Dieci cose che è utile sapere a proposito della prostituzione

Caro Visitatore,

cover-Alina-2dopo la pubblicazione di Alina, autobiografia di una schiava, mi sto informando ancora sulla prostituzione.

Alina non rappresenta un punto di arrivo, mi piace pensarlo più come punto di partenza, o comunque intermedio, di un percorso che possiamo fare assieme, autore e lettore.

Ho scovato un articolo di Giorgia Serughetti, su Europa, del 28 marzo 2014 (contemporaneo all’uscita di Alina. A saperlo…), intitolato Dieci cose che è utile sapere a proposito della prostituzione, a sua volta ispirato al saggio di Giulia Garofalo Geymonat, Vendere e comprare sesso.

Voglio riportarlo e citarlo, per promuoverlo e spronare una riflessione.

Scrive Giorgia: Periodicamente si riaccende la discussione politica su come regolare il fenomeno della prostituzione: legalizzare il commercio sessuale? Proibirlo? Ogni soluzione fa insorgere agguerriti schieramenti di persone favorevoli e contrarie, tra le donne ma non solo. Il punto però è: cosa sappiamo della prostituzione? Siamo in grado di formarci un’opinione informata su un tema così controverso? La risposta, se dobbiamo guardare al panorama dell’informazione di massa, è: faticosamente. I pregiudizi tendono quasi sempre ad avere la meglio sulla conoscenza.

(…) Giulia Garofalo Geymonat (…) è una ricercatrice che da molti anni si occupa di studiare il mercato del sesso, e confessa fin dall’inizio che qui ci troviamo di fronte a “quanto di più sfuggente si possa immaginare, difficile da osservare, forse impossibile da capire fino in fondo – perfino se lo si frequenta”. 

Ecco i dieci punti con cui Giorgia Serughetti ha riassunto Vendere e comprare sesso.

download1) Che cosa è la prostituzione?  È prostituzione quando una donna (o uomo o persona trans) sollecita esplicitamente denaro o bene materiale definito, o viceversa il suo (o sua) partner (che diventa allora cliente) offre esplicitamente denaro o bene definito in cambio di un altrettanto chiaro servizio sessuale. Chiarezza dello scambio, quindi. Ma c’è qualcos’altro che accomuna tutte le persone che lavorano nel mercato del sesso, ed è lo stigma della prostituzione, ovvero quell’insieme di opinioni, comportamenti, leggi che isolano, discriminano e puniscono chiunque scambi il proprio lavoro sessuale in maniera esplicita in cambio di denaro.

2) Chi vende e chi compra sesso?  In Europa le/i sex workers sarebbero 1-2 milioni. In Italia le stime sulle persone che si prostituiscono si aggirano fra 50.000 e 100.000: circa la metà lavora al chiuso, l’altra metà in strada. Tra le/gli street worker, l’80% è costituito da donne, il 15% da persone trans e il 5% da uomini. Il 10% del totale si stima abbia meno di 18 anni. Dal lato della “domanda” troviamo invece stime che oscillano tra 2 milioni e mezzo e 9 milioni di clienti per l’Italia, 40 milioni per l’intera Europa.

3) Qual è la sua storia? Il cosiddetto mestiere più antico del mondo non è affatto sempre esistito nelle forme che conosciamo. Ed è stato molto diverso, nei secoli, anche il modo in cui i poteri pubblici hanno trattato il fenomeno: tollerandolo, proibendolo, confinandolo, controllandolo… L’attuale legge italiana, voluta dalla socialista Lina Merlin che le ha dato il nome, è erede della stagione storica dell’abolizionismo che dalla seconda metà dell’Ottocento ha contestato e abbattuto in molti paesi il sistema delle case chiuse, che prevedeva l’obbligo di registrazione per le prostitute, i controlli sanitari, l’ospedalizzata forzata in caso di malattie.

4) Quali contraddizioni ha la norma abolizionista? Dal 1982, il Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute denuncia gli abusi che subisce chi lavora nel mercato del sesso e i paradossi prodotti dalla legge, come il fatto che una sex worker è direttamente punibile se lavora con altre colleghe, se si fa pubblicità, se impiega una segretaria. È inoltre facilmente sfrattabile da casa propria (in particolare, ma non solo, se ci lavora), ricattabile se ha anche un altro lavoro e costretta a una doppia vita se vuole evitare che le siano tolti i figli, o che suo marito venga incriminato.

images5) Quali opzioni nel nostro Paese dopo la legge Merlin? L’Italia è quel paese in cui ad ogni legislatura viene depositato in Parlamento almeno un nuovo progetto di legge sulla prostituzione, e in cui nessun progetto arriva in discussione. Dal 1958 non è stata mai dibattuta né approvata nessuna riforma della legge Merlin.

6) Il modello neo-proibizionista: In Europa e nel mondo si sono andate delineando due grandi alternative. Uno è il modello neo-proibizionista, adottato dalla Svezia, e poi da Norvegia e Islanda, verso cui pende oggi anche il favore del Parlamento Europeo. È un sistema contestato dai movimenti delle/i sex worker perché, mentre dichiara di voler proteggere chi si prostituisce punendo chi compra i suoi servizi (il cliente), in realtà provoca non la contrazione dell’industria, ma piuttosto un aumento della vulnerabilità delle sex worker. Gli effetti sono quelli, conosciuti, della criminalizzazione tout court: aumento della violenza e degli abusi verso le sex worker, aumento dell’incidenza di Hiv/Aids e malattie sessualmente trasmissibili fra sex worker e in tutta la popolazione sessualmente attiva, aumento della prostituzione forzata e minorile, e generale peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita delle sex worker.

7) Il modello alternativo, il neo-regolamentarismo: diffuso in Olanda, Germania e Svizzera legalizza i bordelli stabilendo regole e garantendo diritti per chi lavora nel mercato del sesso. Anche questo presenta però dei limiti, secondo l’autrice, il più grande dei quali è il fatto che in molti casi “le sex worker che non hanno la cittadinanza europea sono obbligate a lavorare nel sommerso”, perché non hanno permesso di soggiorno.

8) La terza opzione: il modello neozelandese. C’è poi, fuori dall’Europa, un modello che convince molti di coloro che, “pur critici dei modelli di legalizzazione sperimentati da Olanda e Germania, sono attenti ai diritti delle e deisex worker”: quello neozelandese. Secondo Giulia Garofalo Geymonat, la Nuova Zelanda è stato l’unico paese a seguire il principio “banale eppure rivoluzionario” secondo cui è impossibile difendere le persone che si prostituiscono senza una loro diretta partecipazione alle decisioni. Qui le cooperative e le piccole imprese autonome di lavoro sessuale non necessitano di licenze e permessi formali, che invece sono obbligatori per i grandi business. In questo modo, si manifesta “la volontà di favorire le imprese indipendenti e cooperative, dove le sex worker hanno un maggiore controllo del proprio lavoro”. La prostituzione non è vietata in nessun luogo, secondo l’idea di fondo che qualunque forma di criminalizzazione (della prostituzione adulta e consenziente) rende le prostitute più vulnerabili. “Le risorse pubbliche sono invece investite nel sostegno attivo delle iniziative – il più possibile delegate ad associazioni specializzate – di mediazione del conflitto, prevenzione e cura sanitaria, lotta allo sfruttamento, alla violenza e alla prostituzione forzata e minorile”.

9) Non si può prescindere dalla coattività e dalla tratta: Nessuna discussione pubblica sulla prostituzione può prescindere dal problema di come contrastare i fenomeni di tratta e sfruttamento che colpiscono in particolare le persone migranti. E qui bisogna fare attenzione, perché il rischio è che i sistemi antitratta finiscano in realtà per danneggiare proprio le persone che intendono proteggere. Ad esempio in Inghilterra, Svezia, Germania, una volta che una persona è stata identificata come vittima di tratta, viene sì accolta e protetta durante il processo contro i propri trafficanti, ma alla conclusione del procedimento viene rimpatriata, “riaccompagnata cioè a casa, nel paese da cui proviene, dal quale voleva però andarsene, e dove la aspettano tutti i problemi che ha lasciato, ma anche, probabilmente vendetta, violenza e stigmatizzazione legata al precedente fallito progetto migratorio e al lavoro sessuale”.

10) In una cosa, il nostro paese è all’avanguardia: La normativa italiana sulla tratta, ricorda l’autrice, è discussa come buona pratica in tutto il mondo. Il modello italiano fa i conti con la realtà dei progetti migratori delle vittime di tratta, che vorrebbero restare: la sua originalità sta nel fatto che le vittime, anche senza denunciare gli sfruttatori, possono ottenere un permesso di soggiorno per protezione sociale convertibile in permesso di lavoro,o di studio, sono sostenute nella ricerca del lavoro e inserite in un percorso di migrazione legale. Abbiamo dunque almeno una certezza: non toccare l’articolo 18 del Testo Unico sull’immigrazione che ha reso possibile tutto questo. Piuttosto, puntiamo a rendere il più possibile efficaci gli interventi, con finanziamenti adeguati.

Conclude però Giorgia Serughetti: C’è però una questione che solleva Giulia Garofalo Geymonat in questo agile ma esaustivo lavoro di informazione, ed è una domanda che merita l’attenzione di ciascuna e ciascuno, qualunque sia la posizione in merito alla prostituzione: È giusto continuare a cercare di cambiare le cose alienando le persone stesse, le sex worker, dalla lotta contro l’abuso e lo sfruttamento che avvengono su di loro?

E tu, caro Visitatore, cosa ne pensi?

 GGB

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Alina a Genova

13133085_525798904294552_7298442711386643821_nCaro Visitatore,

lo scorso venerdì sono andato a Genova a presentare Alina, autobiografia di una schiava, grazie alla casa editrice Edizioni Drawup che mi ha voluto, ancora una volta, come ospite.

La prima considerazione da fare è proprio sulla casa editrice, sul lavoro positivo che sta facendo, sui testi, sempre più di livello, che sta pubblicando. Ne parlavo con Alessandro Vizzino e Giulia Vertucci in serata: hanno fatto tanta strada, e hanno il dono di mettere i loro autori e i loro libri al primo posto.

Presentavano con me:

– Daniela di Cicco, con il suo Eis Aei

– Alessandra Cinque, con La mia risposta

– Giampiero Villavecchia, con Caseggiato Primo

– Margherita Firpo, con Una matrioska di anime

Il tutto all’interno di una bellissima cornice a ridosso del mare. la Biblioteca internazionale Edmondo De Amicis, dove ho avuto l’occasione, e anche l’onore, di conoscere (finalmente!) un’autrice da me molto apprezzata, Paola Farah Giorgi, di cui ti ho parlato in merito al suo ultimo libro.

E’ stata una bellissima serata ricca di incontri ed esperienze.

13226781_1066872010037166_3457000531291643489_nIl mio umore è calato solo per l’alloggio, che era a pochi passi dall’Acquario di Genova e dalla location della presentazione, in pieno centro storico, tra i vicoli stracolmi di prostitute. In ogni stradina, trovi seduta una donna, pronta vendersi, lo sguardo spento e la morte negli occhi. Non ammiccano, non chiedono, sembrano essere lì, a disposizione, pronte a essere prese e condotte chissà dove. Rassegnate.

Africane, per lo più, ma anche cinesi e italiane. Ho girato tra i vicoli, in piena notte, per perlustrare la situazione. Ma la cosa che più mi ha colpito è stata la risposta dell’albergatore, un saccente nato, oserei definirlo: tra i vicoli di Genova, come in altre città, vedi Bari, è così. In fondo fanno colore.

Fanno colore? Perdonami il francesismo, caro Visitatore, ma in fondo ambiamo ad essere internazionali, cosa stra-cazzo vuol dire fanno colore? Se prendessi quell’albergatore, lo riempissi di botte e lo costringessi a vendersi con loro e a portarmi i soldi, sarebbe contento di partecipare a colorare la città? 

Confesso di non avergli risposto. A volte non c’è nulla da rispondere, non c’è considerazione che riesco a dare.

Continuo a pensare che tanto lavoro c’è ancora da fare. Io continuo a girare, a scrivere di prostituzione e femminicidio. Ho un terzo romanzo pronto, ma ancora tentenno a pubblicarlo. Perché sono convinto che c’è ancora tanto da fare per Alina.

 GGB

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A spasso per la prostituzione

Caro Visitatore,

è appena uscito il mio articolo  …non donna di provincia ma bordello, su Patrioti.org.

Un piccolo spunto per riflettere e per conoscere le politiche attuali pro e anti legalizzazione a livello Europeo.

Ecco l’incipit e il link per proseguire la lettura.

Come qualche lettore saprà, sono autore di un romanzo che ha la pretesa di parlare di prostituzione di strada, Alina, autobiografia di una schiava. Quando lo scrissi, la mia idea era quella di mettere al centro le emozioni di una schiava di strada, narrando la sua storia in prima persona, mettendomi nei suoi panni e permettendo al lettore di fare lo stesso movimento empatico. Il romanzo fu il frutto di un lungo lavoro di dialogo e interviste con le protagoniste dei marciapiedi e con gli operatori di strada.

Una volta pubblicato, ho avuto quasi l’illusione che il mio lavoro di ricerca fosse terminato. Mi sbagliavo. Perché nel presentarlo in più contesti e in più città, mi sono reso conto di quanto sia importante un’altra ricerca, quella che tenta di rispondere a una domanda che emerge in ogni presentazione: quali soluzioni alla schiavizzazione delle donne? Non già da autore, ma da cittadino, sento che è una domanda a cui sia giusto ricercare una risposta, per quanto difficile da trovare. Perché quello che faccio sempre presente, quando la questione mi viene posta, è che ogni soluzione ha un rovescio della medaglia, un qualcosa che non risolve il problema. Faccio presente anche che quei gruppi (stati, religioni ecc.) che nei temi roventi (prostituzione, droga, e via dicendo) sono andati verso l’estremo liberismo o al contrario verso l’eccessivo proibizionismo, hanno avuto paradossalmente lo stesso effetto: lo sviluppo di problematiche come la pedofilia. Quando si dà tutto, si vuole anche l’impossibile. Quando si priva tutto, il nascosto dona l’illusione di libero arbitrio che consente tutto. È un caso che la pedofilia sia maggiormente presente nelle religioni più puritane e che in Olanda (esempio di liberismo assoluto) si sia pensato a un partito pro-pedofilia?

–> Continua a leggere su Patrioti.org

Marino e Alemanno: con le schiave non si parla di decoro, ma di dignità e libertà.

Recente la proposta del sindaco di zonizzare la prostituzione.

«Purtroppo non è una decisione del sindaco – ha detto – ma sarei favorevole a che ci siano zone dove è consentita e zone dove non lo è». «Questo dilagare della prostituzione non solo arreca un danno al decoro della città – aggiunge – ma crea situazioni di disagio gravissimo ad alcuni quartieri».

Una proposta, dunque, che lascia il tempo che trova, non rientrando nelle competenze del sindaco.

È una modalità che risolverebbe il problema?

Probabilmente no.

Di sicuro c’è un forte passo avanti rispetto alle ordinanze di Alemanna memoria, che andavano a multare le prostitute  (oltre che i clienti) per offesa al pubblico decoro, laddove l’unico decoro offeso era la dignità delle schiave di strada. L’effetto era stato quello di spostare la prostituzione in periferia, in zone meno sicure.

Ma rendere alcune zone a luci rosse e altre a luci spente, risolve il problema principale di schiacciare una volta per tutte la schiavizzazione delle donne? È qui che ruota il problema.

E alla base della proposta c’è l’errore comune, tra il vecchio e nuovo sindaco, tra l’uomo nero e l’uomo rosso, di considerare la prostituzione un problema di decoro e non di dignità e libertà personale.

E al sindaco Marino, ringraziandolo per non aver confermato l’inutile ordinanza del precedessore, vorrei rivolgere queste domande:

Che beneficio porta alla schiava avere un posto adatto in cui battere?

Come vengono scelti i luoghi deputati alla prostituzione? Cosa distingue un quartiere adatto da uno non adatto?

Come si evita che il pappone sfrutti la schiava?

La proposta potrebbe pure andare bene, ma non dovrebbe essere (almeno) conseguenza di una legge nazionale che legalizzi la prostituzione?

E, ancora, una legge di legalizzazione, è realmente efficace, se non è accompagnata dall’investimento in prevenzione nelle scuole e nei centri di aggregazioni, che curi la socioaffettività, la relazionalità, e che porti a non considerare più l’altro come semplice oggetto di piacere?

Intanto, lascio qui di seguito le conseguenze delle ordinanze dell’ex sindaco Alemanno, tratte da Alina, autobiografia di una schiava.

Non ripetiamo lo stesso errore.

cover-Alina-2‹‹ Guarda Alina, guarda che meravigliosa notizia! ››

Mi sventolò il foglio davanti agli occhi. Era un giornale italiano, probabilmente; mi sforzai di guardare quelle piccole lettere senza senso che mi sfilavano davanti. Girai il mio sguardo verso Dia, ammettendo imbarazzata:

‹‹ Mi dispiace… l’italiano non lo so leggere…››

‹‹ No? Ma lo parli così bene!›› esclamò Dia, amareggiata.

‹‹ Mi hanno insegnato a parlarlo… ma non so né leggerlo né scriverlo…››

Dia aveva invece imparato in poco tempo. Diceva che saper leggere e scrivere era una dote unicamente umana. E se volevamo ribellarci, se volevamo aspirare alla libertà, era inutile provare a scappare, dovevamo iniziare dalla base a ricostruire la nostra dignità di esseri umani. Imparare a leggere e a scrivere la lingua di quel Paese, oltre che a parlarla, era il primo passo. E dentro di me pensavo che avesse ragione, anche se non mi ero mai sforzata di capire quelle scritte che vedevo intorno a me.

Dia aveva venticinque anni. Non sapeva perché la sua famiglia avesse fatto quella folle scelta di venderla, ma la sua socievolezza la rendeva per noi una sorta di leader. Naturalmente questa sua voglia di libertà e di dignità le avevano creato non pochi problemi con Marco, che comunque a poco a poco era riuscito a piegarla, solo con le buone maniere. In fondo, Dia aveva un carattere molto fragile.

‹‹ Accidenti Alina. Volevo che mi dicessi se avevo capito bene questo articolo. Nessuna delle altre sa leggere l’italiano…››

‹‹ Cosa dice? ››

‹‹ L’ho trovato nella macchina di un cliente e me lo sono fatta regalare. Dice che il Sindaco di Roma ha emanato un decreto contro la prostituzione.››

‹‹ E quindi? ››

‹‹ Le prostitute saranno multate se scoperte a battere sui marciapiedi della città, così come i clienti che si fermeranno. Ci saranno controlli a tappeto e telecamere ovunque! Almeno così ho letto…››

‹‹ E qual è la buona notizia? ›› chiesi titubante.

‹‹ Non capisci, Alina? Se faranno controlli continui e ci multeranno, per Marco diventeremo più una spesa che un guadagno! Non saremo più costrette ad andare sui marciapiedi.››

Ci fu un urlo di gioia da parte di tutte. Le voci si accalcavano una sopra l’altra:

‹‹ Ci lasceranno libere!››

‹‹ Ci faranno tornare a casa!››

O ci ammazzeranno, pensai con un brivido lungo la schiena, allontanandomi dalla calca.

(…)

‹‹ Avete visto?! ››

‹‹ Ora ci dirà che siamo libere! ››

‹‹ Si torna a casa! ››

(Marco) alzò poi la mano col suo sorriso strafottente e il brusio cessò immediatamente.

‹‹ Dovete sapere che l’Italia è un bel Paese. Fondamentalmente ci sono delle cose che sono e restano intoccabili, come la prostituzione. Esiste un detto qui: fatta la legge, trovato l’inganno. Il decreto non mira ad abbattere la prostituzione, almeno non realmente. Difatti controllano e multano voi e i vostri clienti senza andare a cercare chi c’è dietro di voi. In pratica c’è l’idea che voi, con i vostri corpicini belli in mostra, da offrire ai clienti, offendiate la morale pubblica. Come si dice, però, se l’occhio non vede il cuore non duole.››

Rimase il silenzio, freddo, glaciale, da parte di tutte noi.

‹‹ Basterà che usciate con normalissimi vestiti eleganti e vi mettiate alle fermate degli autobus per evitare multe e controlli. All’apparenza sembrerete normali ragazze che aspettano i mezzi notturni. E nessuno può fermare e controllare una ragazza che sta ferma per strada, se ben vestita: dovrebbero controllare tutta Roma! I clienti vi riconosceranno benissimo, così come i cittadini e la polizia. Ma nessuno potrà dirvi nulla perché, così facendo, non violerete nessuna morale, almeno in apparenza. Naturalmente molto dipenderà dal vostro comportamento: evitate moine esagerate per far avvicinare clienti. Sta a voi rendere come prima, cambiando atteggiamento. La prima che mi porta una multa, o meno soldi, o si fa beccare a parlare con la polizia, la scorticherò viva con le mie mani!››

 

***

 

Quella sera tornai sul marciapiede a vendere il mio corpo. L’unica differenza era nel mio vestiario. Non uscivo più mezza nuda, ma con i pantaloni e la maglietta aderente. Mi diedero perfino un giacchetto da mettere.

Passarono le volanti della polizia, rallentando nel vedermi, ma andarono oltre. Passarono i clienti e si fermarono a caricarmi sulle loro macchine. Tutto rimase come prima, coperto da un velo di ipocrita moralità, in modo che nessuno si offendesse nel vedere le prostitute battere. La vera prostituzione, quella che ci aveva reso schiave, nessuno la combatté.

 

‹‹ Sai cosa si dice dell’Italia, Alina? Che sia un Paese pieno di brava gente. Spero che un giorno tu possa vedere le sue meraviglie.››

‹‹ Ci andremo insieme, nonna!››

GGB

La sconosciuta, rendila nota

immCaro Visitatore,

tempo fa mi è capitato di vedere La sconosciuta, di Giuseppe Tornatore, film del 2006. Mi è stato consigliato da una lettrice, per le tematiche legate al mio romanzo, Alina, autobiografia di una schiava.

Arricchito da un cast d’eccezione (Favino, Gerini, Degli Esposti, Buy, Molina) è un film che incolla allo schermo, che emoziona, che rivela a poco a poco una commovente e dolorosa trama. Non per nulla ha vinto diversi e importanti premi.

Ammetto di essermelo perso, tanto al cinema quanto nelle sue diverse riproduzioni alla televisione, e ammetto di essermi perso un film davvero intenso, che gioca sul flashback e su un passato di schiavitù che ha caratterizzato la vita della protagonista Irena. Gli spettatori scoprono a poco a poco che ella era stata oggetto di un’indicibile violenza fisica e psicologica, e costretta da ‘Muffa’, il suo ‘protettore’ aguzzino, a dare alla luce nove bambini, tutti quanti a lei strappati fin dalla nascita e venduti a famiglie adottive.

Non ha il carattere di denuncia della schiavitù, essa è più utilizzata per arricchire il thriller che caratterizza tutto il film.

Fa però riflettere sul tema prostituzione, emoziona, e soprattutto mette al centro la femminilità di una donna di un personaggio femminile che con forza cerca di riconquistare un pezzo della sua vita e della sua dignità, che le è stato rubato con il ricatto e la violenza. A fronteggiare il suo bisogno materno, la madre adottiva della presunta figlia di Irena, magistralmente interpretata da Claudia Gerini.

Più sullo sfondo il personaggio maschile, assente (come Favino), ipocrita (come il portiere del palazzo dove lavora Irena) o violento (come Muffa, interpretato da Michele Placido). Ne usciamo benissimo noi uomini…

Fa riflettere ed emoziona, e raggiunge così gli scopi che si era prefissato, e che ha in comune con il mio romanzo.

Se come me te lo sei perso, è tempo di rimediare ;)

GGB

Ecco come ho presentato Alina, sulle note di De Andrè

Caro Visitatore,

oggi voglio far parlare le immagini della presentazione, scrivendo pochissimo, come ho fatto il 10 aprile, nel debutto di Alina, autobiografia di una schiava. Ho fatto parlare lei, attraverso la voce di Diana Iaconetti. Ho lasciato che gli altri ne parlassero, come Lucandrea Massaro, giornalista, che ha presentato la serata e il Consigliere Comunale Giulia Tempesta, che gentilmente è venuta a dare il suo contributo politico

Io mi sono ritagliato uno spazio di pochi minuti. Perché questo è il senso del romanzo: è Alina che parla, io le ho solo prestato le mani per scrivere la sua storia e le sue emozioni. E non è facile stare nei panni di una giovane donna vittima di tratta e di costrizione alla prostituzione.

Ma sento, per ora, di aver raggiunto il risultato. Dopo la presentazione, c’è chi anche durante la cena ha voluto parlarne, con me o con gli altri presenti, in una sala gremita di gente (e ringrazio l’associazione Chiaraidea per la sua ospitalità nella splendida location di Circo Massimo).

E ora, voglio condividere le immagini della serata con te, sulle note di un grande, che di prostituzione ha parlato molto, e con una poesia eccezionale. :)

GGB

Ti presento “Alina, autobiografia di una schiava”

cover-Alina-2Caro Visitatore,

Oggi festeggio con te l’uscita del mio nuovo romanzo, Alina, autobiografia di una schiava.

È una storia che mi ha coinvolto molto, sia cognitivamente, facendo varie ricerche sul mondo della prostituzione, tramite l’università, i media e le interviste alle schiave di strada, sia emotivamente, perché sentirai parlare la protagonista in prima persona. Mi sono perciò immedesimato in una giovane donna vittima di abuso.

Per presentartelo al meglio, utilizzerò alcune FAQ. ;)

Perché hai scelto questa tematica?

Perché ho trovato un mondo che urla nel silenzio della strada la sua sofferenza, che è sotto i nostri occhi, che maschera con la sua provocazione l’abuso. Ho voluto superare il muro di silenzio che non ci fa vedere, capovolgere lo sguardo, osservare la mia città, il mio Paese e i miei connazionali con i suoi occhi. Non ho voluto parlare di Alina ma essere Alina, non ho voluto descrivere la sua sofferenza, ho voluto provarla. E il lettore sentirà parlare lei e non di lei. Io uscirò completamente dalla storia.

Sarà un’autobiografia, non una biografia.

Sei riuscito a essere Alina, a rendere reali le sue emozioni, tu che sei un uomo?

Ho fatto leggere la storia a un campione di uomini e donne e ho avuto riscontri molto positivi. Sarai tu, da lettore, a confermarlo o meno, crescerò ancora grazie alla tua opinione.

Sì, ma la trama qual’è?

Anche nella sinossi ho voluto far parlare Alina, uscendo di scena.

Mi chiamo Alina, ho diciassette anni e sono una prostituta. 
Sono nata a Praga, ma le catene di questa schiavitù mi tengono prigioniera a Roma.
Questa è la mia storia, un racconto dove una farfalla, simbolo di libertà, diventa uno stemma di schiavitù, dove l’eroina non è la protagonista, ma uno strumento di sottomissione. Tra le violenze, gli stupri e gli inganni, tra le mura di un lager nascosto e di un CIE legalizzato, ti narrerò come una donna può essere trasformata in un oggetto per soddisfare le voluttà del dio denaro. Attraverso il mio desiderio di libertà e la mia lotta per restare donna, ti svelerò che nel terzo millennio le schiavitù non sono ancora terminate. Ti donerò i miei occhi, le mie lacrime e la mia voce, come ho fatto con l’autore di questo romanzo, per rivelarti ciò che è sotto il tuo sguardo e che non puoi vedere, una visione nuova per uscire da un copione fatto da sguardi distolti e catene negate.

Come posso acquistare il romanzo?

Data l’importanza del tema, e dato che la considero la mia storia più importante (pensa, esisteva già quando ho pubblicato Selvaggia nel 2012, lo avevo appena terminato), io e l’editore abbiamo voluto promuoverlo al meglio, rendendolo prenotabile per un mese a un prezzo speciale, con 4 euro di sconto. Un prezzo irripetibile e arriverà direttamente a casa tua, con pacco spedizione tracciato (non sia mai si perda).

Fico, quando scade la promo e dove devo acquistarlo? 

Clicca qui e segui le facili istruzioni, la promo scadrà il marzo, manca poco.

Posso leggere un pezzo prima?

Certo, clicca qui. Sono sicuro che la piccola Alina stimolerà il tuo interesse.

Ma se lo prenoto e mi arriva a casa non avrò la dedica…

Prima che partano le spedizioni, andrò alla casa editrice e scriverò una dedica per ogni copia venduta, prima che parta. Avrai dunque una dedica personalizzata.

Ma si dice che acquistandolo avrò un regalo, è vero?

Sì, è scritto anche nella prefazione. Ti manderò una storia inedita, un romanzo breve intitolato Claudia, questo bimbo non s’ha da fare. In pratica al prezzo di un libro ne avrai due. E il secondo potrai leggerlo solo tu e le persone a cui vorrai inviarlo. Non è pubblicato, è privatizzato. Infatti non ti dirò di che parla, ti rivelerò solo che alla base c’è un tema sociale molto dibattuto nel nostro Paese, che ho trattato in modo leggero, divertente ed emotivamente intrigante.

E perché me lo regali?

Perché la cosa più importante è il rapporto con il lettore. Io non ho dubbi che la storia ti porterà ad acquistare il libro. Ma io non voglio che tu lo compri e basta, voglio che tu lo legga e che scopra ciò che ho scoperto io. Il libro in regalo sarà per ringraziarti.

Okay, tutto bellissimo, ma ho una curiosità, esiste Alina?

Quando avrai terminato la lettura del romanzo, una sera prendi la tua macchina ed esci in strada. Guarda la prima prostituta che trovi. Guardala, non c’è nulla di male a farlo. E scoprirai che il tuo guardare diventerà vedere. Non ti abbaglierà più la sua bellezza e il suo invito ad andare con lei. Vedrai dietro il suo sguardo, parafrasando il titolo della silloge di Bagli, e troverai Alina.

So che dietro la stampa del libro c’è una vera squadra.

Devo ringraziare molte persone. Vado in ordine temporale.

Valeria Vecchi, Lucandrea Massaro, Rolanda Skita e mia madre, che sono stati i primi a leggere e a valutare questa storia.

Ciro Pinto, per il suo lavoro di editing e consiglio.

Alessandro Vizzino, come editore e per i consigli stilistici che mi ha dato.

Ilaria Nicciana, per la prefazione e con lei Francesca Venzi, Francesca Fiorucci, Sergio Di Giangregiorio del progetto soliloquiamente per il trailer di prossima uscita.

Un ringraziamento particolare va a Simone Del Popolo, fotografo, per la copertina.