La mia radiointervista a Evaldo Amatizi e alla sua arte figurativa

Caro Visitatore,

oggi poche parole, perché questa intervista va vista e ascoltata. Terza e ultima puntata del filone dedicato al Manifesto, la quattordicesima della stagione 2014-2015.

L’arte presentata oggi non è la scrittura ma la pittura, o arte figurativa, e l’ospite è Evaldo Amatizi, romano, con diverse opere di pregio nel curriculum.

In sua compagnia presenteremo quattro pregevoli quadri, riflettendo sulla loro creazione, sul loro significato, sulla visione di uomo e di vita ad essi sottesa.

Filosofia e arte insieme, in una puntata da non perdere.

Buon ascolto.

GGB

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La mia radiointervista a Noemi Ballacchino, scultrice e autrice di “Fango Nudo”

image (5)Caro Visitatore,

oggi una puntata speciale e non solo perché va in onda di mercoledì, anziché di sabato.

E’ speciale sia nel continuare il filone del Manifesto, che occuperà con i suoi membri le prossime puntate di Crisalide, sia per la presenza di un’altra forma di arte, non scritta. Per la prima volta, ho avuto come ospite una scultrice, Noemi Ballacchino.

Come gli altri del Manifesto, Noemi pubblicherà con la D&M, per la collana Art&Millennium, ma parlando delle sue opere e della sua capacità di dar forma alla materia e di imprimere su di essa il suo talento e le sue emozioni. E la sua raccolta si intitolerà Fango nudo.

Perché il Manifesto comprende tante forme di espressione artistica e non solo la Musa della scrittura o della poesia.

E attraverso il talento e le parole di Noemi, aggiungeremo un tassello in più, a questo mosaico che stiamo esplorando, denominato Il Manifesto.

Buon ascolto, e in questo caso particolare, buona visione ;)

GGB


 

La mia recensione a “Lo scopatore di anime”, di Pablo T

Beh, tra tanti scrittori da confezione di cioccolatini,

pronti a caramellarvi il cuore,

ce ne voleva pure uno che sapesse scoparvi di brutto l’anima.

(Pablo T)

copCaro Visitatore,

Non so quanto Lo scopatore di anime, The fucker of soul generation, romanzo di Pablo T già presentato a Radiovortice, sia riuscito nel suo intento di scoparmi l’anima. Vero è che la provocazione iniziale ha raccolto il mio interesse nella lettura e senza dubbio è un libro capace di dare una considerevole scrollata al genere umano, per le riflessioni e stimolazioni che Pablo mette in bocca al protagonista Rendié, per lo stile volutamente provocatorio e sopra le righe.

Probabilmente, e lo testimoniano le interviste passate e in procinto di pubblicazione che avrai modo di ascoltare, la mia anima è abbastanza affine a quella di Pablo, quanto basta per evitare le scopate, ma sperare che altre anime si facciano scopare e stimolare in positivo da questo testo underground e ricco di spunti di riflessione.

Un po’ di sinossi:

Rendié è un artista squattrinato. Non il solito artista di strada, stereotipato, conforme allo stile che si è scelto e pronto a riempirsi la bocca di poesia. Rendié è diverso: diverso dal mondo, diverso tra gli altri, diverso da tutti e da tutto ciò che lo circonda. Rendié rifiuta la compagnia della società, dei colleghi di lavoro, del coinquilino sordo e ingombrante, della padrona di casa invadente. Ma Rendié non è un misantropo: vuole solo circondarsi di persone vere, di quelle che “ti lasciano un vuoto incolmabile” e “non ti lasciano solo colmo di vuoto”, come AL il clochard o Nadine la “puttana matta”. Tra un bicchiere di whisky e una Camel, Rendié si innamora di Regina, anima affine alla sua con la quale però non è in grado di aprirsi. Sarà il suo ultimo atto di ripudio e strafottenza nei confronti del sistema e dell’umanità a far sì che un’insperata felicità si apra, inattesa, al suo cuore. Lo scopatore di anime è un nuovo manifesto in controtendenza, una sorta di laboratorio. Una spremuta di paure, incoscienze, canti profetici, follia, amore, ribellione. Una fata Morgana visibile solo ai vostri cuori. Un piccolo scandalo che vi farà riflettere.

Partiamo da due piccole critiche, sono le uniche due, per questo le metto all’inizio, non ne troverai altre, essendo Pablo un autore di spessore e con un livello culturale invidiabile.

La prima è un eccessivo utilizzo della virgola. Non è un errore , ma come una percezione di stonatura rispetto a ciò che il testo vuole trasmettere: passione, rabbia, una bella scossa per invitare il lettore a prendere parte a una vera e propria rivoluzione culturale dove l’arte possa rinascere con un nuovo significato.  Pablo pretende un posizionamento da parte di chi crea arte e questo non può che trovarmi concorde. Pablo trasmette questo concetto con una passione che esplode nelle sue pagine. Ma essa è come frenata dall’eccessiva presenza di incisi e virgole. Ma già qui sono pronto a contraddirmi, forse ero io a volere che gridasse più forte, che non facesse pause, incisi, che non fosse il Pablo posato, che abbatte i vitelli dorati pacatamente,  ma il Pablo incazzato, che gli idoli di una cultura falsa e ipocrita è capace di spazzarli via con frasi che non lasciano pause al lettore.

In secondo luogo, il lettore si aspetta una storia, come suggerisce la trama, ma dovrà attendere il terzo capitolo. Pablo non narra da subito, inizia da un bel ceffone emotivo e culturale, non accompagna il lettore per mano per poi scuoterlo. Lo scuote per bene e poi inizia a narrare. Più che una critica vera e propria, qui si pone una domanda critica: siamo sicuri sia la scelta migliore? Va bene non essere scrittori di caramelle, ma possiamo scuotere il lettore così, da subito? Forse Pablo può… Io avrei preso per mano il lettore per poi scuoterlo cammin facendo.

Il libro scorre sotto gli occhi (al di là del proliferare di incisi), è un uragano di cultura, di cambiamento, di poesia nuova che penetra nelle orecchie e negli occhi. E finalmente respiri aria nuova, buona, quella dell’underground (non è un controsenso, leggere per credere, astenersi puritani e falsi distributori di cultura: ne uscirete pieni di lividi).

Ho impiegato due settimane per leggerlo, ho rallentato all’estremo la velocità per segnarmi frasi e passaggi, ho scarabocchiato il libro fino all’inverosimile di pensieri e riflessioni che Pablo mi ha stimolato. Ecco cosa amo di un buon libro: rovinarlo, farlo mio, imprestabile, renderlo parte indissolubile di me. Ho conosciuto persone che trattavano libri come opere d’arte, ben disposti sulla libreria e talmente intonsi da mettere in dubbio il fatto stesso di essere stato letti. No, i libri si consumano, i libri sono un arricchimento e questa ricchezza devi consumarla fino in fondo. Odio quando mi prestano libri. Lì devo stare attento, non devo rovinarlo, devo trattarlo con i guanti  segnare le mie frasi su pezzi di carta… sembra di dormire nello stesso letto con la persona che hai desiderato per decenni della tua vita e non poterla avere, ma solo osservare.

Ma torniamo a Pablo. Non troverai un autore che si adegua al lettore, è il lettore a doversi adeguare a lui: Pablo lo riempie di metafore e poesia, incastra le parole ad arte, ti devi fermare, Visitatore, sottolineare frasi. Ogni periodo è un arricchimento in più, uno strumento nel proprio bagaglio culturale per tenere testa alla sua scrollata. Forse è in tal senso che Pablo ha deciso di accompagnare il lettore.

Ciò che ho amato di più di questo libro? I collegamenti e i confronti culturali che ho creato nella mente. Solo chi sa giocare con la cultura può stimolarli.

E se ascolterai le due interviste che ho Radiovortice ha fatto a Pablo e ai membri del manifesto, scoprirai il grido di una cultura nuova, che non si vende, che si condivide, ma che soprattutto è libera e irriverente.

Ora, mi sono limitato a un commento sommario sul libro-manifesto di Pablo T. Tra qualche giorno, posterò degli approfondimenti stimolati dalla lettura del testo. Scriverli qui di seguito sarebbe controproducente e renderebbe la recensione eccessivamente lunga.

A te visitatore, mi limito ad aggiungere questo: la scuola insegna a leggere e a scrivere, Pablo T insegna a rendere queste capacità non dei semplici talenti, ma arte.

Provare per credere ;-)

E se sei di Roma, puoi evitare di ordinare il libro: ti aspetta alla Feltrinelli di Largo Argentina.

GGB

La mia radiointervista a Lino Milita, autore di “Reciproche rinascite” e “Sogni sospesi”.

copCaro Visitatore,

oggi ti presento la poesia di Lino Milita, autore di due sillogi quasi gemelle, uscite a pochi mesi di distanza l’una dall’altra, Reciproche rinascite e Sogni sospesi.

Esse hanno in comune, oltre alla bravura di Lino, la proprietà di essere raccolte multiformi, che uniscono diversi tipi di arte, poetica, fotografica, pittorica. Autopubblicate entrambe, è lodevole la capacità grafica di Milita, che ha curato personalmente l’editing e l’alternanza di poesia e arte visiva. Le sillogi appaiono infatti inni all’arte e alla cooperazione tra artisti, quella pura, fatta di un attento studio e intreccio di legami, che rendono questi testi ricchi e vitali.

Nota di merito, il prezzo. Con 12 euro si possono acquistare due libri di arte, di fotografia, di poesia. Libri multiformi, ben impostati graficamente.

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Ti chiederai se sono le poesie ad aver ispirato le opere o viceversa, ma non troverai una risposta univoca, Lino ha trascinato e si è fatto trascinare, ha ispirato e si è lasciato ispirare, coinvolgendo artisti da diverse parti d’Europa.

Spero nel montaggio dell’intervista di aver dato idea di ciò che troverete nelle sillogi, adeguando suoni, voce e immagini in un unico video. Di sicuro, troverai dei preziosi stimoli in ciò che Lino dirà, perché lui non scrive unicamente poesia, la studia, l’assapora, ne segue la storia, le origini. C’è un sapere prezioso, che mi ha arricchito tanto.

Da ultimo, ti daremo una bella news, invitandoti con il progetto No Brand Art alla Fiera del Libro di Roma. Presso lo stand della FUIS (l’A24) troverai me, Lino Milita, Cetta De Luca, Ivonne Boscaino (tantoper citare alcuni che puoi ritrovare su Radiovortice.it) e tanti altri autori indipendenti. Per la prima volta  in Italia, un gruppo di autori e di professionisti del settore editoriale, auto pubblicati e pubblicati tradizionalmente, si presenterà da solo, senza il supporto delle case editrici a Più libri, più liberi, fiera nazionale della piccola e media editoria (Roma, Palazzo dei Congressi, dal 5 all’8 dicembre 2013).

Vieni a trovarci, specie sabato 7 dicembre alle ore 16, allo stand A24, per la conferenza Gli autori indipendenti, il selfpublishing e le nuove frontiere dell’editoria.

Fino alla prossima settimana, buon ascolto della dodicesima puntata, che puoi trovare anche sul sito di Radiovortice.it!

GGB