E’ tutta colpa di Freud

locandinaUna commedia davvero piacevole e intrigante dove, attraverso il gioco delle varie forme dell’amore, si scopre che le vere protagoniste sono le emozioni e le relazioni.

Tre donne con un legame comune con padre analista, che sembra trovarsi simpaticamente goffo in entrambi i ruoli. Il tema centrale è l’amore, il genere è la commedia, eppure si va oltre il già detto e il già visto nel cinema italiano, inserendo elementi di novità, di freschezza e di imprevedibilità che ti fanno godere il film dall’inizio alla fine.

C’è Emma, maturanda innamorata di un un maturo, talmente maturo, da essere coetaneo del padre.

C’è Marta, innamorata dell’amore, che si mette in gioco in storie impossibili, dove il lui della situazione spesso neanche sa di essere amato. Finché non scopre che la relazione tacciata dal senso comune come impossibile, può essere vissuta appieno nei suoi silenzi, nei suoi sguardi, nella sua muta empatia.

E poi c’è la vulcanica Sara, anche lei innamorata più dell’amore che di una persona in particolare (o meglio, lo sarebbe, se non venisse perennemente lasciata).

Sconvolgerà padre e famiglia con la sua scelta di cambiare orientamento sessuale. Se per anni con le donne è andata male, perché non provarci con gli uomini? Mirabile la frase del padre: Eh no, c’ho messo anni ad accettare la tua omosessualità e ora vuoi essere eterosessuale di punto in bianco?

Geniale la descrizione che Francesco farà a Sara delle tipologie degli uomini, dove non si salva praticamente nessuno, e dove il genere maschile conferma la sua scontatezza e prevedibilità.

Degno di lode il personaggio di  Francesco, goffo come padre E come psicanalista, ma alla fine superbo in entrambi i ruoli, perché capace di vedere l’essere umano in relazione. Che stia cambiando, finalmente, la percezione della psicologia? Che si sia capito, finalmente, che essa non è scienza della mente, ma scienza delle relazioni?

Un film divertente, che non risparmia divertenti ambiguità e piccoli colpi di scena. Una storia dove non vince l’amore, ma la capacità di essere il relazione con l’altro, di rispettare la propria e altrui unicità e straordinarietà.

GGB

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