La mia recensione de “L’angelo di Cyprès Méchant”, di Paola Farah Giorgi

Vendetta e perdono erano sinonimi del resto, altrettanto inquietanti

l-angelo-di-cyprès-méchantCaro Visitatore,

hai presente quei libri che non riesci a fare a meno di finire? Quelli che ti coinvolgono intimamente, da cui non vedi l’ora di tornare appena hai del tempo libero? Ecco, questo è L’angelo di Cyprès Méchant di Paola Farah Giorgi, di cui ti avevo parlato in merito al suo primo romanzo, Desirée Perlite

Ho trovato il suo secondo romanzo l’estate scorsa allo Stand delle Edizioni Drawup alla fiera del libro di Latina. Dopo la lettura del primo è stata subito attrazione e ho deciso di comprarlo. L’ho letto tempo dopo, ma ha soddisfatto appieno le mie aspettative.

L’angelo di Cyprès Méchant è un libro piacevole, coinvolgente, con due storie parallele che si intrecciano tra loro, con un mistero che fa da sfondo: chi è l’angelo che custodisce la tomba di un uomo? O meglio, di chi è la fisionomia usata dallo scultore per creare una statua bellissima, femminile e seducente?

Oltre al mistero che coinvolge il lettore, abbiamo una descrizione dei personaggi suggestiva, un eros seducente che fa da sottofondo, appena accennato, nella giusta misura, e uno stile di scrittura dell’autrice leggero, che accompagna dolcemente il lettore, come già era accaduto in Desirée Perlite.

Mi è piaciuta molto la struttura di ogni capitolo, sempre uguale: storia reale, romanzo scritto da uno dei personaggi e un mantra finale, in un tempo buddista, per una colpa troppo grande da riuscire a perdonarsi. La stessa colpa che è legata al mistero del romanzo, portata da Charlotte, una ragazza con i capelli d’ambra che le scendevano sino a terra come una colata di lava appena rappresa. La stessa ragazza usata come modella per l’angelo, osservata da Marcel, uno scrittore che ha scelto di fare dell’otium il motore della sua vita, e che resta affascinato dalla ragazza e dall’angelo, e cuce sopra una storia immaginaria, un romanzo, fino a trovare la verità di quanto accaduto. Una verità svelata da un personaggio come Rachele, che si può riassumere così:

Nessuna metafora riusciva a rivestirla in modo adeguato se non quella di una struggente, sfuggente e appassionata melodia (…) Poi Marcel capì: Rachele era musica, e gli bombardava il cuore esattamente come il Bolero di Ravel. Fascinazione ipnotica, danza orgiastica, infinito crescendo, tamburi, possessione, impatto, urlo.

La ricchezza di questo romanzo è nel mescolare l’aria fredda e gelida di Londra con quella primaverile e floreale di un borgo francese, nel miscelare tre storie diverse, l’una funzionale all’altra, di inserire richiami della cultura buddista e araba… In questo concerto, in cui non mancano metafore accattivanti e una ricchezza di linguaggio, si crea una melodia coinvolgente, con strumenti diversi, che nella loro opposizione si mescolano a dare ricchezza.

Paola Farah Giorgi si conferma un’autrice capace di fare musica attraverso la scrittura.

Consigliato.

Il senso di colpa percuote la giovane Charlotte, china sulla tomba di un uomo dove s’innalza la statua di un Angelo a lei somigliante. Uno scrittore solitario, Marcel, abituale frequentatore del cimitero di Cyprès Méchant nella cittadina francese di Lumière, si lascia suggestionare da questa visione e inizia a scrivere sulla ragazza e sull’uomo della tomba una storia totalmente immaginaria ambientata a Londra che dipana un’altra realtà possibile. Contemporaneamente, l’incontro con Rachele, una donna misteriosa e
affascinante, condurrà lo scrittore a provare sentimenti ed emozioni mai osate e ad assaporare l’inaspettata quanto preziosa sensazione di non essere più solo. Il romanzo si addentra quindi nel sottile confine che separa la vita dalla morte, la materia dallo spirito, la realtà dalla fantasia, la pace dall’inquietudine, alzando il sipario sul vero senso di colpa della giovane Charlotte soltanto nel finale.

 GGB

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Addio alle armi: la pace separata.

C’era qualcuno che diceva sempre, perché questo tale è così preoccupato e ossessionato dalla guerra e ora dal 1933 forse è chiaro perché uno scrittore debba interessarsi al continuo, prepotente,criminale e sporco delitto che è la guerra.

(E. Hemingway)  

 

imagesCaro Visitatore,

recentemente ho letto Addio alle armi, di Ernest Hemingway,.

Ora, c’è da confessare che non sono un grande appassionato di Hemingway. Da giovane adorai Il vecchio e il mare, con cui Ernest vinse il Pulitzer, ma poi non lessi altro di lui fino ad oggi.

E c’è anche da confessare che ho faticato non poco a leggere Addio alle armi. Ho faticato perché spesso Hemingway usa uno stile ricco di coordinate (e c’era questo, e c’era quello, e poi accadde quell’altro…) che francamente non amo.

Ho faticato perché mi sono chiesto per tutta la lettura del libro di che pasta fosse fatto il protagonista (il tenente Henry), un americano tra le truppe italiane, un uomo che ama la pace, il bere, e il quieto vivere in un campo di guerra. Un uomo che rischia di morire senza azioni eroiche e si prende una medaglia al valore.

Ho faticato perché la protagonista femminile, Catherine (per gli amici Cat) di cui il tenente Henry si innamora, è una civetta ripetitiva e palesemente noiosa (Sei caro. Tutto a posto, caro? Sono incinta, caro. Sei sicuro, caro?) e noiosi sono pure i dialoghi tra i due, che spesso diventano persino stucchevoli.

Ma quando si capisce il senso del romanzo, quando si comprende quella che è la forza che ti sta trascinando pagina dopo pagina, seppur a fatica, inizi ad amare ancora una volta Hemingway. Si comprende che sta mettendo al centro delle sue riflessioni non solo la guerra e la morte, ma pure l’umanità e la società.

C’è la rappresentazione di una generazione perduta senza ideali, senza speranze e fede, rappresentata da personaggi come Rinaldi (ispirato a una persona reale, come pure molti altri personaggi e, d’altronde, come i fatti accaduti sono ispirati all’esperienza di guerra vissuta da Hemingway). E l’inutilità della guerra, specie dopo Caporetto, diventa talmente stridente da spingere il lettore a fuggire e a disertare con il protagonista.  A remare con lui sulle acque di quel lago che lo porterà verso la non belligerante Svizzera. Stavo andando a dimenticare la guerra. Avevo fatto una pace separata.

Su quella barca, ho finalmente capito il protagonista. Ho compreso che quel tenente Henry che non inquadravo era effettivamente fuori luogo in un contesto di guerra, come la guerra è fuori luogo nel mondo. Che al boato di cannoni e di azioni eroiche è preferibile la noia di una convalescenza in un ospedale, di un dialogo ripetitivo e smielato, dell’ennesimo bicchiere di Cognac…

Ed è qui, dopo molte pagine, che ho creato finalmente il mio legame con Ernest e con il tenente Henry fino a soffrire con loro nel lungo travaglio che ucciderà Cat e suo figlio (curiosità poi: ho scoperto che mentre scriveva il libro, la moglie diede alla luce il suo secondo figlio… anche lì diciotto ore di travaglio e un cesareo. Chissà perché, nonostante la nascita del secondogenito, abbia scelto di far vivere al suo protagonista la situazione opposta, di morte?).

Questo libro fu messo al bando durante il fascismo per il ritratto che fece delle milizie italiane. Diventò uno degli idoli dell’americanismo antifascista.

Qualunque cosa abbia rappresentato nella storia è un inno alla pace in uno scenario di guerra. Condanna la vanagloria, e osanna la semplice straordinarietà del mondo.

 

 GGB

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La mia intervista a Mattia Tarantino, di “Alka-Seltzer”

13059871_575556585954547_1327799854_n (1)Caro Visitatore,

Nella settima puntata di Crisalide sarà ospite Mattia Tarantino, direttore della rivista on line Alka-Seltzer, che promuovendo poesie e racconti, ha raggiunto in poco più di un anno di vita ben 10000 visualizzazioni mensili.

Mattia Tarantino parlerà della rivista, dei ragazzi che vi scrivono, della loro filosofia, dedita soprattutto alla ricerca e all’apprendimento, perché non si può scrivere nulla, se prima non si è fatta un’ampia ricerca di formazione.

In fondo, siamo nani sulle spalle di giganti.

A fine puntata, Mattia ci leggerà una delle tre poesie della sezione “VOI”,  I vostri figli, una denuncia sociale contro l’utero in affitto che qui trovi per intero. Le altre poesie della sezione sono I vostri arcobaleni e La vostra cortesia.

Buon ascolto!

 GGB

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Il mio articolo sulla Complessità di Siddharta, di Herman Hesse

downloadHo letto ultimamente Siddharta, di Herman Hesse. Mi sono accostato al libro, pagina dopo pagina, con la consapevolezza che mi sarei svegliato il giorno dopo un po’ più ricco.

Ed è stato un romanzo che è tornato più volte nel corso delle mie giornate, con le associazioni che facevo nel mio lavoro di terapeuta e nel preparare il corso sulla complessità con l’associazione Clelia. Persino in uno degli incontri sulla complessità, Siddharta ha fatto capolino nella mente e mi sono chiesto quale stimolo avesse suscitato questo ritorno in figura delle parole di Hesse.

Continua a leggere sul sito dell’associazione Clelia –>

La mia recensione di “Riverside”, di Bianca Cataldi.

51MMJhj22IL._SX312_BO1,204,203,200_Caro Visitatore,

Oggi ti parlo di Riverside di Bianca Cataldi.

Riverside, Regno Unito. Le quattro e mezzo di un pomeriggio qualunque. Una scuola abbandonata e cadente alla fine di Silverbell Street. Come la venticinquenne Amabel scoprirà presto, non si tratta di un edificio qualunque: al suo interno, i banchi sono ancora al loro posto e si respira, nell’aria, polvere di gesso. Tutti gli orologi, da quello al di sopra del portone d’ingresso sino al pendolo del salone, sono fermi alle nove e diciannove di chissà quale giorno di chissà quale anno. Cosa è accaduto nella vecchia scuola? Quale evento è stato così sconvolgente da fermare il tempo all’interno di quelle mura? E soprattutto, chi è quel ragazzo in divisa scolastica che si presenta agli occhi di Amabel affermando di frequentare la scuola, benché quest’ultima non sia più in funzione da anni? Tra passato e presente, Bianca Rita Cataldi ci guida in un mondo in cui gli eventi possono modificare lo scorrere del tempo, dimostrandoci che ognuno di noi ha un proprio universo parallelo col quale, un giorno o l’altro, dovrà scendere a patti.

Quando ho accettato di leggerlo e commentarlo, non ero tanto attratto dalla storia o dal genere, quanto più dal curriculum di Bianca Cataldi.

E non sbagliavo. Lo stile con cui è scritto Riverside è accattivante e il ritmo coinvolgente. Pur non essendo appassionato del genere, Bianca Cataldi è riuscita a coinvolgermi pagina dopo pagina, e, dato il finale, potrei dire che si è conquistata la mia curiosità anche per il prossimo capitolo della storia.

Non è un paranormal da adolescenti, è un paranormal capace di stimolare la propria parte adolescente. E lo fa con un stile semplice e mai sopra le righe. Si crea un magnetismo, se da un lato sapevo, o comunque immaginavo, che non era una storia che mi avrebbe cambiato la vita, o fatto vibrare in profondità, dall’altro si è creato un legame di fiducia con l’autrice .

E ha realizzato ciò che un libro come questo era destinato a realizzare: divertire, incuriosire, portare in una realtà altra rispetto al quotidiano. Come accade alla protagonista.

Forse l’unica pecca è lasciare il lettore a metà, di non farlo entrare, per ora, nel vivo più profondo della storia. Ma l’interruzione è talmente ben fatta, e al punto giusto, da non risultare poi una pecca vera e propria.

Consigliato. Soprattutto a chi vuole distrarsi. In attesa del prossimo.

 GGB

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La mia recensione a “I non morti”, di Matteo Mauri

I non mortiCaro Visitatore,

ho letto I non morti, di Matteo Mauri, edito da Edizioni DrawUp.

Gino e Giacomo sono a casa, in un giorno come tanti.
Bussano alla porta, è la polizia che li ammanetta conducendoli fino in piazza Duomo, dove vengono rinchiusi in un’immensa uccelliera adornata per il Periodo di Giusta Punizione. L’Italia non ha più un sistema giuridico, ma una giustizia che funziona solo una volta al mese nell’arco di un intero anno.
Vengono ingiustamente accusati e portati in un carcere, immerso nella zona Frutta & verdura di un grande supermercato.

«Dovete piegarvi e infilarvi in quegli scaffali, per cortesia. Lo fanno tutti, è la prassi.»
«Lei è un Non-morto le dico, e adesso si pieghi come una camicia, su… Allora?! Entri, incominci dalle gambe!»

Da giorni non mangiavano, non bevevano, eppure erano ancora vivi…

Un libro che fa interrogare il lettore sulla vita e sulla morte, in un limbo di sospensione dove i protagonisti sono costretti a sostare. Un carcere paradossale, in un supermercato, che ricorda in qualche modo il braccio della morte statunitense. Con le dovute differenze.
I prigionieri di questo supermercato-carcere sono sospesi tra la vita e la morte, possono essere definiti solo con una doppia negazione, non vivi, e,per l’appunto, non morti. Tra i banchi che vendono i prodotti alimentari e i clienti costretti a fingere di non vederli, aspettano il buio definitivo, che non si sa quando arriverà.
L’intuizione di Mauri si rivela interessante e permette all’autore di ampliare in riflessioni filosofiche di vario genere, sull’esistenza, sulla sospensione, sulla morte.
Nonostante sia ben scritto, questo testo ha però un limite importante, che per il tipo di storia forse è inevitabile: un ritmo narrativo decisamente lento. Ci si ferma più volte nella lettura, dato che in molte pagine non accade praticamente nulla. Dopo un inizio molto veloce (troppo veloce!) si entra in una condizione di stasi, che si ripercuote inevitabilmente anche nella lettura.
Probabilmente l’autore poteva osare molto di più, ma per definire la mia opinione su questo romanzo, mi trovo anche io a dover utilizzare una doppia negazione: non mi è piaciuto, non mi è dispiaciuto.

 GGB

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La mia recensione di “Partenze”, di Maggie Van Der Toorn

PartenzeCaro Visitatore,

il libro che ti presento oggi è Partenze, di Maggie Van Der Toorn, di cui avevo già recensito Labirinti.

Posso presentarti questa antologia di racconti con una metafora. Immagina di prendere in mano una vita. Sì proprio una vita, che terrai tra le dita come un diamante. Prova a osservarla dalle sue diverse  angolature, girala tra le mani, stai e osserva.

Ora immagina partire da ogni angolo del diamante-vita un binario, che ha una stazione di partenza e una di arrivo, ma non sai quali siano. Alcune stazioni saranno belle, come bella sa essere l’esistenza, alcune brutte, come brutta può essere, in alcuni momenti, la vita stessa.

E tu sei quel passeggero, su un treno che è presente in ogni racconto di Maggie, a guardare dal finestrino le mille possibilità di questo viaggio.

Il libro di Maggie Van Der Toorn è un insieme di frammenti di vita, di viaggi nell’esistenza, alcuni con la lieta svolta (perché se si parla di vita, è già tragico di per sé parlare di lieto fine) altri con una svolta tragica, eppure reale, possibile, vera.

E ogni viaggio ti apre diverse riflessioni, con uno stile che sa toccare il cuore. Si narra della violenza di genere, della speranza, della rassegnazione. Si parla di sfaccettature dell’essere, dove vita e morte si intrecciano, l’una va in figura grazie allo sfondo dell’altra, in un’intercambiabilità che si trasforma riga dopo riga, binario dopo binario.

Perché c’è sempre un treno in mezzo, e quindi un movimento, un percorso, perché è impossibile vivere immobili sui propri piedi. Che il treno lo si osservi dalla stazione, che l’azione si viva al suo interno, poco importa. Il treno è mezzo di cambiamento.

Credo che Partenze completi o comunque continui un percorso già iniziato da Maggie con Labirinti, e sono curioso di leggere dove la porteranno i prossimi racconti che pubblicherà, sperando, come lettore, che presto ci sappia sorprendere con un romanzo.

Consigliato,

 

 GGB

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La mia radiointervista a Mauro Cesaretti, autore di “Se è Poesia, lo sarà per sempre”

Caro Visitatore,

Nella sesta puntata di Crisalide sarà nostro ospite Mauro Cesaretti, un giovanissimo poeta che ha all’attivo già due pubblicazioni, Se è Vita, lo sarà per sempre e Se è Poesia, lo sarà per sempre. Presto uscirà la terza silloge, a completare una trilogia chiamata Infinito.

Ma la vera forza di Mauro è di essere artista a 360 gradi. Oltre alla poesia Mauro ha studiato come musicista e attore di teatro, arrivando a mescolare i vari generi di arte, riportando in auge, per esempio, la Body Poetry.

E non solo. Mauro ha ripreso le tematiche del romanticismo, fondando una corrente definita Neo-Romanticismo.

Tutto questo te lo spiegherà lui. 

Io voglio soffermarmi su un particolare. Durante la puntata ascolteremo Mauro decantare alcune delle sue poesie, l’ultima delle quali ha sancito l’uscita dell’intervista proprio in questo giorno speciale, il 19 marzo. 

A suo padre, a mio padre, a tutti i padri che non ci sono più, ma vivono nel nostro ricordo, voglio dedicare questa puntata di Crisalide.

Buon ascolto!

 GGB

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Lo chiamavano Jeeg Robot, da vedere

Caro Visitatore,

sembrava impossibile portare in Italia un film sui supereroi, eppure ce l’hanno fatta, con un risultato eccellente, ripescando un eroe “dall’Oriente col furgone”, conosciuto dalla generazione degli anni 80, Jeeg Robot.

Ho visto questo film dopo essere stato caldamente consigliato da chiunque lo avesse guaardato.

Prima di tutto, è vincente il contesto. Una Roma scossa da bombe e dalla camorra, eppure verace negli scorci del centro e della periferia scelti per le riprese, (pure la Curva Sud!) per la mimica, i detti e il parlato dei personaggi.

E poi ci sono loro , tre attori che solo per la recitazione valgono tutto il film.  Una Ilenia Pastorelli che interpreta Alessia, una ragazza malata, dagli occhioni tipici dei manga e capace di parlare al cuore dello spettatore e di Enzo (Claudio Santamaria), insegnandogli cosa sia l’amore. Mirabile la scena in cui ci svela di essere stata abusata, con una recitazione che mette i brividi.

Claudio Santamaria è Claudio Santamaria, e che gli vuoi dire sul talento?

Ma il miglior attore, la vera rivelazione è Luca Marinelli, che interpreta un cattivo che può far invidia al Joker di Batman (e, se hai visto il film, ammettilo che te l’ha ricordato. Era palesemente voluto.).

Da spettatore arrivi ad amare questo Zingaro, dalle ambizioni più grandi di lui, che vuole comandare, diventare famoso, sfogare la sua personalità istrionica, ma che in fondo è un adolescente non cresciuto, attaccato alle visualizzazioni YouTube, ai cellulari ultimo modello, alle canzoni anni andati. Scisso tra il suo infantilismo e il suo desiderio adulto, tra il suo coraggio folle e le umiliazioni di dover subire chi sa comandare meglio di lui (Nunzia, la napoletana).

Tra le sue battute e i suoi detti romani  (daje regà che stasera ve porto a magnà er pesce ad Ostia; chi è? Sto cazzo!) ti appassiona dall’inizio alla fine del film. Poi forse io sono di parte nell’apprezzare Marinelli, ma non ti dirò il perché.

Consigliato a chi è appassionato del genere ma anche a chi non lo è. Perché per la trama e per la resa, è davvero un film per tutti. Over 40 inclusi.

 GGB

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Anche a Collarmele ora c’è Una targa per la vita.

Caro Visitatore,

il 6 marzo, seguendo la campagna Una targa per la vita sono approdato con Alina a Collarmele (AQ).

Un paesino delizioso, soprattutto per la gente che ho incontrato. Era palpabile l’emozione della giunta comunale per questo evento, straordinariamente organizzato.

Io ero tra i relatori, assieme ad Annamaria Bacchetta, delle democratiche della provincia de L’Aquila, straordinaria promotrice della campagna, Roberta D’Avolio, sostituito procuratore del tribunale de L’Aquila e il sindaco Tonino Mostacci.

Interventi di livello, per la pretesa di un cambio culturale che coinvolga uomini e donne. Basta femminicidi, basta violenza fintamente definita come generata dall’amore, basta donne costrette a vendere il loro corpo.

E in questo cambio culturale occorre coinvolgere ogni istituzione, dai comuni alle regioni. Dunque continueremo , coinvolgendo ogni realtà possibile, e invitiamo ogni realtà a coivolgersi.

Un grazie speciale va ai cittadini di Collarmele, per la numerosa partecipazione, per le tante scarpe rosse portate, per l’orgoglio con cui hanno esposto questa targa nel loro comune.

A tutti loro, grazie.

 GGB

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