Anche a Collarmele ora c’è Una targa per la vita.

Caro Visitatore,

il 6 marzo, seguendo la campagna Una targa per la vita sono approdato con Alina a Collarmele (AQ).

Un paesino delizioso, soprattutto per la gente che ho incontrato. Era palpabile l’emozione della giunta comunale per questo evento, straordinariamente organizzato.

Io ero tra i relatori, assieme ad Annamaria Bacchetta, delle democratiche della provincia de L’Aquila, straordinaria promotrice della campagna, Roberta D’Avolio, sostituito procuratore del tribunale de L’Aquila e il sindaco Tonino Mostacci.

Interventi di livello, per la pretesa di un cambio culturale che coinvolga uomini e donne. Basta femminicidi, basta violenza fintamente definita come generata dall’amore, basta donne costrette a vendere il loro corpo.

E in questo cambio culturale occorre coinvolgere ogni istituzione, dai comuni alle regioni. Dunque continueremo , coinvolgendo ogni realtà possibile, e invitiamo ogni realtà a coivolgersi.

Un grazie speciale va ai cittadini di Collarmele, per la numerosa partecipazione, per le tante scarpe rosse portate, per l’orgoglio con cui hanno esposto questa targa nel loro comune.

A tutti loro, grazie.

 GGB

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Targhe per la vita: cambiamo la cultura.

Caro Visitatore,

ma che bella settimana è trascorsa, quanti segnali sono stati dati e che bello è stato viverli in prima persona.

Dopo le due targhe in memoria delle vittime di femminicidio esposte nel primo municipio di Roma, le prime nella Capitale, si spera di una lunga serie, sono andato a Sante Marie per l’esposizione di un’altra targa nella provincia de L’Aquila.

E’ stato emozionante parlare di fronte al consiglio comunale di Alina, autobiografia di una schiava, e di come la costrizione alla prostituzione sia parte integrante della violenza sulle donne.

E’ stata un’emozione conoscere persone del calibro di Lorenzo Berardinetti, sindaco di Sante Marie e consigliere regionale dell’Abruzzo, che ha preso come impegno istituzionale la lotta contro la violenza sulle donne, e di Anatolia Morelli, assessore, che si è spesa in prima persona per l’esposizione della targa, raccogliendo l’invito di Gilda Panella e di Anna Maria Bacchetta.

Ed è stata ancora più emozione conoscere l’avvocata Irma Conti, recentemente nominata Cavaliere della Repubblica per il suo impegno nella lotta alla violenza sulle donne.

E accanto a loro, rivedere Oria Gargano, fondatrice e presidente di Be Free, è stato inaspettato quanto illuminante. Parlare di diritti di ritorno a Roma, su un’autostrada semi-ghiacciata è stato riempire cuore e testa di nuove idee e stimoli. Perché le persone del calibro di Oria sono così: possono aprirti la mente in qualunque luogo, che sia un convegno o un’autostrada.

Assieme a Be Free ha fondato a Sante Marie una casa per i diritti delle donne, e non posso che augurarle un ottimo lavoro.

Sarebbe stata perfetta questa settimana, se non ci fossero state altre uccisioni di donne in parallelo con la nostra lotta per legalità e per la cultura del rispetto. Altre macchie rosse che si vanno ad aggiungere ad un elenco che ormai ha il tetro sapore di una guerra senza fine.

E allora auguri di buon lavoro a tutti noi, che ogni giorno ci battiamo per eliminare una violenza che non ha ragioni giustificabili, che uccide il diritto delle donne di essere libere di vivere, che massacra il senso stesso dell’essere uomini.

Che le targhe che oggi abbiamo messo, diventino già domani ricordo remoto di una violenza scomparsa in ogni società civile. Che ogni donna uccisa diventi emblema di una battaglia di civiltà finalmente vinta e cessata.

 

 GGB

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Una targa per la vita a Roma: il 25 novembre la giornata di Alina, per le donne.

Caro Visitatore,

Finalmente ce l’ho fatta, e dopo averci lavorato per un anno, sono riuscito a portare Una targa per la vita a Roma. O meglio, ci siamo riusciti io e Alina, autobiografia di una schiava.

E, meglio ancora, le targhe sono due.

Ricordi che a dicembre dello scorso anno il mio libro fece da testimonial all’affissione di una targa in memoria di tutte le vittime del femminicidio a Celano?

Fu un incontro importante, che mi stimolò a portare la targa a Roma. Tutto questo grazie a Gilda Panella, ideatrice della targa.

Questo il testo della targa:

IN MEMORIA DI TUTTE LE DONNE
MORTE PER MANO VIOLENTA
DI CHI DICEVA DI AMARLE.

IL I MUNICIPIO DI ROMA CAPITALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

Il 25 novembre 2015, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, in qualche modo è diventata la giornata di Alina.

Ecco il programma.

cover-Alina-2Mattina, ore 12:30.

Nel I municipio di Roma sarà affissa la prima targa nella sede del I Municipio, Lungotevere dei Pierleoni n. 1. Io sarò presente, con Alina.

Pomeriggio, ore 17:30. 

Sarà affissa la seconda targa nella sede dell’ex municipio XVII, a Circonvallazione Trionfale, 19. Seguirà la presentazione di Alina.

Sulla targa, ovviamente, non risulta Alina, sugli atti di delibera, discussi nel Consiglio municipale nemmeno.

Ed è giusto così, io ho solo portato una proposta, maturata nel percorso del mio romanzo. La scelta doveva essere politica, e dovevano essere i partiti, e la presidenza del I Municipio, a raccoglierla e a renderla possibile.

Sera, ore 20:30. Al TEATRO PETROLINI, Via Rubattino, 5 (zona Testaccio), l’amica Diana Iaconetti porta Cinque volti di donna, dedicati alle questioni di genere. Cinque monologhi di grande impatto emotivo. Uno dei volti sarà quello di Alina.

Domani nessuno ricorderà questo percorso, ed è un bene. Un bene maggiore sarebbe che nessuno, al di là del I Municipio in quanto istituzione, si intestasse la targa, per il messaggio che reca con sé.

Io mi accontenterò di far vedere la targa ai miei figli, perché apprendano il rispetto di genere.

Il mio percorso continua, ci sono altre realtà in cui portare la targa e il messaggio che reca con sé.

Per ora, col cuore, voglio ringraziare tutte le persone che hanno reso possibile questo evento:

Sabrina Alfonsi, Presidente I Municipio Roma Capitale.
Sara Lilli, Cons. I Municipio Roma Capitale.
Antonella Pollicita, I Municipio Roma Capitale.
Anna Papinutti, Ufficio Presidenza primo Municipio.
Letizia Gallacci, Segretaria ex PD Trionfale.
I partiti tutti che hanno votato la proposta.
Diana Iaconetti, attrice.

 GGB

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Una targa per la vita: e se diventasse davvero un ricordo?

Caro Visitatore,

sabato scorso sono andato a Celano, presso la sala consiliare del comune, per partecipare con il romanzo Alina, autobiografia di una schiava, all’evento Una targa per la vita, promosso dalle democratiche della provincia de L’Aquila. Parte del ricavato della vendita è andato in donazione al centro anti-violenza La casa delle donne di Sulmona.

L’obiettivo di Una targa per la vita  è apporre nella maggioranza dei comuni della provincia abruzzese una targa che ricordi la presenza di un’aberrazione nella nostra società: la violenza contro le donne e il femminicidio.

Tanti sono stati gli interventi che si sono susseguiti nella sala consiliare del comune di Celano, tanti gli esponenti istituzionali, esponenti di forze politiche (nessuna esclusa, hanno partecipato tutte) e del mondo della magistratura e del sociale.

Ogni intervento aveva un fil rouge comune: è utile o no una targa per smuovere le istituzioni?

E la stessa questione mi ha interrogato per tutto l’incontro. La risposta razionale è stato un chiaro . In un luogo istituzionale come una sala consiliare, la presenza di una targa può ricordare agli eletti presenti e futuri, che c’è un problema da affrontare, che occorre non dimenticarlo e fare tutto il possibile per agire e soprattutto prevenire.

La risposta emotiva, come sempre, mi ha portato più lontano, a un magari non fosse più necessaria, a tal punto da diventare non uno strumento di azione, ma di mero ricordo.

Ti spiego meglio. Come saprai, Roma è piena di targhe che celebrano e ricordano vari eventi che hanno attraversato la storia di questa città. Targhe per costruzioni di templi, chiese, ma anche targhe che ricordano partigiani uccisi, rastrellamenti, soldati caduti nei due grandi conflitti mondiali, esponenti del risorgimento e via dicendo.

Ricordo in particolare una targa, che scoprii per caso a ridosso del ponte degli Angeli (Castel Sant’Angelo). Essa ricordava che nel 1200 l’acqua del Tevere aveva raggiunto un livello di esondazione che oggi sarebbe impensabile in quel particolare punto della città. La targa è quasi invisibile, ci si deve soffermare per notarla. Quando la trovai ero in compagnia di mia moglie, che ancora conosceva poco Roma.

Mi chiese se fosse davvero possibile, oggi, una tale esondazione. Ci siamo risposti di no, gli argini sono troppo alti. Quella targa celebra un mero ricordo, il progresso ha reso l’uomo più abile a prevenire eventi infausti (con le dovute eccezioni tipicamente italiane che ben conosciamo).

Quale associazione tra le due targhe?

Ecco, nel corso di tutta la manifestazione di apposizione della targa, ho pensato a un sogno: che quella stessa targa diventasse il ricordo di un misfatto lontano, da non dimenticare perché non si ripeta più, ma appartenente a un passato di inciviltà moderna, ormai superato.

Ho immaginato gli occhi di un’ipotetico nipote su di me, guardarmi con occhi interrogativi, e chiedermi con la stessa innocenza che c’era nei miei occhi quando guardavo dal basso verso l’alto mio nonno, che mi indicava le targhe dei rastrellamenti a Roma:

“Ma davvero all’epoca tua succedevano queste cose?”

All’epoca di mio nonno, era lecito picchiare una donna per “rieducarla”. Oggi la consideriamo un’aberrazione, ed è un passo avanti non indifferente. Ma l’obiettivo di domani è renderlo un ricordo, un qualcosa che ha avuto una fine, è cessato, perché l’uomo ha saputo andare avanti, evolversi ed evolvere la società.

Questo è il vero obiettivo per la vita: l’evoluzione della specie e della civiltà, che passa anche per le targhe.

GGB