La mia recensione di “A muso duro”, di Giorgio La Daga

Caro Visitatore,

Ho letto A muso duro, libro di racconti di Giorgio La Daga. Quando mi ha contattato per chiedermi una recensione, mi ha colpito la sua biografia, estremamente sincera, non costruita.

Il libro, purtroppo, non mi ha impressionato, nonostante la brevità ho faticato a leggerlo. I racconti sono spesso autoreferenziali, si percepisce un continuo e malinconico ricordo del passato, a tratti delicato, da cui però il lettore sembra costantemente escluso.

Quando manca l’autoreferenzialità, spuntano invece racconti che non vanno in profondità, affrontando temi, come lo stupro, con una dialettica che pare la descrizione di un copione, la traccia di una storia che non è storia, che non ha le emozioni per esserlo e per coinvolgere il lettore.

Giorgio accarezza i suoi pensieri e le sue storie con un tocco che ha poco ritmo. Lascia tanto a lui, ne sono certo, ma poco al lettore, che si perde tra le righe, desidera lasciare la lettura libro.

Ho francamente dovuto chiudere e riprendere la lettura più volte per non abbandonare il libro per noia. Ho sperato che il ritmo crescesse di intensità, che non si passasse di palo in frasca, lasciando come uniche costanti la malinconia di fondo e l’eccesso di descrizioni, che pongono il lettore in disparte, a chiedersi perché stia entrando in un privato altrui.

Tra una narrazione e l’altra si trovano alcune poesie  (tra cui quella che dà il nome alla silloge) che somigliano più a pensieri prosaici, spesso riempiti di luoghi comuni.

Il narrato, di cui andrebbe rivista d’accapo l’impaginazione e il rispetto delle maiuscole a inizio dialogo, è pieno di frasi dirette, con poche costruzioni subordinate. Troppo semplicistico e poco accattivante, eccetto che in alcuni passaggi, troppo rari per far appezzare il tutto.

Eppure c’è un quid nel tutto, che mi ha convinto ostinatamente a tornare al libro per terminarlo. Lo stesso quid della biografia di Giorgio. Non so dirti cosa sia, forse la delicatezza con cui traccia i suoi pensieri. La stessa con cui, lavorando sullo stile e pensando al lettore mentre scrive, può creare narrazioni capaci di arrivare al cuore di chi legge, senza escluderlo.

Da ultimo, non ho capito il senso del gatto in copertina.

Non consigliato, ma nemmeno sconsigliato. Resto a disposizione, nei commenti, per eventuali confronti con altri lettori di A muso duro.

 GGB

Se l’articolo ti è piaciuto, regala un like ai miei romanzi:

Create your own banner at mybannermaker.com!

Create your own banner at mybannermaker.com!

FacebookCondividi

2 pensieri su “La mia recensione di “A muso duro”, di Giorgio La Daga

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>