Sempre caro mi fu “Il giovane favoloso”

La nostra ragione non può assolutamente trovare il vero se non dubitando;

ella si allontana dal vero ogni volta che giudica con certezza;

e non solo il dubbio giova a scoprire il vero,

ma il vero consiste essenzialmente nel dubbio,

e chi dubita sa, e sa il più che si possa sapere.

(Leopardi, Lo Zibaldone)

 

Caro Visitatore,

qualche giorno fa sono finalmente riuscito a vedere Il giovane favoloso, prima che lo togliessero dalle sale cinematografiche.

Ecco, i versi che vengono decantati nel corso del film mi convincono che parlare di Leopardi sia un’impresa talmente ardua che non sono neanche lontanamente degno di farlo. Chi ha scritto e diretto il film lo è certamente di più.

Dunque non mi soffermerò sugli errori biografici fatti né sul calcare sull’ambiguo rapporto padre-figlio tra Monaldo e Giacomo (quando cresci un genio, consapevole che lo sia, devi fare i conti col fatto che prima o poi si libererà di te e andrà per la sua strada, perché non è la tua proiezione).

Non mi soffermerò sul continuo sottolineare l’infelicità, la depressione, e il pessimismo (individuale prima e cosmico poi) di Leopardi, anche se sono stato sempre convinto, nel mio piccolo, che fosse più vitale di quanto i posteri raccontano.

Non mi soffermerò su una presunta omosessualità accusata dal film attraverso una transessuale (uso volutamente un termine moderno) né sulla famosa impossibilità di avere rapporti con sesso opposto per la sua bruttezza (è risaputo che Leopardi praticasse l’onanismo, ma questo il film non lo racconta).

Mi soffermerò invece su quello che mi ha fatto vibrare maggiormente durante la visione, ovvero l’interpretazione di Elio Germano. Checché se ne dica, mi ha fatto dimenticare il suo nome, mi ha messo magistralmente davanti Giacomo Leopardi, con un’espressività incredibile. Mi ha coinvolto con quella scintilla che Giacomo aveva dentro, che lo ha reso il più importante poeta italiano degli ultimi due secoli.

Ho visto, nei suoi occhi, il riflesso del mondo visto da Leopardi. Il nano e il gigante che si incontrano, il nuovo e l’antico, in un contrappunto  musicale che è uno degli elementi più interessanti della narrazione  e che accosta Rossini alla musica elettronica del tedesco Sasha Ring (alias Apparat) e al brano Outer del canadese Doug Van Nort.

Ti racconteranno che l’interpretazione è riuscita grazie a una vaga somiglianza fisica, ma non è vero: Elio Germano ha vinto questa sfida perché è riuscito ad accostare la sua anima a quella tanto tormentata di Giacomo Leopardi.

Chapeau.

GGB

 

FacebookCondividi

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>