Ti regalo un grande: Gatsby ;)

Gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgiastico che anno per anno
indietreggia davanti a noi. Ci è sfuggito allora, ma non importa: andremo
più in fretta domani, allungheremo ancora di più le braccia… e una bella
mattina…
Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa
nel passato.

il-grande-gatsby-famosa-copertina-del-libroCaro Visitatore,

recentemente ho (finalmente) letto il Grande Gatsby di Fitzgerald e anche questa volta potrò inviartelo in dono tramite newsletter. Quindi, se non sei ancora iscritto, ti stai perdendo un altro classico in regalo. 😉

Mi sono avvicinato a questo libro con un po’ di perplessità, non avendo un grande interesse per il contesto americano dei primi del novecento.

Eppure, mi ha appassionato.

In primis per lo stile, le descrizioni che Fitzgerald riesce a inserire in poche righe sono appassionanti: Nei suoi giardini azzurri, uomini e donne andavano e venivano come falene fra bisbigli, champagne e stelle (…) il frizzante profumo delle giunchiglie e quello spumeggiante del biancospino e dei fiori di prugna, e il pallido profumo dorato del caprifoglio.

I colori, gli odori e i sapori vengono accesi dai paesaggi, ma spenti nella descrizione dei personaggi, siano essi protagonisti o semplici comparse: un bambino italiano, grigio e smunto, stava disponendo alcuni petardi in un solco lungo le rotaie (…) un vecchio dai capelli grigi (…) un uomo sui trent’anni, biondo-paglia, massiccio, dalla bocca dura e dai modi altezzosi. Due occhi lucidi e arroganti (…) e via dicendo. Un contrasto niente male tra contesto e personaggi, che mi sembra dirla lunga sulla concezione di uomo dell’autore.

La narrazione viene affidata a Nick Carraway, vicino di Gatsby, una persona che mi è entrata in simpatia da subito: ho la tendenza a evitare i giudizi (…) l’evitare i giudizi è forma di speranza infinita (…) Ciascuno si sospetta  dotato di almeno una delle otto virtù cardinali, e ecco la mia: sono una delle poche persone oneste che io abbia mai conosciute. (…) “Ho trentanni” dissi. “Ho cinque anni di troppo per mentire a me stesso e chiamarlo onore.” (Genio!)

E veniamo all’affascinante protagonista, Gatsby, affascinante perché reso multiforme, contraddittorio, e avvolto nel mistero da Fitzgerald. Vive in una villa maxi-lusso, da solo, una villa sempre piena di feste , di luci, di colori, di musica e di invitati. Fitzgerald fa una lista di tre-quattro pagine per citare tutti coloro che erano soliti presenziare alle feste del protagonista, talmente lunga che vien da sbattere la testa contro il muro dalla noia…

Partendo dal contorno di Gatsby, mi sono fatto l’idea di un uomo narciso, bisognoso della presenza della moltitudine per affermarsi, ma l’autore frega ben benino il lettore, mettendo in scena un protagonista che non è all’altezza della leggenda, con uno carme tradito dall’incertezza, dal nervosismo, e dalla goffaggine. E presto si scopre che tutto il baraccone di feste, luci e colori messo su da Gatsby non è altro che un modo per impressionare la donna da sempre amata (nonché già sposata): Daisy. Un circo che crolla al primo disappunto di lei per queste feste, ed ecco che la villa si chiude in un silenzio agghiacciante.

Cosa distanzia Daisy (e il marito antipatico Tom) da Gatsby? Esattamente la distanza incolmabile che esisteva nei primi del novecento tra i nati ricchi e i nuovi ricchi, i self-made man, coloro che avevano approfittato delle enormi possibilità dell’america per guadagnare (in modo lecito o non lecito, come si vedrà con Gatsby). Nascere ricchi, non è cosa da poco, è l’unico lusso che un self-made man non può acquistare, e i nati ricchi lo sanno bene, nel loro snobismo aristocratico, nel loro spirito di casta.

downloadE che linearità tra il senso di rivalsa di Gatsby e quello del suo autore. hO ritrovato in rete dei suoi scritti in cui citava l’unica chiave per entrare a far parte del club esclusivo dei nati ricchi: il successo. Qualunque cosa pur di piacere, scriverà Fritzgerald alla moglie, pur di essere rassicurato che non ero solo un uomo con un po’ più di genio ma che ero un uomo di grande successo.

Qualunque cosa pur di piacere, mi ricorda qualche emergente… ma andiamo oltre. 😀

Una serie di eventi, che non sto qui a narrarti, chiuderanno un tragico sipario sulla vita di Gatsby. L’uomo che riempiva la sua villa di sfarzo e di persone, avrà un misero funerale, circondato da poche persone, praticamente solo, con grande stupore e rabbia di Nick.

La sua rivalsa sarà nelle parole di Carraway/Fritzgerald, che lo riscatteranno sottolineando la sua differenza con Daisy e Tom: Erano gente sbadata, Daisy e Tom sfracellavano cose e oggetti e poi si ritiravano nel loro denaro e nella loro ampia sbadataggine o in ciò che comunque li teneva uniti, e lasciavano che altri mettessero a posto il pasticcio che avevano fatto (…) Gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgiastico che anno per anno indietreggia davanti a noi. Ci è sfuggito allora, ma non importa: andremo più in fretta domani, allungheremo ancora di più le braccia.

Paesaggio/uomo, West/Est, self-made man/nati ricchi: i contrasti che questo libro dipinge in maniera impeccabile.

Martedì prossimo nella tua mail,  buona lettura 😉

 GGB

 

 

 

FacebookCondividi