuto in “Selvaggia”ed ora mi piacerebbe sapere se questo amore bello e pulito fra lui ed Alina avrà un seguito.
Mi complimento con te; sei davvero bravo!

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Darvax mi ha scritto:

Alina. Autobiografia di una schiava è un libro da leggere e sopportare col peso allo stomaco e la voglia di vomitare che sale in bocca a far sentire l’acido dei succhi gastrici; così come da leggere e sopportare è Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino. Altri ambienti, altri anni. Stessa merda.

Non chiudiamoci gli occhi davanti alla merda. Ci affondiamo dentro ogni giorno

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Mario Borghi mi ha scritto:

Un’opera matura da leggere con calma e a piccole dosi, in cui la verità gronda di sangue. Mi piacerebbe sapere come viene intesa dai frequentatori dell’ambiente, compreso quel signore di cui ho parlato prima, quello che in preda a un irrefrenabile desiderio gravemente autoreferenziale di far capire al mondo quanto sia sensibile, racconta di gente che regala soldi alle prostitute per farle sorridere. Chissà quale valore dà a quel sorriso, dopo avere letto queste pagine, anche se i soldi e la vanagloria lavano tutte le coscienze.

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Viola mi ha scritto:

Stanotte ho terminato la lettura di Alina,divorato in due nottate malgrado la stanchezza delle giornate lavorative al netto della storia terrificante ..l’unica parola che mi viene e’ entusiasmante ! non ti nascondo di aver avuto un approccio dubbioso,abituata a sentir raccontare le donne nel modo che credo immagini, sono rimasta invece scioccata in positivo;un inizio duro e crudo compensato da un finale di dolcezza e riscatto umano,un viaggio sensibile,attento,veritiero,umano,mai scaduto nel morboso,erotico,pornografico come spesso avviene,volutamente o involontariamente,raccontando certe storie. dici di aver provato a calarti nel personaggio,secondo me ci sei riuscito alla perfezione. una forte e chiara denuncia sociale,coraggiosa e veritiera,attribuendo ad ognuno il proprio ruolo e responsabilita’. ordinero’ anche selvaggia. complimenti davvero! aspetto il prossimo e..grazie,da donna

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Rita I. mi ha scritto:

L’ho letto in soli 3 giorni. Devo farle i miei complimenti perché è riuscito ad entrare nella testa di una donna e a descriverne la rabbia. La malvagità degli uomini nei confronti di Alina. Mi ha colpito molto come Alina ha voluto riconquistare la libertà del corpo e dell’anima. Quella libertà che ancora oggi viene negata a molte donne, libertà di vivere, di scegliere, perché schiave di uomini senza scrupoli.
Spero che Alina verrà letto da molti e quando vedranno per le strade le ragazze “farfalla” faranno il possibile per dare loro un aiuto per ritrovare la libertà.

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Michela Zanarella mi ha scritto:

La storia di Alina accomuna molte donne, ingannate e portate in Italia a prostituirsi. Non è una storia vera, ma è come se lo fosse, in quanto ciò che viene narrato è realtà quotidiana, dramma e fatto di cronaca abituale. Con uno stile maturo, consapevole, attento e delicato alla tematica, Garufi Bozza riesce a immedesimarsi nella protagonista a tal punto, da far vibrare le corde emotive di chi legge, scuote con un linguaggio tagliente, che incalza e trascina. E lo fa come una tempesta che si placa solo dopo un processo lungo e sfiancante.

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Maggie Van Der Toorn mi ha scritto:

Alina rappresenta tutte quelle donne che quotidianamente vivono intrappolate dentro muri invisibili, costruiti da chi si mostra più potente di loro, fatti di gesti, azioni ma anche di parole, costrette nelle diverse situazioni a tenere la testa a galla per cercare quell’orizzonte raggiungibile solo se ne hanno la possibilità e, soprattutto, il coraggio.

Giovanni Garufi Bozza mostra un percorso complicato in cui si attraversano vallate immense, scure, senza luce, strade ripide illuminate e discese veloci come le montagne russe per poi ritrovarsi su un ponte, in un oasi di pace per fare quella scelta che solamente noi stessi siamo in grado di fare.

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Arrigo M. mi ha scritto:

Ho letto il suo libro Alina e devo confessare che è stato coinvolgente. Innanzitutto la voglio ringraziare per il coraggio dimostrato nel denunciare la tratta delle schiave con i corollari del potere corrotto. In particolare mi ha colpito il suo coraggio nel descrivere l’incontro con Dio (avvenuto in chiesa tramite la preghiera), grazie il quale la protagonista ha sperimentato l’aiuto  che Dio dona concretamente (Don Bruno e Daniel). In quest’epoca atea e dominata dalla massoneria non è cosa di poco conto. Infine le faccio i complimenti per aver raccontato l’incontro nella villa (raduno) tra le prostitute e gli uomini di potere correlandolo col film Eyes wide shut, tema che ho evidenziato con la seguente documentazione http://www.genitoricattolici.org/film%20eyes.htm

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Simona C. mi ha scritto:

Complimenti per il libro, l’ho divorato!

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Andrea Bolfi mi ha scritto:

Fantastico! E’ un Fantastico libro che merita di essere letto, Riletto, raccontato ai figli, urlato ai moralisti e agli ipocriti, credo sia un buon modo per migliorarsi, per crescere, per credere che si può cambiare. Ricco di spunti per la riflessione.

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Milena E. mi ha scritto:

Ciao Giovanni, oggi ho terminato di leggere il tuo libro …iniziato ieri. Ne sono stata travolta, tanto che scorrevano le righe sotto i miei occhi come rapidi fotogrammi. Ottimo stile incalzante per una storia che, nonostante la durezza ed il senso di rabbia e dolore che trasmette, conquista. 

E’ certo un romanzo dalle tinte forti. Sei stato bravissimo nel dare voce, come uomo, ad un personaggio femminile, bravissimo nel denunciare una piaga che atrocemente sconvolge ancora la società, soprattutto quella italiana e contro la quale, come donna, mi sento di gridare. Sarà per questo che mi sono fatta subito coinvolgere dal personaggio di Alina.

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Samantha F. mi ha scritto:

Ho appena finito di leggere il suo libro “Alina” e volevo dirle che mi è piaciuto tantissimo e sono veramente felice di averlo letto. Complimenti! Non vedo l’ora di leggere il seguito.

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Utente Amazon mi ha scritto:

Dopo aver rinviato tante volte, in attesa del momento giusto, ho letto “Alina” in tre, lunghe, sessioni. Quando ho finito, le sensazioni scatenate dalla lettura erano tante e diverse, diverse anche da quelle che mi aspettavo. E’ un romanzo duro, crudo, intriso di sofferenza e degrado, capace di prendere a pugni lo stomaco di ogni donna con la testa a posto. Come già osservato da altri recensori, per l’autore (un uomo) sicuramente non è stato facile e immediato scrivere un opera di questo tipo. Non sarà stato neanche semplice scrivere tutto quanto dal punto di vista di una donna (ragazzina, in realtà). Probabilmente ci saranno anche delle inesattezze (in quanto uomo, non sono in grado di stabilirlo) al riguardo… ma non importa. Non è questo il punto. Nella sua triste verità , verificabile sui marciapiedi di ogni grande e piccola città, la dolorosa storia di Alina riesce comunque a trasmettere emozione e indignazione. A dirla tutta, la mia sensazione predominante erano la vergogna e la rabbia… La vergogna di appartenere al genere maschile (lo stesso genere a cui appartengono buona parte dei personaggi descritti in questo libro). La rabbia di vedere che, nonostante trascorrano i millenni, le cose restano sempre uguali (a parte qualche colorato gadget tecnologico e mezzi di trasporto più veloci). Non mi dilungherò sullo stile dell’autore e sull’arco narrativo, per quanto confermino il genuino talento di Bozza e la sua progressiva maturazione, perchè non si tratta degli elementi fondamentali (anche se contribuiscono parecchio al risultato finale)… E’ una storia viscerale, sporca, claustrofobica, impregnata di quella razionale irrazionalità che può possedere solo il tentativo di rappresentare la realtà. Le cose accadono, che lo si voglia o no, mettendoci di fronte (come succede ad Alina) a scelte ineludibili, senza compromessi: arrendersi o combattere, vivere o morire, piegarsi o spezzarsi. E poi… nell’ora più buia, in mezzo a un nero oceano di malvagità, la bianca luce del bene risplende come un faro nella tempesta. Questo, paradossalmente, è quello che mi ha colpito… l’irruzione della “banale” normalità in un atmosfera malata. Sì, perchè ormai, in questo mondo, non è più di moda essere uomini perbene. Gli uomini perbene sono noiosi. Gli uomini perbene non rimorchiano. Gli uomini perbene lavorano molto e guadagnano poco. Gli uomini perbene non vanno a mignotte mentre i figli sono a letto e la moglie guarda la tivù. Gli uomini perbene non si incontrano quasi mai, ma sono gli unici che meritano di essere incontrati… soprattutto dalle donne. Non tutte sono così fortunate. Di certo non lo è stata Alina.

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Michela M. mi ha scritto:

Ho divorato il tuo romanzo, l’ho letto tutto d’un fiato senza aver mai la tentazione di fermarmi…è duro come solo la vita può esserlo, è vero come i volti delle ragazze che vedi lungo le strade, è violento come l’ignoranza che ci circonda…mi ha commossa tanto Giovanni, ti ringrazio per avermi dato la possibilità di leggerlo e ti faccio i miei complimenti, non da critica letteraria, ma da lettrice, da donna.

 

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Antonella R. mi ha scritto:

Non è facile per me, in quanto donna, entrare in contatto con storie drammatiche come quella trattata nel libro “Alina”, senza provare dolore. Abusi, violenze fisiche e psicologiche, racket, tradimento e prostituzione, non sono temi semplici da trattare e con i quali avere a che fare. Purtuttavia, Giovanni Garufi Bozza è riuscito a raccontare con grande sensibilità, seppur con forza e dovizia di particolari, un universo a lui sicuramente molto lontano. Stupisce come, seppur psicologo, sia stato in grado di esprimere, in ogni dettaglio, sensazioni intense come: paura, sgomento, turbamento e dolore, tanto bene, che credo neppure una Donna coinvolta in simili atrocità avrebbe potuto fare di meglio. Con stupore e non senza un guizzo di emozione ho ritrovato due personaggi, a me molto cari, Daniel e Martina, protagonisti entrambi del precedente libro di Bozza: “Selvaggia” ( Chiaroscuri di personalità.)
Che dire di più? Nulla per non svelare altri particolari a chi non avesse ancora avuto il piacere di leggere “Alina”. Posso soltanto aggiungere che ne ho centellinato la lettura, sia per avere il piacere di tenerlo con me più a lungo possibile, sia per non perderne o tralasciarne neppure quello, che a colpo d’occhio, poteva sembrare il più insignificante dei particolari. Questo libro mi ha svelato un mondo silenzioso e sommerso che al tempo stesso urla di essere conosciuto e liberato da tanto dolore e altrettanta schiavitù.

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Pietro S. mi ha scritto:

In tutta sincerità, leggere Alina è stato inizialmente quasi un dovere. Un modo per far piacere al collega di lavoro che desidera, giustamente, far conoscere la propria opera alle persone con cui passa buona parte della propria giornata. Non sapevo cosa si nascondesse dietro a quella copertina con un’immagine sensuale e aleggiava in me il pensiero che in fondo sarebbe stata una delusione (lo ammetto non sono uno che dà facilmente fiducia).

Quando ho capito che si trattava di una storia di prostituzione, ho immaginato di leggere una serie di violenze che rimanevano fini a se stesse, un po’ per quel gusto del macabro che oggi è tanto diffuso; non mi sarei mai aspettato un’opera tessuta così finemente, alla stregua di un arazzo intrecciato con fili sottili e preziosissimi.

Non soltanto, come avevo immaginato, il racconto di una storia…Alina è molto di più! È un insegnamento di vita, un segno chiaro della profonda umanità e capacità di immedesimazione dell’autore, la voglia di migliorare il mondo in cui viviamo, combattendo contro l’indifferenza e l’ipocrisia dilagante. Il modo di strutturare la storia, la precisione con cui è narrata e la premura con cui il lettore viene “accompagnato” nelle parti più cruente mi hanno lasciato letteralmente senza parole.

Per concludere, ed in risposta ai tuoi ringraziamenti posti a termine della tua storia, sono io a doverti ringraziare. E non si tratta della solita sviolinata. Grazie perché se un buon libro in qualche modo stimola in noi un cambiamento positivo, il tuo ha sicuramente dato il suo contributo a questo. Mi ha fatto vivere l’importanza del perdono, insegnato a non dare per scontata la sofferenza altrui, fatto comprendere che ogni dramma della nostra vita può essere rielaborato in maniera positiva. La mente umana ha davvero delle potenzialità di fronte ai fatti traumatici, che neanche immaginiamo. Non mi intendo di psicologia, ma nella storia di Alina il marchio del mestiere era ben evidente ma non per questo buttato lì o banalizzato.

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Cristina P. mi ha scritto:
Ho avuto il piacere di parlarti personalmente, ma non posso non commentare pubblicamente cosa ho pensato mentre mi dedicavo alla lettura del tuo libro… “Alina”.
Io non sono una grande lettrice, leggo molto poco, ma il tuo libro mi ha letteralmente conquistata.
L’ ho letto in pochissimo tempo, perché la semplicità e la fluidità con la quale hai scritto questo romanzo, hanno fatto si che non distogliessi gli occhi e l’attenzione dalla lettura.
Probabilemente non ho scritto nulla di particolare, ma per me sei stato veramente “straordinario”,sei  riuscito a tenermi “inchiodata” al libro (il che non è poco)…
Ciao e grazie.
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Elisa mi ha scritto:
Uno dei pochi libri che non ho avuto fretta di finire, assaporandone ogni pagina.
Ora sono curiosa di leggere Selvaggia (giá ordinato online) ma soprattutto di avere notizie su Alina e Daniel..Complimenti vivissimi e aspetteremo il suo terzo libro!
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Victoria mi ha scritto:
Comincio col dire che il libro mi è piaciuto, il che credo fosse già chiaro dal fatto che l’ho letto in una giornata e mezzo.
Trovo il tuo modo di scrivere molto lineare e di facile lettura. Capita che alcuni autori usino dei termini forbiti e le frasi contorte  senza aver realmente nulla da dire (come del resto capita nel mondo che ci circonda).
Selvaggia ti ha fatto nascere, Alina ti ha fatto crescere. Concordo in pieno :-)  
Come ti dissi che in Selvaggia si notava una differenza nel modo di scrivere, lo si nota anche qui rispetto a Selvaggia. La crescita. 
Ho trovato interessante lo scrivere in prima persona e alla fine del libro scoprire che è la protagonista a dettare la propria storia.
Bello il collegamento con Selvaggia
Su una cosa non sono d’accordo: quando dici di aver maltrattato la protagonista. Non l’hai maltrattata tu. La maltratta chi, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, ogni secondo, decide di andare con una prostituta (dove c’è offerta c’è una richiesta), senza chiedersi o chieder le se è lì per sua volontà o meno. Storie come queste ce ne sono tante..ed anche di peggiori. E sono storie reali, purtroppo. Storie che andrebbero raccontate più spesso, e magari un mezzo pensiero in più lo farebbero venire.
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Linda mi ha scritto:
Ieri ho iniziato a leggere il tuo libro “Alina. Autobiografia di una schiava” e l’ho finito pochi minuti fa. Devo dire che il libro mi ha molto colpito e toccato. E’ tosto ma difficilmente gli occhi si staccano dalle righe , perché cercano anche loro la libertà della protagonista, o meglio, sperano nella sua salvezza fin da subito. Solo pensare ad eventi così mi spaventa e mi fa pensare però anche alle fortune che ho e che non sfrutto. Alina me le canterebbe di santa ragione (perdonami, ma è vero!). Complimenti per il tuo libro
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Laura mi ha scritto:
Il libro di Alina mi ha commosso ed  emozionato fino all’ultima pagina, mi ha trasmesso anche tanta tristezza perché non tutte le storie hanno un lieto fine. Grazie a persone come te che scrivono con il cuore e l’anima noi lettori possiamo ancora sognare in un mondo migliore.
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Tiziana DM mi ha scritto:

Voglio dirti semplicemente, che il tuo libro è bello. E’ scritto veramente molto bene, denota, a mio avviso, una grande sensibilità, perché spesso fai delle riflessioni molto profonde ed anche insolite per un uomo così giovane e nella sua drammaticità è molto interessante. Personalmente mi ha fatto conoscere situazioni che, non ignoravo, ma di cui non ero consapevole fino in fondo. Grazie a te, guarderò le giovani ragazze che tu descrivi, con meno diffidenza e con molta più umanità. Mi piacerebbe fare molto di più che guardare e basta, seppur con umanità, ma al momento non saprei da dove cominciare. Continua a scrivere, sei molto bravo. Un caro saluto

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Roberto P. mi ha scritto:

Premetto: io sono rimasto affezionato a “Selvaggia”. E’ stato il primo incontro con Giovanni e la storia mi ha affascinato tantissimo.
Alina rappresenta l’evoluzione dello stile di questo giovane e bravo autore. Qui riesce ad impersonare una donna, una schiava del ventunesimo secolo, raccontandoci, con crudezza a volte, la vita di una ragazza i cui sogni si sono infranti sul selciato di un marciapiede.
E’ dura la storia, cruda ma mai volgare. Alina non dimentica mai di essere una ragazza poco più che bambina. Matura e responsabile nel prendersi cura dello Zio alcolista, decisa e determinata nel portare a compimento la via per la sua redenzione.
Bello il cammeo finale a Selvaggia. Un filo rosso che unisce le due opere rende questo romanzo ancora più bello.
Complimenti a Giovanni, sempre più una realtà nel panorama degli autori italiani.

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Monica Portiero mi ha scritto:

Con il suo stile pacato, diretto e senza giri di parole, Giovanni crea una narrazione incalzante e priva di sbavature e ci immerge nell’intimità di una ragazzina di diciassette anni, piena di voglia di vivere ed imparare.

La mia prima impressione, da donna, è stata di grande impatto emotivo: come se Giovanni puntasse un faro contro di me, lasciandomi abbagliata e stupefatta, a contemplare una realtà sospesa, quasi irreale, che di irreale ha -tristemente- così poco…

Leggi tutta la recensione sul blog di Monica –>

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Gianni M. mi ha scritto:

Sono stato invitato alla presentazione del tuo libro e mi sono affrettato ad acquistarne una copia, incuriosito com’ero dalla storia che mi era stata succintamente raccontata.

Ho letto d’un fiato le dense pagine della vicenda, che induce a riflettere su come  l’umanità, fortunatamente circoscritta ad una ristretta ma riprovevole schiera di biechi individui, si lasci dominare dalla violenza e dall’arroganza. Leggendo il tuo libro, non ho potuto fare a meno di accostare la vicenda di Alina a quella di tante donne vittime di soprusi e cattiverie tipicamente maschili.

Ho avuto nella mia vita lavorativa molti rapporti ed occasioni di confronto con l’universo femminile, traendone quasi sempre ammaestramenti e luminosi esempi di probità.

Ti sono perciò grato per questa ulteriore “lezione” che hai saputo impartire a tutti noi.

Noi uomini non siamo il sesso forte, aggettivo che spetta invece alla donna. Siamo soltanto il sesso arrogante. E tu hai saputo cogliere appieno tutte le nostre debolezze.

Grazie per la tua umanità, per la scioltezza dell’amaro racconto. Non mancherò di raccomandarne la lettura a persone in grado di capire.

Complimenti di cuore, ed auguri di tante mete da raggiungere con il dono della scrittura!

Ciao, buona fortuna!

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Giorgio mi ha scritto:

Pur sapendo che si tratta di una storia di fantasia ma allo stesso tempo tratta da testimonianze di vita di molte sventurate devo confessarti che mi ha dato un senso di rabbia.

Per quanto, come hai detto tu stesso, ciò che hai raccontato non è di per sé una novità, visto che giornali e di tanto in tanto anche la televisione hanno trattato questi temi, il fatto comunque di leggerli sotto forma di autobiografia, con i tempi più lenti e quindi più assimilabili di un programma televisivo, mi ha fatto capire di quanto sia importante e sottovalutato il lavoro che fanno tanti volontari e che sarebbe ora che si affrontasse il tema più seriamente come hanno fatto paesi come Olanda e Germania superando tutte le ipocrisie e i falsi moralismi.

Essendo di origine genovese ho molto apprezzato anche il richiamo alla famosa e indimenticabile canzone di De Andrè.

Conto di prestare il tuo libro a mia nipote che ha 16 anni (anche se forse è un po’ prematuro) e quando saranno più grandi vorrei che anche le mie figlie lo leggessero poiché io sono del parere che per quanto la scuola e la famiglia abbiano un grande ruolo educativo, anche se purtroppo quello della scuola sta scemando sempre di più (e non solo per colpa degli insegnati ma anche dei genitori che non rispettano più il ruolo degli insegnati) nella vita si matura prima e meglio viaggiando e leggendo, e sicuramente il tuo romanzo è da includere in queste letture.

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Lud mi ha scritto:

Una giovane donna, una extracomunitaria, povera e orfana, in Lei sono concentrate tutte le fragilità dell’essere umano. Indifesa e debole come lo è una ragazzina sola alla mercè dello zio che, pur amandola, è, a sua volta, in balia della dipendenza dall’alcol e quindi incapace e privo di una vera volontà, non per questo giustificabile. Alina è sola, l’unica sua forza è nel carattere, tenace e volitivo. La forza che trae dalla sua interiorità la astrae dalla realtà cui è costretta a vivere, prima come cubista e poi come puttana. Non è turpiloquio chiamare le cose col loro nome, basta eliminare l’accezione negativa che da sempre diamo a questo termine. Alina però è costretta ad esserlo, il suo corpo è stato acquistato come merce di scambio, come un vero e proprio oggetto privo di vita. La riduzione in schiavitù infatti è perseguita dalla legge penale proprio come l’omicidio. Privare l’individuo della libertà equivale ad ucciderlo questo è quello che i carnefici di Alina perseguivano ogni giorno, uccidere lentamente la sua individualità, la sua femminilità, la sua interiorità. Una tragedia vissuta senza alcuno sconto, di violenza inaudita, al solo scopo di appropriarsi sì del corpo ma soprattutto della sua anima. 

Leggi tutta la recensione su facebook –>

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Marco P. mi ha scritto:

Ho appena finito di leggere il tuo “Alina”, volevo solo farti i miei complimenti. Un bellissimo libro. Equilibrato nella sua atroce verità. Mai scontato, spesso commovente.
Personaggi veri e ben disegnati.

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Nadia N. mi ha scritto:

Ci sono testi che quando inizi a leggerli, sai già che ti regaleranno qualcosa che inevitabilmente poi farà parte di te. Alina è uno di questi e subito dopo le prime pagine ho capito che mi avrebbe provocato delle forti emozioni, anche se non immaginavo quanto.

Non è un testo breve, eppure, una volta iniziato, non sono riuscita a staccarmene e l’ho dovuto o voluto leggere tutto di fila.

Mi ha fatta soffrire molto, a tratti piangere, a tratti commuovere ma mai lasciata indifferente.

È indubbiamente una storia molto forte che non può che provocare rabbia e tristezza. Sono le immagini della violenza, dell’ingiustizia, della cattiveria che purtroppo ci circondano, anche quando le ignoriamo, viste attraverso gli occhi di Alina. È il dolore ineluttabile vissuto attraverso la sua pelle, a rappresentanza di tutte le donne che subiscono la prostituzione e che non riescono ad opporsi per i più svariati motivi.

Ma è anche amore, per se stessi, per la libertà che non bisogna mai rinunciare ad avere, nonostante tutto. È speranza e ribellione. Sono davvero molte cose insieme che solo leggendolo, magari a cuore aperto, si possono riuscire a comprendere.

Sono davvero felice di averlo scoperto, perché non sempre capita di avere tra le mani testi meritevoli e credo inoltre che l’autore sia stato davvero bravo nell’immedesimarsi nei panni di una donna, per di più in certe situazioni davvero delicate da narrare.

Consiglio vivamente la lettura di questo libro, non solo perché riesce ad aprirci gli occhi su molte verità scomode e a farci riflettere, nonostante si possa trattare della storia più antica del mondo, bensì perché ci fa comprendere che anche da cose terrificanti si può trarre qualcosa di costruttivo e questo lo trovo davvero un messaggio molto importante, che condivido appieno.

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Stefania P. mi ha scritto:

Innanzitutto, un commento quasi banale: il tuo libro mi è piaciuto molto.

Il parallelo tra prostituzione e schiavitù, filo conduttore del romanzo nonché, purtroppo, metafora fedele della realtà, emerge con forza da ogni pagina; ed è un concetto tutt’altro che scontato, che è anzi giusto ribadire e non dimenticare: difficilmente, infatti, vedendo provocanti signorine ai lati delle strade, ci si rende conto della condizione di sudditanza fisica e psicologica cui queste sono costrette, private di qualsiasi libertà, dignità e speranza di cambiamento. Questa squallida realtà  viene abilmente celata da abiti succinti, trucco pesante e moine seducenti, impedendo di aprire gli occhi sulle organizzazioni criminali che muovono il mondo della prostituzione e suscitando tutt’ al più sentimenti di pietà o addirittura disgusto dettato da un falso moralismo.

Alina racconta in modo verosimile il dramma delle ragazze attirate in Italia con l’illusione di una vita migliore e un lavoro, per poi essere sbattute su un marciapiede private perfino della propria identità. Trovo molto coraggiosa la scelta di narrare la storia in prima persona, non solo per la durezza delle tematiche trattate, ma anche per la difficoltà di farlo assumendo un punto di vista femminile. A mio parere, ci sei riuscito abbastanza bene, anche se hai preferito non osare spingendoti troppo nei profondità nei pensieri e nelle sensazioni di Alina. La tua scrittura fluida e scorrevole, comunque, impedisce di annoiarsi e rende coinvolgente la lettura in ogni suo punto. In particolare, mi hanno colpito l’incontro di Alina con don Bruno e Daniel e la sua fuga dalla schiavitù, quello con lo zio, ormai incapace di qualsiasi cosa, che alla fine riceve il perdono di Alina, e l’inizio di una nuova vita con Daniel, di nuovo a Roma… avrei preferito un maggior approfondimento della psicologia di certi personaggi, come anche di certe situazioni vissute dalla protagonista nel libro (in particolare, la permanenza nella comunità di recupero). Trovo che la ricchezza di episodi, dettagli, dialoghi, renda la narrazione più vivida e contribuisca molto all’immedesimazione del lettore (e cosa c’è di meglio dell’immedesimazione per trasmettere un messaggio attraverso la scrittura?). Ti faccio i miei complimenti, se scriverai qualcos’altro, sarò felice di leggerlo.

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Emanuele P. mi ha scritto:
 
Ciao Giovanni, ho letto oggi il tuo libro nuovo. Non mi aspettavo di certo che la situazione fosse più tenera, però una descrizione così dettagliata fa tutto un altro effetto… in realtà la cosa più atroce è sentirsi tutti complici. A 100 metri da casa mia ci sono spesso prostitute, e le incontro almeno una volta alla settimana tornando da casa di C., dove vado a incontrare il vero amore. Penso che queste schiave stanno lì dietro, e noi viviamo le nostre storie d’amore senza fare niente per loro. 
Con tutto il bene che voglio ai leghisti, non penso che produrre “alternative legali” risolverebbe tutti i problemi.
E dal tuo libro non si capisce bene quale sia la soluzione definitiva…lo stato fallisce, il terzo settore dà una mano, ma sono solo piccoli passi. Da un lato, un investimento solido sulle case famiglia e una politica più accogliente verso gli extracomunitari (molte prostitute sono africane) potrebbero dare un’alternativa a queste donne. Dall’altro, i padroni fanno un tale uso di minacce, ricatti, intimidazioni e rappresaglie che sembra difficile fare qualcosa senza l’uso della forza pubblica…
 
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Cristina Rotoloni mi ha scritto:
Quanto dolore possiamo provare? Quando viene schiacciata la nostra dignità? In che momento viene uccisa la nostra anima? Tutti interrogativi che ci pone il nuovo romanzo di Giovanni Garufi Bozza. La domanda però più diretta è: quando abbiamo smesso di vedere? Il dolore, la distruzione, il dominio, la schiavitù, la morte, la droga, la violenza, la prostituzione. Tutti elementi che fanno parte della nostra vita, che sono dietro l’angolo o semplicemente nella strada di fronte e che abbiamo scelto di non vedere. Restiamo assenti ai gridi anonimi delle vittime. Siamo distratti dalle luci false nei loro occhi e non notiamo il dolore che le attanaglia. Le donne raccontate in questo libro non hanno via di scampo e la colpa maggiore non è dei sequestratori, ma di noi tutti, della gente comune, degli amici, dei parenti, delle istituzioni. Una chiara e aperta denuncia raccontata con sapienza in un romanzo che riesce a vincolare il lettore ad ogni singola riga, ad ogni parola, perché non deve perdere nulla della sofferenza che queste persone sono costrette a subire. A tratti crudo, nudo, dolente, rivela la superficialità e la cattiveria dell’essere umano. 
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Tiziana N. mi ha scritto:
Ho deciso finalmente di scriverti le due righe promesse:
Ho divorato l’autobiografia, non riuscivo a starne lontana.
Alina affronta temi difficili, che ci spaventano, che ci fanno soffrire….
ma è un libro da leggere! Che mi ha rapito…
Mi piace la tua scrittura fluida, chiara e da “artista” non da dilettante!!
L’ho trovato un libro maturo, di un vero professionista che riesce persino a mettersi nei panni di una donna (follia pura :-) )
 
Grazie perché mi ha emozionato e fatto soffrire, piangere e diverse volte persino fatto stare in ansia!!!
 
Ti auguro un cammino ricco di bellissime soddisfazioni letterarie :-D
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Giuliana Borghesiani mi ha scritto:
Ho letto Alina, non l’avrei scelto di mio, non è il genere di narrativa che leggo, non perchè non inorridisca davanti a certe…diciamo schifezze, ma perché certi argomenti li preferisco trattati dall’informazione. sono tragici e mi arrabbio, visto che poco posso fare. A parte ciò è un libro avvincente, scritto bene (finalmente, amo la parola e non sopporto quando la storpiano), un pugno nello stomaco come da ragazzina per me sono stati i libri di B. Traven, roba da imbracciare il mitra, se fossi amante delle armi.

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Chiara Babocci mi ha scritto:

Piccolo pensiero su questo libro, finito di leggere da poco:
Grazie all’autore che scrive magnificamente di un tema così delicato e dimenticato. Descrive scene tragiche, sofferenze inaudite con una grazia tale che anche le scene più crude ti fanno andare avanti. Un libro denuncia che da riflettere e fa venir voglia di fare qualcosa. Ho pianto insieme ad Alina, ero arrabbiata e confusa come lei. L’empatia dell’autore è formidabile, considerando che si tratta di un uomo.
Complimenti. Lo consiglio a tutti, specie a chi si gira dall’altra parte.

–> Continua a leggere sul blog di Chiara 

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Alberta M. mi ha scritto:

Ho letto il tuo romanzo Alina con l’urgenza di un giallo, per scoprire il più presto possibile come andava a finire e sapere quali abissi si possono raggiungere, quanti tradimenti, quante umiliazioni, quanto dolore può sopportare un essere umano, continuando apparentemente a vivere. Sono rimasta amareggiata e ho provato un senso di impotenza di fronte al cerchio di corruzione, omertà e collusione che legano malavita,  forze dell’ordine e/o istituzioni, almeno in alcuni casi.

Vuoi sapere se mi sono emozionata? Ebbene, sì.

La parte del romanzo che mi ha procurato più reazioni va dalla partenza di Alina da Praga al suo incontro con Don Bruno. Praticamente tutto! A questo punto ho una domanda da farti: la dolcezza dei modi dello zio di Alina è talmente stucchevole, viscida e nauseabonda e fuori luogo che mi chiedo se bisogna diffidare della dolcezza. Ed ho una curiosità: perché la figura di Marco è così poco scavata. In fondo è lui la causa di tanto dolore e distruzione.

Comunque il romanzo mi è piaciuto molto  e sono pronta a leggere tutto quanto vorrai scrivere. Un abbraccio affettuoso, alla prossima lettura

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Stéfanie B. mi ha scritto:
Volevo farti i complimenti sia per Selvaggia che Alina, quest’ultima mi è entrata nel cuore, anche se mi ha fatto passare due notti insonne, con brutti incubi, ma non leggere la sua storia (così ben scritta tra l’altro) sarebbe stato peggio. Avrei tantissime cose da scrivere per le mille emozioni provate e anche per la mia esperienza di vita (la presenza dello psicologo è stata per me salvifica) ma in poche righe non si può fare.
Ti faccio tutti i miei complimenti ancora e chissà che non ci si incontri prima o poi
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Laura B. mi ha scritto:
Ho letto il tuo Alina e ti rinnovo ancora i miei complimenti per lo stile di scrittura e soprattutto per come hai reso le emozioni della protagonista e di tutti gli altri personaggi!!! In molti punti è molto crudo ma deve essere tale per descrivere la realtà che la protagonista si trova suo malgrado ad affrontare!! Complimenti ancora!
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Anna Cibotti mi ha scritto:
ALINA perde i suoi sogni di adolescente e viene brutalmente a contatto con la la più infame delle condizioni; prostituzione prima, e droga poi.

L’autore non ne lesina i particolari sconvolgenti e ne fa un diario di vita pieno di triste e disperata alternanza di speranza e rassegnazione.

Un romanzo che è una denuncia di come tante ragazze come ALINA cadano nelle mani di uomini senza scrupoli, contando e illudendosi di vivere una vita migliore.

Dopo SELVAGGIA, ancora una volta, l’autore parla dell’universo femminile e della sua personalità complessa, incompresa o mortificata.

–> Continua a leggere sul Blog di Anna

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Manuel P. mi ha scritto:

Mi è molto piaciuto e mi sono molto affezionato ad Alina. è un romanzo che mi ha toccato e a volte pure commosso. Pensa che l’ho letto in soli 3 giorni! Comunque tanti complimenti. L’episodio che mi ha toccato più di tutti è stato quando Alina scopre di essere stata imbrogliata da Marco, hai presente quell’episodio in bagno quando le cade la borsa? Credo che nella vita, scoprire di essere stato imbrogliato in quel modo, sia una delle cose peggiori. Lei che pensava di andare verso un futuro migliore, scopre nel modo peggiore che sta per andare verso l’inferno, è terribile! Non oso immaginare a quante donne capiti tutto questo.

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Francesca Illiano mi ha scritto:

Ho appena letto l’ultima pagina di Alina. Sei ore di filata, tutte in un fiato. Una sorta di istinto, di sesto senso mi aveva trattenuta dall’iniziare la lettura fino ad oggi. Poi ho guardato il calendario e ho capito cosa aspettavo: la data che avesse un valore simbolico per questa lettura. La festa della liberazione. Non potevo scegliere giorno migliore per scoprire la storia di Alina. La storia della ricerca della libertà. Una volta iniziato il libro non puoi più fermarti. Catapultata nel vortice di orrore e degenerazione ne sei irrimediabilmente attratta e l’unico appiglio per la mente è la ricerca di un finale che ristabilisca l’ordine nelle emozioni. L’ansia di leggere è quasi legata alla possibilità del lettore di salvare quella vita. Non riesci ad abbandonare quella giovane donna prima di saperla in salvo. Mi ha stupito l’incredibile somiglianza della tua storia con la mia (Irina), la qual cosa suggerisce due possibilità : o siamo maledettamente scontanti entrambi, oppure, ed io propendo per quest’ultima, abbiamo lo stesso sguardo nell’osservare il mondo. Hai suscitato indignazione, rabbia, e cosa più importante per te come scrittore, mi hai lasciato il desiderio di combattere e cambiare le cose.

Grazie infinite per averci regalato il tuo scritto, ed i miei più sinceri complimenti.

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Rosanna Fiorino mi ha scritto:

Quando ho aperto la busta era ora di cena, così mi sono detta: leggo solo l’inizio e poi continuerò con calma.

Bel proposito fallito miseramente… :) Sono stata catturata subito dalla vicenda e ho finito il libro in meno di 24 ore.

La vicenda narrata nel romanzo è molto dura. Il tema trattato è quello della prostituzione e dei maltrattamenti inaccettabili che subiscono le ragazze sfruttate per finire sul marciapiede.
Già nell’introduzione Giovanni avvisa i lettori: la storia è dolorosa e ci sono paragrafi pieni di violenza e sofferenze. Tenuto conto di questo mi sono avventurata nella lettura con profondo rispetto.

–>Continua a leggere sul blog di Rosanna

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Carola C. mi ha scritto:

Quando scelgo un libro è come tracciare una linea o meglio proseguire una traccia…
sento subito se sarà un viaggio pregno d’emozioni e con Alina così è stato…
Scorrevole, intenso, emozionante semplice come se tu stessi raccontando a voce la tua storia, sembra una banalità, ma questo è il mio sentore, ma quando ti trovi a dover mangiare pagine una dietro l’altra senza accorgerti che il tempo scorre e ti senti presa, coinvolta, impastata in quegli eventi, io lo ritengo semplice proprio per il capolavoro di scrittura che mi ritrovo tra le mani.
Non vedevo l’ora di girare le pagine, di sfiorare un altro capitolo della vita di Alina…
non ti nascondo che ho pianto con l’anima mia nel leggere quel dolore!!! Ho pianto lacrime x sentire la disperazione, la perdita di identità, l’umiliazione di donne nelle mani di un destino crudele, nelle mani di uomini senz’anima…
Poi un salto al cuore e un sorriso inaspettato per aver ritrovato Daniel!!!
Ma sai che sorpresa che bello quel filo rosso che riconduce un personaggio dentro ad una nuova storia, mi è piaciuto un sacco, perché credo che avere un aggancio così, ti riporta a un vissuto, ti riporta a ricordare, ti riporta a scoprire quale vita il personaggio precedente, ha vissuto e vive… bello, bravo, una genialata!!!

E ho trovato Alina di un coraggio di una determinazione nel continuare la lotta per la sua libertà e non solo per lei, ma mettendosi a rischio anche per le altre donne di sventura.
Mi è piaciuto incontrare Adorno, e concordo appieno, credo ed è un mio pensiero, che il dolore, una volta amico, possa rappresentare il mezzo per ritrovare pace, per ritrovare sentore, per ripulire vita e scoprire quel fiore, che anche in una crepa di sasso, può fiorire…
mi è piaciuto vedere come nel dettaglio chiarivi il senso di alcune parole, CIE,  xenofobia, resilienza…sopravvivere al male che ti è stato fatto…
quando in quel che leggi trovi riferimenti, senso di parole o nel tuo caso, e qui per te è un valore aggiunto, dare degli accenni e risvolti da psik… bhe tutto ha più valore…dai la differenza
Bene potrei star qui a scriverti tanto altro, ma non mi sembra giusto, in questo caso perderebbe di semplicità, quella cosa a cui io credo molto….
perciò bravo Giovanni per averci regalato un capolavoro, ma la cosa più importate, avermi emozionata nel leggere un dolore, ma che poi si è trasformato in un bellissimo fiore…mai chiudere gli occhi, mai mollare, mai abbandonare la lotta e con coraggio sempre, e poi sempre, ascoltar l’anima propria, per poter sentir con gli altri, profumo di vita.

 

Con tutto il mio affetto Càrola

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Simone Pavanelli mi ha scritto:

Ho deciso di scrivere subito una recensione a caldo dopo aver finito di leggere questo romanzo, perché mi sembrava giusto nei confronti dell’autore. Non oso pensare a l’enorme lavoro che c’è stato dietro quest’opera durante la sua stesura, so solo che l’autore è riuscito, nel mio caso, non a farmi leggere un libro, bensì a farmi parlare direttamente con la protagonista. Iniziato ieri e finito oggi (ho voluto far riposare la povera Alina), ogni pagina era come stare davanti alla diciassettenne citata nel romanzo mentre mi racconta la sua vita. Difficile trovare autori che ti fanno sfogliare le pagine automaticamente per saperne di più, com’è difficile immedesimarsi nel personaggio principale da parte di un uomo. Ho apprezzato moltissimo l’inserimento di un personaggio chiave del precedente romanzo (Selvaggia), che ha caratterizzato enormemente il racconto dandogli quel non so che di particolare. A Giovanni vanno tutti i miei sentiti complimenti per un romanzo che sancisce inequivocabilmente il suo passaggio da autore a SCRITTORE. Mi auguro che Alina possa leggerlo chiunque, per capire bene chi siamo o chi pensiamo di essere.

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Daisy R. mi ha scritto:

E’ un libro che ho letto tutto d’un fiato, con estremo interesse e particolare attenzione, questo di Giovanni Garufi Bozza. 

Ho seguito, con sincera partecipazione e apprensione, il suo dramma, che è il dramma poi di tantissime giovani, attirate in questo Paese dal miraggio di una vita migliore, per poi ritrovarsi a battere sul ciglio di una strada, confinate in veri e propri lager, vessate, stuprate e terrorizzate dai loro aguzzini per i quali sono solo bestie da domare, azzerandone la volontà, merce di scambio e di lauti guadagni.

–>Continua a leggere su scrittura-mania.it

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Antonella L. mi ha scritto:

Ho letto il libro praticamente ieri pomeriggio e notte.
Innanzitutto volevo farti i complimenti per il coraggioso tentativo di descrivere in prima persona una vicenda così cruda e delicata cercando di immedesimarti nella sensibilità di una donna…che non è per niente facile.
Hai una scrittura leggera e scorrevole, altrimenti non lo avrei letto in così poco tempo. Il tema affrontato è molto impegnativo e ridurlo a una storia che deve rispettare dei limiti anche di lunghezza lo penalizza un po’. Ma come ho detto prima lo hai affrontato con coraggio e maturità…credo che in questo ti siano stati d’aiuto i tuoi studi e il tuo lavoro. In fondo se ti fossi dilungato troppo per rendere più giustizia a questo argomento avresti reso il libro troppo pesante da leggere anche per il lettore più comune.
Da donna posso dirti – come ben già sai e hai precisato tu stesso – che dal testo non riesce ad emergere veramente quella che può essere la rabbia, l’agitazione, l’odio e la perdita di sé stessi che provano le donne che vengono violate in quel modo contro la propria volontà.
Se da un lato questo può sembrare una pecca, dall’altro secondo me è un pregio. Credo che se veramente tu fossi riuscito ad immedesimarti fino in fondo nell’animo di quelle donne, e avessi reso appieno questi sentimenti nel tuo libro, la maggior parte dei lettori lo avrebbero chiuso dopo le prime pagine. In questo modo il lettore può tenere il distacco necessario per arrivare fino in fondo.
L’epilogo positivo della storia e il carattere indomabile della protagonista che ogni volta si rialza e va avanti, mi sono piaciuti perché sono una luce di speranza in una vicenda come questa dove la maggior parte delle storie, nella vita reale, credo non abbiano un lieto fine.
 

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Eleonora S. mi ha scritto:

Complimenti a te che ti sei emozionato nello scriverlo, come io mi sono emozionata nel leggerlo!!!!

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