La mia radiointervista a Thomas Melis, autore di “A un passo dalla vita”

A un passo dalla vitaCaro Visitatore,

per la sedicesima puntata di Crisalide, con l’autore Thomas Melis e il suo romanzo A un passo dalla vita, passeremo dalla periferia di Firenze, immersa nella droga, nella prostituzione, nella violenza ai calici di champagne dei privè del centro città rinascimentale.

Assieme a Calisto, il protagonista, presenteremo quella che Mario Monti definì la “generazione perduta” (i nati dagli anni 80 in poi), delle scelte quasi obbligate che decidono la sopravvivenza, anche quando non è totalmente legale.

Una chiacchierata interessante, per un libro che fino a domenica 8 febbraio puoi scaricare gratis ;)

È una Firenze fredda, notturna e mai nominata quella che fa da palcoscenico alla storia di Calisto e dei suoi sodali, il Secco e Tamagotchi. La città è segnata dalla crisi globale, dietro l’opulenza pattinata del glorioso centro storico si nasconde la miseria dei quartieri periferici. Calisto è intelligente, ambizioso, arriva dal Meridione con un piano in mente e non ha intenzione di trasformarsi in una statistica sul mondo del precariato. Vuole tutto: tutto quello che la vita può offrire. Vuole lasciarsi alle spalle lo squallore della periferia – gli spacciatori albanesi, la prostituzione, il degrado, i rave illegali –, per conquistare lo scintillio delle bottiglie di champagne che innaffiano i privè del Nabucco e del Platinum, i due locali fashion più in voga della città. Calisto vuole tutto e sa come vincere la partita: diventando un pezzo da novanta del narcotraffico.
Cupamente, nella rappresentazione di un dramma collettivo della “generazione perduta”, schiava di un sistema socioeconomico degenere e illusa dalle favole di una televisione grottesca, si snoda questa storia di ingiustizie e tradimenti, ma anche di amicizie e amori forti tragicamente condannati. Perché il male non arriva mai per caso e la vita non dimentica mai nulla, non perdona mai nessuno.

Buon ascolto

GGB

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La mia radiointervista a Gualtiero Serafini, autore de “La Serpe Rossa”

Foto profilo GuàCaro Visitatore,

tredicesima puntata di Crisalide, seconda del filone Manifesto.

Ospite di oggi Gualtiero Serafini, autore de La Serpe Rossa, romanzo post-moderno di prossima uscita.

Autore e sceneggiatore, Gualtiero ci porterà in un futuro possibile, dove l’uomo cambia per non cambiare, dove l’evoluzione è tecnologica e scientifica ma non dell’uomo come essere pensante. Un romanzo ispirato al grande Poe.

2012. Un evento passato inosservato e tenuto nascosto. 2082. La Terra, suddivisa in principati, è oramai nelle mani di pochi. La fame di potere e ricchezza dei potenti hanno portato il genere umano all’autodistruzione. Esaurimento delle risorse ed inquinamento hanno lacerato profondamente la Terra. Gli uomini sono costretti ad indossare occhiali protettivi a causa delle piogge acide. Solo i più ricchi possono permettersi delle cavie, esseri mostruosi dalle sembianze umane da cui poter estrarre pezzi di ricambio come cuore, reni, fegato. In tutto questo emerge la bramosia del Principe Prospero di assoggettare il mondo e tutti gli altri Principi a lui, creando un virus dal nome Serpe Rossa in grado di contagiare ed uccidere chiunque nel giro di 24 ore. Virus che sfuggirà al suo controllo costringendolo, insieme ai suoi sudditi, tra cui un cardinale, un signore delle armi, il Primo Ministro, gli scienziati, un generale, a fuggire sulla sua stazione orbitante creata per ospitare fino a 28 persone dotata di ogni comfort e di laboratori dove poter studiare un antivirus estraendolo da una cavia, chiamata Calibano, perché solo le cavie sono immuni alla Serpe Rossa. Sulla stazione la vita delle 28 persone si svolgerà tra sotterfugi, intrighi, amori dove l’animo umano sarà messo a nudo. Alla fine, la salvezza del genere umano sarà nelle mani della Principessa Altaira, figlia di Prospero, e del Calibano. Oppure no?

Buon ascolto, con una puntata ricca di riflessioni sul sociale e sull’umanità.

GGB

La mia recensione a “Occhi di cielo & stelle”, di Nadia Nunzi

51TdUwRQZfL._AA258_PIkin4,BottomRight,-37,22_AA280_SH20_OU29_Caro Visitatore,

il libro che vado a presentarti oggi si intitola Occhi di cielo & stelle, di Nadia Nunzi.

“Occhi di Cielo&stelle” è un racconto che ha, come protagonisti, una ragazza molto giovane ed un anziano signore.
Due persone apparentemente molto diverse tra loro ma legate da una stessa passione per la scrittura.
Si incontrano in chat per caso, con due nomignoli insoliti , che sembrano incastrarsi alla perfezione.
Si conoscono solo nel virtuale, dove sono celati dall’ombra dell’ambiguità solita di quel contesto e non si scoprono mai più di tanto, fino ad arrivare a perdersi definitivamente.
E’ un testo semplice che parla dell’enigmatico mondo virtuale.
Di quello che riesce a compiere la nostra immaginazione, portandoci a riflettere, ma anche della distrazione che un corpo può darci se affiancato alle parole.

Ho conosciuto per caso questa autrice sui social network e ne è nato uno bellissimo scambio, con una recensione “al buio”, come mi piace chiamarla: leggersi reciprocamente, per poi scrivere una recensione e inviarla nello stesso identico giorno, senza anticipare nulla, in modo da garantire l’oggettività della valutazione e non dipendere emotivamente dal giudizio dell’altro. In questo tipo di recensioni può accadere tranquillamente che uno dei due stronchi il romanzo dell’altro, pur ricevendo lodi.

Nel momento in cui sto scrivendo questa recensione, dunque, non ho idea di cosa penserà Nadia di Selvaggia, i Chiaroscuri di Personalità, e francamente non mi interessa, perché questa formula di scambio mi dà piena libertà di giudizio come lettore. Provala, caro Visitatore, fa uscire da tanta finzione e dal mercimonio che si crea nell’io recensisco te, tu me, volemose bene.

Vanno portati avanti solo i romanzi che meritano, per quelli che non meritano ci sia l’oblio, perché solo così i romanzi che valgono possono andare avanti.

Questa premessa per parlarti del libro di Nadia Nunzi, e ad essa aggiungerò un detto, antico quanto Confucio:  Di tre individui che mi passano accanto, uno potrebbe essere il mio maestro. Oggi, sinceramente, ho trovato una maestra.

Sì, perché è quello che ho pensato leggendo Occhi di cielo & stelle. Sai che spesso valuto negativamente i romanzi, sono un lettore puntiglioso e cerco anche il pelo nell’uovo, oggi mi sento di chinare il capo e fare chapeau! a Nadia, perché a parte due piccole critiche, è un romanzo breve che, per come è scritto, mi ha lasciato senza fiato.

Immagini accattivanti, metafore stupende e una vera e propria poesia in prosa, a cui va aggiunta una sintonizzazione sulle emozioni davvero accattivante. Il racconto di Nadia ha tutti gli ingredienti che mi fanno gustare un racconto.

71fyBTvFMNLE’ una storia a tratti malinconica, ma scritta con una leggerezza e una poetica disarmante, mi è molto piaciuto come Nadia abbia creato un vero e proprio continuum tra l’anima e il corpo dei protagonisti, corpo percepibile (come nel caso della giovane Nives) o corpo immaginato, come nel caso dell’anziano scrittore che si palesa solo in chat. Un continuum che dona una visione a trecentosessanta gradi dei personaggi, senza trascurare nulla.

E, spesso, accade che un’emozione o sensazione non sia citata direttamente, ma passi attraverso una meravigliosa metafora, in cui Nadia Nunzi dimostra di padroneggiare con grande facilità le parole, cucendole insieme e donandole al lettore, che viene dolcemente accarezzato dal risultato. Una melodia che mi ha stupito e che non sembra essere costruita e artificiale, sembra che le parole siano nate già disposte in quelle metafore e in questa melodia e si siano naturalmente poggiate sul foglio, a beneficio del lettore.

Ecco perché considero Nadia una maestra, se imparerò mai a scrivere come lei, avrò raggiunto un eccellente risultato.

E una battuta lasciamela fare: scrivendoci su facebook mi ha confessato che questo romanzo è stato scritto in giovane età ed è una prova per lei, per capire se il suo stile piace o meno. Nel frattempo sta scrivendo un’opera che sente maggiormente sua. Se questa è una prova, figuriamoci cosa sarà il suo vero romanzo! ;)

Molto accattivante lo sconosciuto scrittore, che Nives si ritrova in chat. Un autore famoso, di cui non si dice il nome, potrebbe essere chiunque, che dopo il tanto successo si gode ora la compagnia della sua solitudine. Malinconico anche lui, come la protagonista: Cibarti delle mie idee rischia di renderti cinerea e il grigio è un colore che non si addice ad una ragazza. Ma Nives cinerea lo è già, chiusa nel suo mondo di parole, poco socievole, a tratti bipolare, ma capace, grazie all’astuzia narrativa di Nadia, di entrare subito in sintonia emotiva con il lettore, che non riesce a non provare simpatia (sympatheia, soffrire insieme) per lei.

Ti ho anticipato due piccole critiche (sì lo so, sono puntiglioso e quelle non mancano mai). Non mi è piaciuto il titolo né mi ha attirato la copertina. Come sai, valuto sempre un romanzo a partire da questi due elementi, immaginandomi in una libreria a percorrere con lo sguardo i libri. Probabilmente, trovandomelo davanti sarei passato oltre, perdendomi una storia che vale la pena leggere, per i motivi che ti ho già citato.

La copertina appare un po’ infantile mentre il titolo non rende giustizia alla bravura di Nadia né rende conto del contenuto.

Bene, e che ora, in questa valutazione al buio, stronchi pure il mio romanzo o lo valuti in positivo. Mi interessa essere più lettore che autore, ho letto un romanzo piacevole che mi ha fatto vibrare per come è scritto, e dal suo dono posso solo apprendere.

Consigliata la lettura, a 1,49 euro su Amazon.

GGB

 

 

 

La mia recensione a “Bruciate lentamente”, di Fabio Casto

41ObJR86AEL._AA258_PIkin4,BottomRight,-45,22_AA280_SH20_OU29_Caro Visitatore,

oggi ti parlo di Bruciate Lentamente, romanzo di Fabio Casto, disponibile in e-book e gentilmente donatomi dall’autore, che ringrazio.

Un po’ di sinossi per cominciare.

Pac è un diserbante dell’economia, un promotore finanziario che viene inviato presso quelle realtà microeconomiche apparentemente innocue ma considerate potenzialmente ostili agli interessi del mercato globale, col compito di estirparle proponendo ogni sorta di truffa capace di soffocarle dai debiti o assoggettarne il controllo. 
Pac è anche estremamente convinto che il mondo per come lo si conosce stia per collassare, che si sia prossimi a un’inevitabile apocalisse. Fonte di tale convinzione sono i numerosi segni della fine dei tempi che lui interpreta come inequivocabili e che lo spingono ad accelerare il suo piano di fuga, ossia la costruzione di quello che negli antichi testi indiani era chiamato vimana, una navicella spaziale. A questo scopo si affida a Samuel, un oscuro personaggio che gli procura dispositivi e attrezzature aerospaziali di contrabbando e del quale non conosce nulla, se non un recapito telefonico. 
Ma quando questo lo contatta dicendogli di esser stato rapito da ribelli maoisti in un monte in Nepal, Pac si vede costretto a tornare là dove ha da poco concluso un’operazione, a incasinare i suoi piani, a stringere una sincera amicizia con uno yak e a subire i deliri di un’autoproclamata divinità reincarnata. Mentre la fine dei tempi si avvicina e Oscar continua a vivere in una grotta.

Come avrai notato, si tratta di un romanzo che gioca tra la realtà e la fantascienza.

Voglio parlartene utilizzando alcune parole chiave: descrizioni, linguaggio, storia e personaggio principale.

Le descrizioni, troppe a mio avviso, così come le riflessioni. E’ un romanzo di 307 pagine, che probabilmente potrebbe essere scorciato fino a dimezzarlo. Naturalmente è una scelta dell’autore, che rispetto, ma da lettore ho trovato il ritmo della narrazione troppo altalenante, avvincente in alcuni punti, tremendamente lento in altri, proprio in quei passaggi ricchi di descrizioni che in certi frangenti annoiavano non poco.

Spesso predominano i giri di parole, ed ecco forse il senso nascosto del titolo: bruciate lentamente, perché sembra che l’autore ti cucini a fuoco lento, e questa battuta la scrivo per parlarti del pregio principale di Fabio Casto. Non sono giri di parole scontati o banali, sono sì troppi, ma sono di livello. Quello che ho apprezzato sopra ogni cosa, e di cui mi complimento con l’autore, è il linguaggio ricercato e di livello. Fabio utilizza dei termini poco frequenti, alcuni li ho anche dovuti cercare sul vocabolario, ma li ha incastonati ad arte nel testo, in modo da renderli comprensibili e di facile fruizione (poi, la mia sete di sapere mi porta a usare il vocabolario per analizzare il termine in tutte le sue sfumature).

E’ un libro che andrebbe letto già solo per il linguaggio che utilizza, per la capacità di Fabio di tessere le parole assieme, in questo è un artista. L’unica cosa che ho poco apprezzato, come ho già detto, è un po’ di prolissità nelle descrizioni e nelle riflessioni, quest’ultime incastonate male, che vanno a rallentare bruscamente la narrazione.

Per farti un esempio, a pagina 50 ancora non si è entrati nel vivo della storia, e non sai quali pieghe prenderà, occorre aspettare metà libro perché la storia diventi avvincente. Sia chiaro, la capacità espositiva di Fabio compensa l’eccessività descrittiva e riflessiva: ci sono troppe riflessioni e descrizioni, ma sono di livello.

Accanto a questo va aggiunto la capacità di Fabio di aumentare improvvisamente il ritmo del racconto e l’utilizzo di uno humor molto apprezzabile.

Mi soffermo poi sulla storia, e dietro ad essa è lapalissiana una cultura eccezionale di Fabio, specie nel campo delle religioni antiche, della tecnologia e della geografia. Fabio ti fa girare l’India e il Nepal portandoti per mano, capacità che non è da tutti. E’ come girare luoghi magici con una guida troppo chiacchierona ma con un vocabolario invidiabile e con una cultura che tradisce una preparazione approfondita, comprensibile anche ai meno esperti.

Non è digeribile da subito la storia, sia in corso di lettura che appena chiuso il libro. Occorre rifletterci un poco sopra, comprenderla, fermarsi a riflettere. Anche perché spesso Fabio non dice chiaramente ma lascia intendere. E parlando di un’Apocalisse in arrivo dove non ci sono quattro cavalieri o gli oramai consueti Maya, ma religioni e popolazioni che si perdono nella notte dei tempi, la prospettiva non è facile da masticare. Tanto di nuovo da conoscere, anche perché l’autore non lascia nulla al caso.

E poi c’è il personaggio principale, Pac (un nome insolito per l’uomo Pac… Pac Man…? O.o ). Un personaggio che quasi silenziosamente compie una rivoluzione copernicana nel suo carattere. Inizialmente ostico al lettore (e molto interessante per il sottoscritto), cinico, narciso, mitomane, affetto da anoressia mentale (a tal proposito mi piace come lo hai collegato alle fissazioni della madre, che faceva jogging con lui in braccio… ma il padre?)… improvvisamente lo si ritrova meno mitomane, costantemente cinico, ma straordinariamente simpatico e capace di provare una qualche forma di sentimento umano (e no, visitatore, non stiamo parlando di amore! Eureka, il primo romanzo che leggo senza una storia d’amore dentro, escludendo uno strano affetto del protagonista per uno Yak e per un altro mitomane che si crede una divinità decadente e decaduta…).

E a metà libro ci si ritrova a chiedersi: ma è lo stesso Pac? Cioè il Pac di prima? Proprio Pac Man? Ma non trovi una stonatura, Fabio te lo ha fatto crescere ed evolvere sotto gli occhi, silenziosamente. Notevole.

Come è notevole l’attenzione che l’autore dona al linguaggio non verbale del corpo. Che sia un gesto o una piccola mimica facciale, Casto fa parlare al 90% il corpo dei personaggi e per il restante 10% la loro voce (e no, visitatore, non mancano i dialoghi, anzi ce ne sono anche tanti). Questa attenzione al non verbale l’ho davvero apprezzata ed è difficile da trovare nei romanzi, quasi tutti noi fossimo solo voce e non gestualità (e qualunque corso o libro di comunicazione vi rivelerà che è l’esatto contrario).

Beh, caro Visitatore, ti ho accennato le mie riflessioni su Bruciate lentamente di Fabio Casto. Credo che, con una buona dose di pazienza per la sua prolissità, sia da leggere anche solo per il suo ammirevole vocabolario. ;)

 GGB

La mia radiointervista a Tommaso Occhiogrosso, autore di “Metà carne, metà ricordo”

booksCaro Visitatore,

il romanzo che ti presento oggi, nella XXVII puntata di Crisalide, è di Tommaso Occhiogrosso e si intitola Metà carne, metà ricordo.

Hektor è un artista di candele. La sua bottega in via dei Martiri pare un luogo di culto, a volte tetro, a volte luminoso. I suoi clienti non sono acquirenti qualsiasi, sono anime. Nel covo del candelaio si illuminano vite e zone scure, si raccontano solitudini e speranze. A far luce sulle verità c’è Hektor, abbandonato da piccolo alla cura dei nonni. E c’è il suo gemello mai nato: la malattia. Hektor è un borderline. O bianco, o nero. Come l’arte delle sue candele. Tra Carne (i clienti, il presente) e Ricordo (il passato, la malattia) giunge zia Sara, una psicologa con un passato da farsi perdonare. Attraverso i clienti della bottega, conoscerà Hektor e la sua malattia, tentando di ricucire una ferita lunga una vita.

Una ventina di minuti di intervista, in cui Tommaso è riuscito a dire tutto, incuriosendo me e l’ascoltatore.

Ma, soprattutto, venti minuti in cui siamo riusciti a creare moltissime connessioni, ragionando in modo sistemico, con un’empatia difficile da trovare al telefono. Riascoltando l’intervista, mi sono stupito di quante ne abbiamo trovate, parlando poi di una patologia, come quella borderline, che rompe le relazioni.

Non mi perdo in chiacchiere, perché Tommaso ha detto tutto e ha comunicato le giuste emozioni, e difficilmente potrei aggiungere altro.  ;)

Buon ascolto!

GGB

La mia radiointervista a Flavio D. Lamb, autore de “Il venditore di bibbie”

388725_copertina_frontcover_iconCaro  Visitatore,

la XXVI puntata di Radiovortice ci porta a Bologna, da Flavio Lamb, che ci parlerà de Il venditore di Bibbieromanzo auto-pubblicato, che ho avuto modo di commentare in una delle mie recensioni.

Parleremo dei sopravvissuti al 12 dicembre, i trentenni di oggi, con le loro ambizioni, speranze, con i lavori frustranti che si ritrovano oggi a fare, dove prevale la logica capitalistica del soldo, anche sopra i sentimenti.

Tra le opinioni dei lettori, le associazioni geniali che Lamb fa tra i nomi e i cognomi dei protagonisti, e la critica velata e spietata a una società che mortifica giovani e anziani, caro Visitatore, eccoti l’esordio di livello di Flavio Lamb.

Un vecchio rassegnato alla sua incurabile vecchiaia apre la porta di casa a un ragazzone sorridente che cerca nell’arredo spunti di conversazione, come se non fosse lì per vendergli qualcosa. Una giovane aspirante grande venditrice, arrivata in anticipo alla riunione-festino della sua azienda, ascolta attraverso il soffietto il training che si volge dall’altra parte. Tecniche di vendita estreme e vita sessuale nella norma della generazione sopravvissuta al 2012.

Buon ascolto!

GGB

 

La mia radiointervista a Sabrina Papa, autrice di “Non sono pazza”

51EwK4kG7+L._AA258_PIkin4,BottomRight,-36,22_AA280_SH20_OU29_Caro Visitatore,

puntata infrasettimanale, oggi dedicata a Sabrina Papa, vulcanica autrice siciliana, che presenterà la sua opera di esordio,  Non sono pazza.

Qui la sinossi:

La notte prese il sopravvento…
Non so da quanti giorni non chiudevo le palpebre senza che la mente non cominciasse a urlare: «Sei nei guai»; «Nessuno ti crede»; «Sei finita!»
Alla fine la stanchezza mi ha sopraffatto!

Un libro fra amore ed erotismo, fra consapevolezza del proprio io e la perdita della ragione.

 

Buon ascolto!

GGB

 

La mia recensione a “Lo scopatore di anime”, di Pablo T

Beh, tra tanti scrittori da confezione di cioccolatini,

pronti a caramellarvi il cuore,

ce ne voleva pure uno che sapesse scoparvi di brutto l’anima.

(Pablo T)

copCaro Visitatore,

Non so quanto Lo scopatore di anime, The fucker of soul generation, romanzo di Pablo T già presentato a Radiovortice, sia riuscito nel suo intento di scoparmi l’anima. Vero è che la provocazione iniziale ha raccolto il mio interesse nella lettura e senza dubbio è un libro capace di dare una considerevole scrollata al genere umano, per le riflessioni e stimolazioni che Pablo mette in bocca al protagonista Rendié, per lo stile volutamente provocatorio e sopra le righe.

Probabilmente, e lo testimoniano le interviste passate e in procinto di pubblicazione che avrai modo di ascoltare, la mia anima è abbastanza affine a quella di Pablo, quanto basta per evitare le scopate, ma sperare che altre anime si facciano scopare e stimolare in positivo da questo testo underground e ricco di spunti di riflessione.

Un po’ di sinossi:

Rendié è un artista squattrinato. Non il solito artista di strada, stereotipato, conforme allo stile che si è scelto e pronto a riempirsi la bocca di poesia. Rendié è diverso: diverso dal mondo, diverso tra gli altri, diverso da tutti e da tutto ciò che lo circonda. Rendié rifiuta la compagnia della società, dei colleghi di lavoro, del coinquilino sordo e ingombrante, della padrona di casa invadente. Ma Rendié non è un misantropo: vuole solo circondarsi di persone vere, di quelle che “ti lasciano un vuoto incolmabile” e “non ti lasciano solo colmo di vuoto”, come AL il clochard o Nadine la “puttana matta”. Tra un bicchiere di whisky e una Camel, Rendié si innamora di Regina, anima affine alla sua con la quale però non è in grado di aprirsi. Sarà il suo ultimo atto di ripudio e strafottenza nei confronti del sistema e dell’umanità a far sì che un’insperata felicità si apra, inattesa, al suo cuore. Lo scopatore di anime è un nuovo manifesto in controtendenza, una sorta di laboratorio. Una spremuta di paure, incoscienze, canti profetici, follia, amore, ribellione. Una fata Morgana visibile solo ai vostri cuori. Un piccolo scandalo che vi farà riflettere.

Partiamo da due piccole critiche, sono le uniche due, per questo le metto all’inizio, non ne troverai altre, essendo Pablo un autore di spessore e con un livello culturale invidiabile.

La prima è un eccessivo utilizzo della virgola. Non è un errore , ma come una percezione di stonatura rispetto a ciò che il testo vuole trasmettere: passione, rabbia, una bella scossa per invitare il lettore a prendere parte a una vera e propria rivoluzione culturale dove l’arte possa rinascere con un nuovo significato.  Pablo pretende un posizionamento da parte di chi crea arte e questo non può che trovarmi concorde. Pablo trasmette questo concetto con una passione che esplode nelle sue pagine. Ma essa è come frenata dall’eccessiva presenza di incisi e virgole. Ma già qui sono pronto a contraddirmi, forse ero io a volere che gridasse più forte, che non facesse pause, incisi, che non fosse il Pablo posato, che abbatte i vitelli dorati pacatamente,  ma il Pablo incazzato, che gli idoli di una cultura falsa e ipocrita è capace di spazzarli via con frasi che non lasciano pause al lettore.

In secondo luogo, il lettore si aspetta una storia, come suggerisce la trama, ma dovrà attendere il terzo capitolo. Pablo non narra da subito, inizia da un bel ceffone emotivo e culturale, non accompagna il lettore per mano per poi scuoterlo. Lo scuote per bene e poi inizia a narrare. Più che una critica vera e propria, qui si pone una domanda critica: siamo sicuri sia la scelta migliore? Va bene non essere scrittori di caramelle, ma possiamo scuotere il lettore così, da subito? Forse Pablo può… Io avrei preso per mano il lettore per poi scuoterlo cammin facendo.

Il libro scorre sotto gli occhi (al di là del proliferare di incisi), è un uragano di cultura, di cambiamento, di poesia nuova che penetra nelle orecchie e negli occhi. E finalmente respiri aria nuova, buona, quella dell’underground (non è un controsenso, leggere per credere, astenersi puritani e falsi distributori di cultura: ne uscirete pieni di lividi).

Ho impiegato due settimane per leggerlo, ho rallentato all’estremo la velocità per segnarmi frasi e passaggi, ho scarabocchiato il libro fino all’inverosimile di pensieri e riflessioni che Pablo mi ha stimolato. Ecco cosa amo di un buon libro: rovinarlo, farlo mio, imprestabile, renderlo parte indissolubile di me. Ho conosciuto persone che trattavano libri come opere d’arte, ben disposti sulla libreria e talmente intonsi da mettere in dubbio il fatto stesso di essere stato letti. No, i libri si consumano, i libri sono un arricchimento e questa ricchezza devi consumarla fino in fondo. Odio quando mi prestano libri. Lì devo stare attento, non devo rovinarlo, devo trattarlo con i guanti  segnare le mie frasi su pezzi di carta… sembra di dormire nello stesso letto con la persona che hai desiderato per decenni della tua vita e non poterla avere, ma solo osservare.

Ma torniamo a Pablo. Non troverai un autore che si adegua al lettore, è il lettore a doversi adeguare a lui: Pablo lo riempie di metafore e poesia, incastra le parole ad arte, ti devi fermare, Visitatore, sottolineare frasi. Ogni periodo è un arricchimento in più, uno strumento nel proprio bagaglio culturale per tenere testa alla sua scrollata. Forse è in tal senso che Pablo ha deciso di accompagnare il lettore.

Ciò che ho amato di più di questo libro? I collegamenti e i confronti culturali che ho creato nella mente. Solo chi sa giocare con la cultura può stimolarli.

E se ascolterai le due interviste che ho Radiovortice ha fatto a Pablo e ai membri del manifesto, scoprirai il grido di una cultura nuova, che non si vende, che si condivide, ma che soprattutto è libera e irriverente.

Ora, mi sono limitato a un commento sommario sul libro-manifesto di Pablo T. Tra qualche giorno, posterò degli approfondimenti stimolati dalla lettura del testo. Scriverli qui di seguito sarebbe controproducente e renderebbe la recensione eccessivamente lunga.

A te visitatore, mi limito ad aggiungere questo: la scuola insegna a leggere e a scrivere, Pablo T insegna a rendere queste capacità non dei semplici talenti, ma arte.

Provare per credere ;-)

E se sei di Roma, puoi evitare di ordinare il libro: ti aspetta alla Feltrinelli di Largo Argentina.

GGB

Ti presento “Alina, autobiografia di una schiava”

cover-Alina-2Caro Visitatore,

Oggi festeggio con te l’uscita del mio nuovo romanzo, Alina, autobiografia di una schiava.

È una storia che mi ha coinvolto molto, sia cognitivamente, facendo varie ricerche sul mondo della prostituzione, tramite l’università, i media e le interviste alle schiave di strada, sia emotivamente, perché sentirai parlare la protagonista in prima persona. Mi sono perciò immedesimato in una giovane donna vittima di abuso.

Per presentartelo al meglio, utilizzerò alcune FAQ. ;)

Perché hai scelto questa tematica?

Perché ho trovato un mondo che urla nel silenzio della strada la sua sofferenza, che è sotto i nostri occhi, che maschera con la sua provocazione l’abuso. Ho voluto superare il muro di silenzio che non ci fa vedere, capovolgere lo sguardo, osservare la mia città, il mio Paese e i miei connazionali con i suoi occhi. Non ho voluto parlare di Alina ma essere Alina, non ho voluto descrivere la sua sofferenza, ho voluto provarla. E il lettore sentirà parlare lei e non di lei. Io uscirò completamente dalla storia.

Sarà un’autobiografia, non una biografia.

Sei riuscito a essere Alina, a rendere reali le sue emozioni, tu che sei un uomo?

Ho fatto leggere la storia a un campione di uomini e donne e ho avuto riscontri molto positivi. Sarai tu, da lettore, a confermarlo o meno, crescerò ancora grazie alla tua opinione.

Sì, ma la trama qual’è?

Anche nella sinossi ho voluto far parlare Alina, uscendo di scena.

Mi chiamo Alina, ho diciassette anni e sono una prostituta. 
Sono nata a Praga, ma le catene di questa schiavitù mi tengono prigioniera a Roma.
Questa è la mia storia, un racconto dove una farfalla, simbolo di libertà, diventa uno stemma di schiavitù, dove l’eroina non è la protagonista, ma uno strumento di sottomissione. Tra le violenze, gli stupri e gli inganni, tra le mura di un lager nascosto e di un CIE legalizzato, ti narrerò come una donna può essere trasformata in un oggetto per soddisfare le voluttà del dio denaro. Attraverso il mio desiderio di libertà e la mia lotta per restare donna, ti svelerò che nel terzo millennio le schiavitù non sono ancora terminate. Ti donerò i miei occhi, le mie lacrime e la mia voce, come ho fatto con l’autore di questo romanzo, per rivelarti ciò che è sotto il tuo sguardo e che non puoi vedere, una visione nuova per uscire da un copione fatto da sguardi distolti e catene negate.

Come posso acquistare il romanzo?

Data l’importanza del tema, e dato che la considero la mia storia più importante (pensa, esisteva già quando ho pubblicato Selvaggia nel 2012, lo avevo appena terminato), io e l’editore abbiamo voluto promuoverlo al meglio, rendendolo prenotabile per un mese a un prezzo speciale, con 4 euro di sconto. Un prezzo irripetibile e arriverà direttamente a casa tua, con pacco spedizione tracciato (non sia mai si perda).

Fico, quando scade la promo e dove devo acquistarlo? 

Clicca qui e segui le facili istruzioni, la promo scadrà il marzo, manca poco.

Posso leggere un pezzo prima?

Certo, clicca qui. Sono sicuro che la piccola Alina stimolerà il tuo interesse.

Ma se lo prenoto e mi arriva a casa non avrò la dedica…

Prima che partano le spedizioni, andrò alla casa editrice e scriverò una dedica per ogni copia venduta, prima che parta. Avrai dunque una dedica personalizzata.

Ma si dice che acquistandolo avrò un regalo, è vero?

Sì, è scritto anche nella prefazione. Ti manderò una storia inedita, un romanzo breve intitolato Claudia, questo bimbo non s’ha da fare. In pratica al prezzo di un libro ne avrai due. E il secondo potrai leggerlo solo tu e le persone a cui vorrai inviarlo. Non è pubblicato, è privatizzato. Infatti non ti dirò di che parla, ti rivelerò solo che alla base c’è un tema sociale molto dibattuto nel nostro Paese, che ho trattato in modo leggero, divertente ed emotivamente intrigante.

E perché me lo regali?

Perché la cosa più importante è il rapporto con il lettore. Io non ho dubbi che la storia ti porterà ad acquistare il libro. Ma io non voglio che tu lo compri e basta, voglio che tu lo legga e che scopra ciò che ho scoperto io. Il libro in regalo sarà per ringraziarti.

Okay, tutto bellissimo, ma ho una curiosità, esiste Alina?

Quando avrai terminato la lettura del romanzo, una sera prendi la tua macchina ed esci in strada. Guarda la prima prostituta che trovi. Guardala, non c’è nulla di male a farlo. E scoprirai che il tuo guardare diventerà vedere. Non ti abbaglierà più la sua bellezza e il suo invito ad andare con lei. Vedrai dietro il suo sguardo, parafrasando il titolo della silloge di Bagli, e troverai Alina.

So che dietro la stampa del libro c’è una vera squadra.

Devo ringraziare molte persone. Vado in ordine temporale.

Valeria Vecchi, Lucandrea Massaro, Rolanda Skita e mia madre, che sono stati i primi a leggere e a valutare questa storia.

Ciro Pinto, per il suo lavoro di editing e consiglio.

Alessandro Vizzino, come editore e per i consigli stilistici che mi ha dato.

Ilaria Nicciana, per la prefazione e con lei Francesca Venzi, Francesca Fiorucci, Sergio Di Giangregiorio del progetto soliloquiamente per il trailer di prossima uscita.

Un ringraziamento particolare va a Simone Del Popolo, fotografo, per la copertina.

La mia radiointervista a Sergio Boffetti, autore di “Quando la pioggia corre”

QLPCCaro Visitatore,

Oggi per la XXI puntata di Crisalide ti presento Quando la pioggia corre e il suo autore, Sergio Boffetti.

Quando ho letto la trama, ho pensato di acquistarlo. Sentire le risposte di Sergio alle mie domande mi ha convinto del tutto.

Lo leggerò e ti dirò che ne penso.

Siamo partiti dal titolo, Quando la pioggia corre, nato dalla scritta di un treno, mentre Sergio era in viaggio, a cui era caduta una T. When the rain run. E da lí il viaggio fisico si è trasformato in viaggio mentale.

E il viaggio lo si trova, assieme alle emozioni, protagonista di questa storia, assieme a te che ne sarai lettore. Perché il protagonista non ha nome, e dunque ha il tuo. Ti farà viaggiare con lui.

Io ho aspettative molto alte, spero di passartele attraverso l’intervista  ;-)

GGB