La mia recensione de “Il dolore del Tiglio”, di Laura Scanu

Caro Visitatore,

41MJHkIsS6L._SX359_BO1,204,203,200_Ho letto il libro di Laura Scanu, Il dolore del Tiglio, centrato sulla violenza di genere, trattata dal punto di vista della vittima.
Ho contribuito a presentarlo il 25 novembre di un anno fa.
Il perno del romanzo poggia sul legame della vittima, Lucilla, col compagno aggressore, sulle sue emozioni, sulle giustificazioni che ella dà per coprire la violenza di cui è vittima.
Laura Scanu non è nuova a romanzi di stampo sociale, avevo già letto il suo Prima che cali il silenzio, dove si era messa nei panni di un pedofilo. Un libro che colpiva l’anima e che, ammetto, mi ha coinvolto molto di più di quest’ultimo.
Per quanto sia una testimonianza di un tema quanto mai attuale, è troppo incentrato sulla vittima, lasciando sullo sfondo tanto il compagno aggressore, quanto la loro relazione, contesto e origine della violenza. In questo gioco di figura – sfondo, che rende il tutto unilaterale, tanto si perde di riflessioni in merito alla violenza e alle sue radici.
Altri due limiti sono la brevità del testo, dal momento  che molto altro si poteva aggiungere, e il continuo passaggio di persona (ad esempio ci riferisce all’aggressore prima in seconda persona poi in terza, senza continuità).
Per il resto, conserva il suo valore di testimonianza, e ne è certamente consigliata la lettura.
Specie al genere maschile, per aumentare l’empatia.

 GGB

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Quando la violenza è della donna. “Trecento Secondi”, di Patrizia Fortunati

Trecento secondiCaro Visitatore,

Oggi ti presento il nuovo libro di Patrizia Fortunati, Trecento secondi. Ho conosciuto Patrizia, lo ricorderai, per lo splendido Marmellata di Prugne.

Paolo Mazzini è un uomo come tanti, sposato con tre figli. Ha una famiglia, un lavoro e una vita normali. Una casa, un cane, un grande amore per la montagna e una salda fede in Dio. Una sera torna a casa e la trova vuota. Da lì inizia il suo incubo, che durerà quattro anni. Anzi sette. E tutta la vita. Scoprirà che la moglie lo ha lasciato, portandosi via i loro tre figli. Che ha sporto, con la complicità dei genitori, trentasette denunce contro di lui contenenti accuse gravissime, tra cui quella di aver abusato sessualmente dei propri figli. Inizia così il lungo calvario di Paolo. Tra avvocati, giudici, assistenti sociali e psicologi. Quella di Paolo Mazzini è una storia indelebile. Come indelebile è la cicatrice che gli riga il polso destro. Un romanzo ispirato a cento e più storie sofferte e taciute, storie che non finiscono sulle prime pagine e che, anche per questo, vanno raccontate. “Trecento secondi” è un romanzo coraggioso. Scritto da una donna, per tutte le donne e gli uomini che si sono ritrovati all’inferno. Per tutte le donne e gli uomini che fuggono e poi tornano. Per tutte le donne e gli uomini segnati da una cicatrice indelebile. Su un polso o sul viso o nell’anima. Perché abbiano la forza, sempre, di continuare la salita.

Mi piace commentare questo romanzo ripercorrendo le emozioni che ho provato nella lettura.

Le prime sono la rabbia e l’incredulità. Rabbia verso l’autrice, lo ammetto. Mi sono chiesto più volte che senso avesse un romanzo del genere, perché descrivere tanto male. Assieme alla rabbia, l’incredulità per la storia narrata, per delle azioni, quelle del personaggio Francesca, che sfuggono a ogni comprensione per la violenza che svelano.

Poi ho capito, dopo aver divorato 70 pagine in poche ore, che la rabbia e l’incredulità che provavo era quella di Paolo verso Francesca, che avevo identificato le azioni della protagonista femminile con chi me le aveva descritte.

Un’identificazione che mi ha fatto vibrare, complice la prima persona che Patrizia Fortunati utilizza, la sua capacità di identificarsi nei panni di un uomo, di un padre, di un disperato a cui viene tolto tutto in pochi mesi.

Poi si sono aggiunti l’amarezza, il sollievo, la compassione.

Un bellissimo libro, che ho finito in pochi giorni dato il coinvolgimento che mi provocava, ma che ho dovuto digerire bene, prima di commentare.

Patrizia Fortunati conferma il suo talento di autrice, sa scavare in fondo all’animo umano, sa inserire il lettore nella storia, sa farlo commuovere, sa farlo riflettere, con messaggi multipli sulle vicende giudiziarie che coinvolgono il nostro Paese, sulla necessità, in molti casi, di rispetto e silenzio da parte dell’opinione pubblica mentre la giustizia fa il suo lavoro. Sulle forme di violenza esistenti che non coinvolgono solo gli uomini contro le donne, ma agiscono anche in maniera opposta.

Fa riflettere su come ogni relazione sia il frutto delle relazioni che ci hanno insegnato i nostri genitori.

Paolo mostra una forza inaudita, perché gli hanno insegnato a convivere col suo dolore, trovando le risorse attorno a lui. Francesca crolla e violenta una famiglia intera, perché non le hanno insegnato cosa è l’amore.

Da leggere.

E da ri-leggere.

 

 GGB

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La mia recensione di “Ti amo anima mia. Una storia di violenza”, di Najaa

Ti amo anima mia, Najaa - www.ilcorrieredelledonne.netCaro Visitatore,

è uscita una mia nuova recensione sul sito dell’associazione Libero Libri Macherio.

Il libro che oggi presento è Ti amo anima mia. Una storia di violenza, di Najaa

Quello che ti presento oggi è Ti amo anima mia. Una storia di violenza, romanzo testimonianza di Najaa. Il tema centrale è la violenza di genere, che Najaa ha subito da colui che ha scambiato l’amore per sottomissione.
Ho conosciuto l’autrice un pomeriggio invernale, alla stazione Termini. Avevo appena letto e commentato un suo scritto e già parlavamo di Ti amo anima mia, della difficoltà a promuoverlo, giacché scritto sotto pseudonimo, per la paura che lui potesse scoprirlo, e tornasse a perseguitarla.

Continua a leggere la recensione qui–>.