La mia recensione a “Desirée Perlite”, di Paola Farah Giorgi

Caro Visitatore,

oggi ti parlo di Desirée perlite, romanzo di Paola Farah Giorgi.

Desirée perlite è un delicato e sensuale intreccio d’amore vissuto da due ragazze, Delice e Lara, bruscamente interrotto dall’incontro casuale di Delice con un fascinoso professore di liceo, Gregorio Minetti, col quale vivrà un legame dei sensi torbido e drammatico impregnato di sudditanza psicologica e umiliazione. Ma Desirée perlite, oltre le vicende narrate, è soprattutto una storia dove Sesso e Dio s’incontrano senza opporsi, dove  Perversione e Preghiera procedono fianco a fianco, dove la Dimensione Invisibile dell’esistenza compenetra la vita in modo naturale con uno sguardo di saggezza e comprensione sulle umane vicende e sugli inevitabili errori. 

E’ un romanzo che ho apprezzato molto, che mi ha accompagnato nelle serate, prendendomi per mano e accompagnandomi nelle belle strade di Genova. Un gioco di luce, Genova, come sempre. Chiaro scuri, taglienti, affilati. (…) Con il profumo di gemme che  arriva dalla campagna e in prossimità del mare si impregna di salino. (…) Il riquadro di mare s’intravedeva in lontananza fra le antenne, ormai unto di cielo nelle sfumature viola di un tramonto inoltrato.

Tutta la storia si snoda tra questi chiaro e scuri della vita umana, in una dimensione quasi sospesa, su una linea di confine dove spiritualità e sesso sembrano toccarsi. E’ un romanzo che descrive il grigio dell’essere umano, nelle sue luci ed ombre, ma la sua originalità è proprio nel riuscire a restare in una dimensione borderline, senza mai cadere nella totale luce o nella totale ombra.

Delice e Lara le protagoniste. Le ho viste spesso ridere, scambiarsi confidenze ed essenza. Ci tenevo a citare questo passaggio, dato che ho sottolineato più volte la parola essenza. Un’immagine molto profonda. Non credo esistano incontri che restano in superficie: siamo capaci di scambiarci non solo parole, ma vera e propria essenza.

Delice è probabilmente il personaggio più complesso, e questo la rende drammaticamente reale. E’ colei che reca in sé i chiaroscuri sovra citati. Luminosa, invece, Lara, e totale tenebra Gregory, che sono apparsi maggiormente categorizzati nei loro ruoli. Il personaggio di Gregory, in particolare, è interessante. Appare a prima vista un narciso, nella sua accezione più comunemente diffusa, fino a considerarlo un vero e proprio personaggio affetto dal disturbo narcisistico di personalità, nella sua forma più cruda: colui che ricerca il suo piacere nella sofferenza e nell’umiliazione dell’altro. Non attua giochi mentali molto elaborati, Gregory, è puramente tenebroso nel suo agito. Non indossa maschere, se non a prima vista. Basta un breve contatto con Delice per fargli cadere la maschera di dandy amante della bellezza e del buongusto e rivelarlo nel suo essere crudo ricercatore di piacere nella sottomissione dell’altro.

Ed ecco Delice sospesa, tra una forma di amore puro, che Lara può darle, e un amore scabroso, che Gregory non manca di donarle. Il chiaro scuro si manifesta in tutto il suo essere e rompe i comuni schemi. Ciò che nel senso diffuso è scuro, l’amore omosessuale, diventa luce, l’amore eterosessuale, tenebra. E Delice continuò a giocare d’amara perversione al falso sapor di zenzero, entrando ripetutamente in un campo di rovi come fosse un campo ricolmo di spighe e papaveri. E uscendo dal campo si chiedeva sorpresa il perché di tante ferite. Succede anche questo. Succede e basta.

Delice troverà forse una terza via… (Sì, il finale è imprevedibile, ma l’ho apprezzato solo dopo qualche giorno di riflessione, quando ho ripercorso i chiaroscuri disegnati dalla Giorgi).

E in questo chiaro scuro, ecco che Paola Farah Giorgi cita un concetto a me molto caro, gli errori non sono errori ma soltanto vita (…) arriva un tempo in cui bisogna riappacificarsi col proprio passato e ringraziarlo. Ricordi, caro Visitatore, il mio racconto La filosofia dell’ottimismo? ;)

E ne aggiunge un altro, essenziale: la necessità di vivere di emozioni. Sembra scontato, ma in quanti lo facciamo realmente, persi nella nostra razionalità, a cercare maschere che coprano il nostro vissuto? Tornò al presente, decidendo di essere vera con se stessa e di vibrare della sua tristezza senz’alcuna forzata manovra zen. Triste. La verità. Punto e basta. Senza mentire. E viviamocele queste emozioni, anche quando sono negative, e lasciamo che ci parlino di noi!

Bei concetti, quelli citati da Paola, che richiamano molti insegnamenti della Psicologia della Salute. L’originalità di Paola è quella di legarli alla filosofia orientale, e alla poesia di Mevlana Jalaluddin Rumi, poeta e mistico del XIII secolo, nato in Persia e morto a Konia, in Turchia. Devo andare ad approfondire…

Nota di merito per il come è scritto, Paola sa tessere le parole assieme creando una melodia capace di far vibrare le corde dell’anima, parole che da lettore vai a rubare con occhi ed orecchie. Da il giusto spazio a razionalità ed emozione, a luce ed ombra. Costruisce delle immagini molto accattivanti e suggestive, che dipingono in modo ottimale tanto i luoghi fisici che quelli dell’animo umano: il corpo insensibile a ogni carezza, come se la storia con Gregory le avesse strappato da dentro la sua femminilità. Un pezzo di cemento, pensò, sono un pezzo di cemento. (…) Raccolse i suoi cocci. (…) Delice si sentì forte e poi debole all’improvviso. Poi di nuovo forte e sicura di sé come un macigno che cade dalla montagna e schiaccia un anemone solitario nel prato sottostante. (…) sentì soltanto un’emozione incandescente che iniziò a dilagare in lei con la forza dell’acqua di un torrente di montagna che si riversa nella pozza sottostante con una piccola cascata e poi scende e scende ancora, balzo dopo balzo, generando in sé nuova forza, fino a placarsi nella tranquillità di un piccolo lago verde.

Non è un caso che la Giorgi abbia vinto il premio Prevert nel 2012.

Una sola domanda mi continua a frullare in testa. La dimensione erotica è presente e svolge un ruolo essenziale, perché Paola si è lasciata trasportare dalla musicalità in tutto il romanzo, aumentando il ritmo e la velocità proprio nelle parti più scabrose del romanzo? Vergogna? Eccesso di pudore? Eppure… fanno parte dei chiaroscuri della vita ;)

GGB

 

 

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