La mia recensione di “Creature di un giorno”, di Irvin D. Yalom

Siamo tutti creature di un giorno; colui che ricorda e colui che è ricordato. 

(Marco Aurelio)

 

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oggi voglio parlarti di un libro e di un autore capaci di toccare il cuore, Creature di un giorno e di Irvin D. Yalom, psichiatra e autore di diversi testi, tra cui La cura Schopenhauer e Le lacrime di Nietzsche.

Dieci casi di psicoterapia seguiti da Yalom, con grande maestria, che toccano i temi più profondi dell’animo umano, la morte, la malattia, l’amore…

Il Chicago Tribune ha definito questo testo un libro in cui il terapeuta è un poeta, e la terapia un’arte. E mai definizione fu più adeguata. Yalom porta il lettore dentro le emozioni e soprattutto dentro la relazione terapeuta-paziente, una relazione trasparente, pura, reale, vibrante, dimostrando che la psicologia non è mera scienza della mente, ma scienza della relazione.

Yalom accoglie la persona nella sua interezza, nel suo essere globale, senza approcci precostituiti, freddi, comportamentali, senza diagnosi -etichette, ma con un approccio olistico che rispetta l’Altro, il proprio essere terapeuta, e lo spazio e il tempo che passa tra loro: la relazione.

Esiste un paradosso, che Yalom cita, e che attiene al processo psicoterapeutico: il cliente sembra diventare dipendente dal terapeuta, per aprire relazioni sane fuori dal contesto terapeutico. Diventa dipendente da un contesto sufficientemente buono, per dirla con Winnicot,  accogliente, capace di rispettarlo e di renderlo, alla fine, indipendente dal contesto stesso. Un utero capace di farlo rinascere. Se riesco a creare un ambiente genuino e accogliente, i miei pazienti troveranno l’aiuto di cui hanno bisogno, spesso in modi meravigliosi che non avrei potuto prevedere o persino immaginare.

Ed esistono insegnamenti utili ai terapeuti, che le scuole di psicoterapia non insegnano e che nascono da un’esperienza pluriennale e da una capacità dell’autore di passarle in modo umile e semplice. Ancora una volta mi sentivo pieno di umiltà al cospetto dell’infinita complessità della mente umana.

Yalom ha più di ottanta anni, e l’arrivo della fine della vita è ben presente nel suo processo terapeutico e nei suoi scritti: faccia presto a ricontattarmi, si ricordi la mia età. Eppure la visione della morte diventa risorsa per le sue terapie, la morte inizia con la vita una danza, diventa un opposto indissolubile dalla vita stessa, una risorsa fondamentale per ricordarsi di vivere appieno il proprio essere.

E’ un libro che consiglierei a tre categorie di persone.

Ai terapeuti inesperti, che Yalom cita spesso. E credo che, al pari di un uomo di più di ottant’anni, con la sua umanità e professionalità ed esperienza, meravigliato ancora dalla complessità e unicità dell’uomo, rispettoso dell’Altro e della relazione, possiamo considerarci con grande umiltà tutti terapeuti inesperti.

A chi porta dentro una sofferenza, in particolare un lutto e una perdita, perché il vero punto di forza di Yalom è la profonda umanità che restituisce dignità e calore all’individuo nel suo essere in divenire, lima gli spigoli duri dell’esistenza. Conosco persone che hanno subito lutti dolorosi che hanno ritrovato il sorriso nel leggere i suoi scritti.

A chiunque voglia riflettere sulla vita e sull’uomo, in tutte le sue sfaccettature.

 GGB

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