La mia radiointervista a Marco Emilio Boga, autore di “Ad un passo tra la mente e il cuore”

Ad un passo tra la mente e il cuoreCaro Visitatore,

nella terza puntata di Crisalide intervisteremo un giovane poeta, Marco Emilio Boga, che ha all’attivo già tre sillogi poetiche.

Insieme a noi presenterà l’ultima di queste tre, Ad un passo tra la mente e il cuore.

Assieme a lui parleremo dello spazio che occupa il poeta, un limbo sospeso tra razionalità e irrazionalità, tra ragione ed emozione, dove una lente privilegiata permette di prendere il noto e donargli un nuovo significato.

Per noi, Marco Emilio leggerà Anima, la poesia più rappresentativa della silloge, che se vogliamo rappresenta anche quel limbo citato poc’anzi, lo spazio equidistante (o equamente vicino) tra la mente e il cuore.

Le musiche di sottofondo sono, come sempre, di Sergio Di Giangregorio.

Buon ascolto!

 GGB

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Un commento alla silloge “Le identità del cielo”, di Michela Zanarella

le-identita-del-cielo-l-ottava-pubblicazione-di-michela-zanarellaCaro Visitatore,

Non è facile commentare una silloge, quando la firma è quella di Michela Zanarella.

E ancor più non è semplice se sei il primo a commentare le sue poesie e a ricevere in dono la sua ultima silloge, L’identità del cielo.

Non è poi semplice se la poesia la mastichi poco, se sai cogliere solo la musicalità della poesia e non gli aspetti più tecnici.

Quindi inizierò dicendo questo. Quando Michela mi ha donato la sua silloge alla Fiera del Libro di Roma, è come se mi avesse dato un paio di occhiali dalle lenti bianche. Sono uscito fuori, e indossandole ho potuto scorgere tra le pieghe del cielo delle immagini indefinite, che a poco a poco ho potuto toccare con mano. Scorrendo le sue parole, ti accorgerai di poter toccare l’empireo con l’anima.

La silloge di Michela, come tutte le sue sillogi, va letta più volte, e da più direzioni. Occorre scorrere ogni poesia con gli occhi, per sentirne la musicalità, e poi rileggerla una seconda volta, per coglierne le sfumature e sentire vibrare l’anima.

Va scorsa da sinistra a destra, ma anche una seconda volta al contrario, e poi una terza, una quarta… va aperta a caso, in diversi momenti della giornata e della settimana.

Ci saranno quelle poesie dove percepirai un guizzo dell’anima. Va a percezione, infatti, è l’anima che ti avvertirà quali sono i nodi più
delicati per te, vibrando al contatto degli occhi con le parole.

Ascoltando l’anima ho trovato le poesie che più l’hanno fatta vibrare. La prima nell’ordine è stata Nelle stoffe di un quartiere (Monteverde). Ho avuto una piacevole sorpresa, ritrovando la stessa poesia che Michela lesse in esclusiva nella ventesima puntata della scorsa edizione di Crisalide, dedicata al libro di Giuseppe Lorin. Se vuoi ascoltarla dalla sua voce, puoi cliccare qui.

Ma ho trovato molto di più. Non potevo non soffermarmi più volte sulla poesia Emozioni, dove Michela trasmette la loro storicità:

Le emozioni hanno radici / come la storia / il colore ed il nero / in un ripetersi dell’esistenza. / Maturano come i frutti / alle stagioni / in un brivido / che s’aggrappa alle caviglie /del tempo. / Passano nelle arterie e oltre / come il fiume / e la sua sponda, / a tramare lo sconfinare.

E poi, forse da buon cattolico, l’anima si è arrestata a contemplare la poesia Ogni Croce:

Ogni Croce è l’eco del tuo sangue/ ed il tuo sangue, Signore, / ha urlato amore a tutte le razze / ha perdonato l’inferno e le forche. / Ancora ci parli dai prati e dal destino. / Nelle vertebre del tempo / oltre la volontà dell’aria / hai pietà e gentilezza / dei nostri midolli./ Sei altra vita dentro ai cieli, / carne di luce, uomo /che chiede all’uomo / di ascoltare.

 Una piccola preghiera che assume il valore di un salmo, che richiama il concetto su cui si basa il Cristianesimo: il tuo sangue, Signore, / ha urlato amore a tutte le razze, e invita l’uomo a vedere ogni croce che portiamo appresso come un atto di amore, che aiuta ad avvicinarci all’Onnipotente.

Potrei riportare anche le bellissime parole che Michela dedica ad Alda Merini, Accanto ad una poesia, o ancora Sognando l’infinito, ma sarebbe un riportare togliendo spazio alla mia personale impressione.

Michela ZanarellaLa poesia di Michela è da conservare nella propria libreria, nella sezione Poeti (e non emergenti), da riprendere di tanto in tanto, da sottolineare, da assaporare. In ogni momento della tua giornata o della tua vita, l’anima vibrerà per parole diverse, per immagini diverse che Michela ha tessuto insieme, e come musica sa donare al tuo cuore.

Le identità del cielo, quelle stesse che puoi contemplare, indossando le lenti che le parole di Michela Zanarella.

Michela Zanarella, è autrice di poesia, narrativa, testi teatrali, supporto stampa di ELFA Promotions, realtà di promozione artistica.  Nata a Cittadella (PD) vive e lavora a Roma, dove svolge la sua attività collaborando con varie testate giornalistiche on web.

Ha pubblicato otto libri “Credo” , “Risvegli”, “Vita, infinito, paradisi”, “Convivendo con le nuvole”, “Sensualità”, “Meditazioni al femminile”, “L’Estetica dell’Oltre”, “Le identità del cielo”. Ha ottenuto diversi riconoscimenti nazionali ed internazionali.

 

 

 

La mia recensione a “Il ladro di anime”, di Roberto Paradiso

947003_10200754171930383_2146198830_nCaro Visitatore,

da piccoli e brevi scambi su facebook si conoscono varie persone, che spesso si fermano a lasciarti un mi piace sulla tua fan page. Capita allora di contattarli e di fare qualche scambio di battute, scoprendo che sono degli autori di testi notevoli.

E’ il caso di Roberto Paradiso, che mi ha segnalato il suo racconto Il ladro di anime, disponibile gratuitamente sulla rete. Incuriosito, l’ho scaricato e ho inaugurato con esso la lettura attraverso il kobo (ebbene sì, mi sono modernizzato, pur continuando ad avere una passione per la carta… ma sono anche ecologista, dunque continuo ad approvare gli e-book, pur non vedendoli in competizione con le brossure: aggiungono qualcosa, non tolgono… perdona la piccola chiosa!) :D

Ebbene, proprio di tecnologia ci parla Il ladro di anime, con un racconto dove i sentimenti si vanno ad incrociare con le possibilità che l’incerto futuro potrebbe riservarci.

Ora, il racconto è gratuito e disponibile sulla rete, non credo ti serva che ti faccia il riassunto di sedici pagine per incuriosirti, vero? Passo dunque subito alle impressioni.

Il modo di scrivere di Roberto mi piace, è fluido e scorrevole e la storia coinvolge non tanto per la trama ma per i sentimenti che trasmette: emozioni umanissime, paura, amore, coraggio, in un contesto di fredde macchine o meglio di una macchina in particolare, capace di diventare quasi umana, deprivando l’uomo della sua parte più intima, l’anima.

Faccio un’altra piccola chiosa, il racconto di Roberto mi ha fatto ripensare all’antica disputa dei filosofi, che si chiedevano dove risiedesse l’anima umana. La concezione cartesiana la poneva nel cervello e nello specifico nell’unica ghiandola che univa due emisferi morfologicamente simili (ma con funzioni diverse): la ghiandola pineale. Il progresso biologico ha dimostrato che l’anima non è lì, dato che gli split half (pazienti “dal cervello diviso”, operati per tumore alla ghiandola) riescono a vivere e ad avere coscienza, senza neanche accorgersi dell’assenza di questa porzione ponte del cervello.

Torno al ladro di anime, segnalando la bellezza di un finale che rappresenta il trionfo dell’amore, che diventa vera e propria essenza, nato da una macchina e dall’unione congiunta di due esseri umani.

Non so quale sia la finalità di questo racconto per Roberto, se sia un elogio dell’amore o l’ipotesi di un futuro possibile. Io ho letto come messaggio un’avvertenza: man mano che il nostro mondo progredirà tecnologicamente, dovremo sempre tenere presente la componente fondamentalmente umana che ci caratterizza.

La tecnologia è bella, apre possibilità eccezionali, allunga la vita, migliora gli agii, ma le macchine sono fredde, non hanno sentimenti propri, possono solo arrivare a somigliarci, e chissà se un giorno arriveranno a farlo per sentimenti, emozioni e sensazioni (mi viene in mente il film The bicentenary man, con Robin Williams). Anche qualora arrivassero a farlo, sarebbero comunque impulsi creati da file, copie della nostra originalità. L’avvertenza è dunque di seguire la tecnologia, senza perdere di vista il nostro intimo e le sensazioni che solo in presenza reale dell’altro possiamo provare.

Le macchine ci aprono alla comunicazione, moltiplicano il dialogo, ma l’amore, l’amicizia, la passione, le possiamo provare solo in presenza viva e vera dell’altro. Le macchine, in fondo, per quanto moderne, non potranno mai arrivare alla specialità costituita dall’uomo ;)

Un grazie a Roberto, per aver condiviso questo toccante racconto con me, e un consiglio a te, Visitatore, per una breve e bellissima lettura.

Buon proseguimento!

GGB