La mia recensione di “Venetia Nigra”, di Alessandro Vizzino

Caro Visitatore,

oggi ti pavenetia-nigrarlo del nuovo romanzo di Alessandro Vizzino, Venetia Nigra.

Seguo Vizzino quasi dagli esordi e ho sempre apprezzato la sua penna, pur in modo critico, prestando particolare attenzione agli scambi dialogici che intesseva nei suoi romanzi, talvolta criticandoli nella loro “scontatezza”. E lui lo sa, perché il bello del nostro scambio sui nostri scritti è stato quello di eliminare ogni vezzoso complimento dettato dall’amicizia, e criticarci, per crescere come persone e come autori. In modo trasparente e sincero.

Con la stessa trasparenza e sincerità, devo ammettere che con Venetia Nigra Alessandro ha letteralmente superato se stesso, battendo, per stile e capacità narrativa, tutti i suoi precedenti scritti.

Voglio partire da una frase che come lettore troverai nella prima pagina. Venezia (…) Una bellissima prostituta sfuggente: non si negava a nessuno, ma nessuno ne avrebbe mai colto la reale essenza, nemmeno possedendola un milione di volte. Un concetto che, con parole diverse, chiude anche il romanzo.

Credo che questa frase riassuma tutto lo sforzo fatto da Vizzino nello stendere questo scritto, perché il vero punto di forza di questo romanzo, oltre a una trama coinvolgente, a dei personaggi ben costruiti e a uno stile fluido e scorrevole, è l’ambientazione del romanzo, che si traduce nella capacità dell’autore di costruire letteralmente attorno al lettore una Venezia del 1700.

Chi avrà visitato Venezia avrà colto un tale fascino e una tale bellezza difficile da riprodurre in uno scritto di qualunque tipo. In molti l’hanno celebrata, in pochi sono riusciti a costruirla attorno ai lettori, con dovizia di particolari, permettendo loro di camminare tra le calli con i personaggi, di respirare l’aria veneziana assieme a loro, di sentire persino il rumore dell’acqua, il profumo intrigante di una città che si fatica a credere sia stata davvero costruita da una mano umana.

Per sfidare la sua bellezza e scegliere di trasporla in un romanzo, devi essere un pazzo o una penna di vero talento. O forse entrambe le cose. Perché il fallimento è dietro l’angolo, e consiste nel non riuscire a cogliere neanche un infinitesimo di tanta bellezza.

Vizzino è riuscito in questa impresa, sulle pagine di questo romanzo ha portato l’intrigo, la doppiezza dell’animo umano, l’amore, la virtù, la cupidigia, la brama di potere, ma, soprattutto, il suo amore spassionato per questa città, che si vede che ha visitato più e più volte, ciascuna con animo diverso. Ed era consapevole che, da prostituta, mai l’avrebbe colta del tutto, ma nell’umiltà di questa posizione, è riuscito a costruire un contesto d’azione ricchissimo di particolari, e funzionale alla storia, che esalta il suo valore, e il suo pregio, grazie al contesto che la circonda.

La “telecamera” che ha usato Vizzino per narrare la storia è passata dietro a ogni personaggio, il punto di vista narrativo muta di capitolo in capitolo, ma il contesto veneziano, l’ambientazione dei palazzi e delle calle, l’interno delle taverne, o delle botteghe, è l’onnipresente protagonista. La telecamera parte dall’ambiente e arriva ai personaggi, continuamente, per poi approfittare dei personaggi stessi per tornare all’ambiente. Lo stesso protagonista, Testier, spesso si perde, come l’autore, a celebrare con gli occhi ciò che lo circonda. Persino i dialoghi, i dialetti, le movenze dei personaggi richiamano il contesto storico scelto, facendo da specchio e rinforzando la bellezza delle ambientazioni architettoniche.

E sì, caro Visitatore, ho detto tanto del contesto e poco della storia, degli intrighi e delle (dis)avventure di Testier, ma davvero credo che la storia passi in secondo piano rispetto al valore che Vizzino ha voluto dare a Venezia.

La storia te la lascio scoprire, vale la pena leggerla, diverte, appassiona, ma resta quasi sospesa in una bolla, è una delle tante, tra personaggi inventati e realmente esistiti, che Venezia, nella sua eternità, racchiude.

E, mi permetto di dire, traspare quasi un messaggio intrinseco di Vizzino, che riformulo a parole mie: ti ho fregato, caro lettore, ho preso personaggi esistiti e inventati, ho cucito una storia, un intrigo, ma l’ho fatto apposta. Non era mia intenzione divertirti, ma avere una scusa, per portarti in una Venezia che profuma di storia e di mistero, per farti vibrare con me davanti a una bellezza eterna.

Chiudo con una considerazione sul Vizzino autore. Giuro che tre o quattro volte ho alzato lo sguardo verso l’angolo destro della pagina o, ancora, ho chiuso il libro per leggere il nome dell’autore, per verificare che avesse scritto proprio lui questo romanzo: il Vizzino che troverai tra queste pagine è un Vizzino completamente diverso dall’autore degli altri romanzi. Quasi irriconoscibile, per stile. Se con Trinacrime aveva sancito un netto miglioramento rispetto ai romanzi precedenti (senza nulla togliere al loro pregio), con Venetia Nigra ha sfidato e superato se stesso.

Caldamente consigliata la lettura.

 GGB

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