La mia recensione di “Come un’eclissi solare”, di David Valentini

Sono le anime vaganti che s’incontrano nei primi venti anni di vita

che restano attaccate dentro come un nuovo strato di pelle

41WJbkHiD2L._SX341_BO1,204,203,200_Caro Visitatore,

il libro che oggi commento è Come un’eclissi solare, di David Valentini. Quando un libro ti costringe a prendere la matita in mano e a sottolineare quei passaggi, quelle frasi, che ti entrano dentro, e che proprio non vuoi perderti, sta sortendo un effetto positivo su di te. Quando, da psicoterapeuta, ti ritrovi a citare il libro in seduta per un passaggio che potrebbe essere significativo per l’altro, allora ha fatto molto di più.

Questo è il libro di David Valentini, ventottenne romano, che ha voluto creare una realtà in qualche modo borderline. Si immagina ricercatore italiano trapiantato a Londra, sposato, con una figlia, che torna a Roma e nel vedere l’amico, non un amico qualunque, ma l’amico tanto amato e perso senza un reale perché, si ritrova a ripercorrere la sua adolescenza, la nostra adolescenza, dal momento che siamo quasi coetanei. Definisco questo stato borderline, perché mi sono ritrovato sospeso assieme all’autore in un momento dove al contempo ancora non si è (che io sappia non vive a Londra, non ha figlie) e si è già stati in giovinezza.

Un momento di stasi di una ricchezza impressionante, a metà tra ciò che è stato e ciò che sarà. E con le giuste parole, con uno stile poetico e toccante David regala un quadro di pensieri ed emozioni davvero notevole, ben intessuti tra loro e cangianti.

Bellissima la distanza/vicinanza che crea con Alberto, l’amico che stimola i suoi pensieri, tanto vicini da potersi toccare, riconoscere, rivivere, eppure così lontani, senza un perché. Come un’eclissi solare, per un lungo tempo i nostri astri si sono avvicinati e poi sovrapposti, e i corsi di pensiero armonizzati al punto da non poter quasi più distinguere l’uno dall’altro. poi, ineluttabilmente, le nostre luci hanno vacillato. In un gioco di specchi, Alberto, così cambiato dall’adolescente ribelle che era, ora in giacca e cravatta, i capelli corti, riporta il protagonista-narrante alle gioie e ai dolori della sua giovinezza. E parliamo di una giovinezza che accomuna oggi tanti trentenni, quindi dell’altro ieri.

Ma il vero talento che scopro in David Valentini è il suo stile morbido, la sua capacità di scegliere il termine giusto in ogni frase, il saper selezionare le parole con cura. Non parole comuni, banali, ma quelle che entrano dentro e toccano corde profonde, che sanno far sorridere, commuovere, che creano nostalgia, malinconia e speranza. David Valentini ha la possibilità di entrare in quella rara categoria di autori non commerciali, che sanno davvero emozionare e far vibrare. E io me lo vedo lì, a ragionare anche ore su una parola da inserire, quella giusta, quella che ti toccherà l’anima.

Ed è un bel talento.

Consigliato.

 GGB

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La mia intervista a Mattia Tarantino, di “Alka-Seltzer”

13059871_575556585954547_1327799854_n (1)Caro Visitatore,

Nella settima puntata di Crisalide sarà ospite Mattia Tarantino, direttore della rivista on line Alka-Seltzer, che promuovendo poesie e racconti, ha raggiunto in poco più di un anno di vita ben 10000 visualizzazioni mensili.

Mattia Tarantino parlerà della rivista, dei ragazzi che vi scrivono, della loro filosofia, dedita soprattutto alla ricerca e all’apprendimento, perché non si può scrivere nulla, se prima non si è fatta un’ampia ricerca di formazione.

In fondo, siamo nani sulle spalle di giganti.

A fine puntata, Mattia ci leggerà una delle tre poesie della sezione “VOI”,  I vostri figli, una denuncia sociale contro l’utero in affitto che qui trovi per intero. Le altre poesie della sezione sono I vostri arcobaleni e La vostra cortesia.

Buon ascolto!

 GGB

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La mia radiointervista a Mauro Cesaretti, autore di “Se è Poesia, lo sarà per sempre”

Caro Visitatore,

Nella sesta puntata di Crisalide sarà nostro ospite Mauro Cesaretti, un giovanissimo poeta che ha all’attivo già due pubblicazioni, Se è Vita, lo sarà per sempre e Se è Poesia, lo sarà per sempre. Presto uscirà la terza silloge, a completare una trilogia chiamata Infinito.

Ma la vera forza di Mauro è di essere artista a 360 gradi. Oltre alla poesia Mauro ha studiato come musicista e attore di teatro, arrivando a mescolare i vari generi di arte, riportando in auge, per esempio, la Body Poetry.

E non solo. Mauro ha ripreso le tematiche del romanticismo, fondando una corrente definita Neo-Romanticismo.

Tutto questo te lo spiegherà lui. 

Io voglio soffermarmi su un particolare. Durante la puntata ascolteremo Mauro decantare alcune delle sue poesie, l’ultima delle quali ha sancito l’uscita dell’intervista proprio in questo giorno speciale, il 19 marzo. 

A suo padre, a mio padre, a tutti i padri che non ci sono più, ma vivono nel nostro ricordo, voglio dedicare questa puntata di Crisalide.

Buon ascolto!

 GGB

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La mia radiointervista a Marco Emilio Boga, autore di “Ad un passo tra la mente e il cuore”

Ad un passo tra la mente e il cuoreCaro Visitatore,

nella terza puntata di Crisalide intervisteremo un giovane poeta, Marco Emilio Boga, che ha all’attivo già tre sillogi poetiche.

Insieme a noi presenterà l’ultima di queste tre, Ad un passo tra la mente e il cuore.

Assieme a lui parleremo dello spazio che occupa il poeta, un limbo sospeso tra razionalità e irrazionalità, tra ragione ed emozione, dove una lente privilegiata permette di prendere il noto e donargli un nuovo significato.

Per noi, Marco Emilio leggerà Anima, la poesia più rappresentativa della silloge, che se vogliamo rappresenta anche quel limbo citato poc’anzi, lo spazio equidistante (o equamente vicino) tra la mente e il cuore.

Le musiche di sottofondo sono, come sempre, di Sergio Di Giangregorio.

Buon ascolto!

 GGB

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La mia recensione di “Antizibaldone 2.0″, di Roberta Fausta Ilaria Visone

Caro Visitatore,

Oggi ti presento quello che la stessa autrice definisce essere un libriccino, Antizibaldone 2.0, raccolta di poesie (e non solo) della giovane Roberta Fausta Ilaria Visone.

Devo confessare che ho aperto il suddetto  libriccino con molte perplessità. Temevo una raccolta di poesie di una giovane adolescente innamorata della vita e dell’amore, che nel suo narcismo si innalzava al celebre Leopardi.

Ma la prefazione mi ha spinto a darle fiducia. Il citare nel titolo Leopardi potrebbe sembrare autocelebrazione e mancanza di umiltà, eppure l’autrice,  nelle sue citazioni, che non richiamano solo il Leopardi, mostra la sua consapevolezza di essere figlia di giganti difficilmente raggiungibili. Li guarda dal basso verso l’alto, creando il suo castello di sabbia, nel fissare le rocche della poesia e della letteratura internazionale.

E nonostante le prime poesie mi confermassero la visione dell’adolescente innamorata dell’amore, ho voluto continuare a darle fiducia, scoprendo un diamante grezzo, che con l’esperienza può davvero raffinarsi.

Confesso che tra tante ultra trentenni che mi chiedono recensioni, con libri adolescenziali di vampiri e paranormali innamorati, preferisco una giovane che timidamente si è ritagliata il suo spazio, accostando poesie immature a piccoli capolavori. Un talento in erba da seguire.

Mi piace dunque la variabilità di questa aspirante poetessa. Mi piace il suo sperimentarsi e il suo spiegare al lettore, con poche frasi, lo stile che usa e il perché abbia raggruppato date poesie in date sezioni.

Mi piace che abbia scelto di miscellare poesie in italiano, in inglese, in francese e in tedesco.

La Visone passa da versi meno belli, adolescenziali, che sembrano il testo di una canzone, con detti di uso comune, già utilizzati da molti e che non premiano l’originalità (es. The show must go on), ad altri brevi e armonici, accattivanti. Per lo più sono versi prosaici, con un ritmo poetico.

Traspaiono la solitudine e l’attesa dell’amore, come una metà che si sente vuota senza la controparte, per formare un tutto. La Visone sembra amare l’amore.

C’è poi una piccola prosa, con uno stile narrativo da social network, tranne che per alcune pennellate di metafore davvero accattivanti. La storia potrebbe essere la trama per uno splendido romanzo.

Frammenti di vita è la parte che più mi è piaciuta, svela un vero talento di Roberta. Non conoscevo la corrente delle One Image poetry, che vede in Ezra Pound il massimo esponente, ma è un ambito in cui l’autrice mostra un grande talento, e qui credo dovrebbe maggiormente proseguire, come spero voglia cimentarsi per lo più nelle poesie sui temi sociali, dove mostra una capacità maggiore, che non emerge nella tematica d’amore, più difficile da trattare, essendo il tema più celebrato nella storia della poesia internazionale. Difficile non cadere nel già detto.

Ecco un esempio di poesia della Visone che esula dall’amore:

Saranno le nostre auto,
Le nostre case e stanze imbellettate
I nostri biglietti da visita?
NO!
Sono le cicatrici,
Le medaglie,
Le emozioni,
A portarci lì dove si fa di un peso
Una misura…

Un’ultima perplessità è nel titolo. Roberta spiega perché lo abbia definito Antizibaldone, ma non esistendone già uno, perché accostarci un 2.0?

In  sintesi, la fiducia che ho riposto in Roberta è stata ben ripagata. Ha mostrato una grande apertura e una grande potenzialità, che sono certo saprà affinare dedicandosi a temi sociali e alla One Image poetry, poco diffusa in Italia. Sarò disponibile a seguire la sua crescita letteraria, con grande curiosità e interesse, e invito i recensori più esperti di poesia del sottoscritto a sostenere questo diamante grezzo nella sua raffinazione, con consigli e sfide in cui farla cimentare.

Sentiremo ancora parlare di lei.

GGB

Sinossi:

Chi non ha mai idealizzato una storia d’amore o provato nostalgia per una storia finita? Chi non ha mai dovuto fare i conti con una realtà ben più dura rispetto alle proprie aspettative? Chi non ha mai toccato il fondo per poi risorgere come una fenice? Chi non ha mai sentito il bisogno di un’amica che, con un caffè o il “semplice” esserci, ci aiuta a ricordare le nostre qualità e a superare i nostri limiti? E chi, fortunatamente, quando ormai non ci pensava più, ha scoperto il significato di un amore autentico anche tramite una persona che in realtà non ha mai smesso di amarci e che in realtà nemmeno noi avevamo smesso di amare per davvero? L’Anti-Zibaldone 2.0 è la prima autobiografia poetica e rappresenta un sunto delle esperienze sentimentali, personali e sociali vissute finora dall’autrice. Alcune poesie sono scritte, interamente o parzialmente, in lingua napoletana e nelle sue lingue di studio (tedesco, inglese, francese), e sono perlopiù accompagnate dal testo a fronte.

La mia recensione de “Il lamento della medusa”, di Anna Cibotti

Sono in viaggio da ore, giorni, mesi, anni e non arrivo mai.

“Non avere fretta…” mi dico.

È ancora presto per l’ultima fermata.

Il lamento della medusaCaro Visitatore,

Il lamento della medusa è il secondo libro che ho letto di Anna Cibotti. Rispetto al primo, L’incrocio, anch’esso di racconti, seppur con un nucleo centrale a collegarli, è palese l’evoluzione artistica dell’autrice.

Scompare la ruvidezza e appare una fluidità che accompagna il lettore pagina dopo pagina. Lo sfondo è noir, con finali che spesso lasciano riflessioni sospese. In soli tre la trama si somiglia, iniziali, e temevo ci fosse un susseguirsi di morti e omicidi.

Mi ha offerto molto di più.

In buona parte dei racconto c’è un’oscurità da incontrare e svelare, che si chiami morte, mistero, brivido o ossessione. In molti racconti c’è una metafora palese. Un paio, francamente, non li ho compresi nel loro messaggio.

A far da intervallo delle poesie, molto riflessive, che fanno scoprire un talento in più di Anna Cibotti. Forse mi hanno catturato anche più dei racconti stessi.

Nel momento dell’addio, / apri le sbarre / della tua indifferenza. Bagna le tue ciglia e libera / quell’unica lacrima. /Per me.

La vera forza di Anna è nell’essenzialità, in poche righe ti dice tutto e non fa mancare nulla. Spesso utilizza immagini davvero piacevoli. (La nebbia) quella coltre grigia che sembrava una maschera di cera, plasmata ad arte sul mondo per nascondere i peccati.

Unica critica è nell’uso frequente, talvolta, dei punti esclamativi. Non aspettarti un abuso, caro Visitatore, ma lo avrei semplicemente evitato in quasi tutti i passaggi da lei ricalcati. Probabilmente perché toglieva a me lettore la possibilità di metterlo io stesso quel punto esclamativo.

È un libro denso di racconti, da leggere un poco alla volta. Non lascia il tempo di entrare in profondità, perché si salta da una storia all’altra, da una composizione poetica all’altra, da una riflessione all’altra. Probabilmente è da leggere in periodi diversi. Si apre a caso e ci si immerge in un racconto o in una poesia, la si chiude e si lascia a decantare.

Se ciò toglie in una lettura lineare, è probabile arricchisca nel lungo termine.

Discreti i racconti, ottimi i componimenti poetici.

GGB

La mia recensione di “Dedicato all’amore”, di Pietro Baratta

Caro Visitatore,

Il testo di oggi è una silloge poetica, Dedicato all’amore, di Pietro Baratta, autore salernitano.

Come sempre, specifico che, trattandosi di poesia, la mia opinione è limitata da un’inesperienza di fondo sul genere, e viene comunicata perché richiesta dal poeta, che gentilmente mi ha donato la sua silloge.

Da neofita, ho avuto qualche difficoltà ad approcciarmi al suo stile, per il semplice fatto di cercare nella poesia  una musicalità armoniosa creata dell’intreccio di parole. La musicalità che ho trovato nei contemporanei Zanarella, Martire, Milita e Bolfi.

De gustibus…

Cerco l’armonia e la capacità del poeta di tramestare termini conosciuti in significati nuovi.

Pietro Baratta ha invece uno stile che richiama il testo di una canzone (poi leggendo la sua biografia ho capito il perché di questa mia impressione). Se la sua poesia ha il pregio di essere facilmente fruibile e di contenere un ritmo che consente una lettura serrata  (gli occhi scorrono fino alla fine dei paragrafi seguendo i suoi versi ), sotto un altro punto di vista è come se la musicalità andasse aggiunta da chi legge.

Non lo considero un limite, anzi, il lettore può aggiungere il suo ritmo, specchio della sua personalità e velocità di vita, il mio era un rap, pur non amando il genere. Vai a capire il perché…

Sullo sfondo l’amore e ci vuol coraggio a fare questa scelta, essendo la tematica più decantata dalla poesia.
Un tema trattato da Baratta con la semplicità del verso, laddove io apprezzo la ricchezza della complessità, che mi dona sfaccettature diverse da cui osservare e gustare i versi.

Auguro a Baratta un ottimo percorso. La sua carriera e i molteplici riconoscimenti dimostrano che è bravo e che ha talento, ma non è riuscito a entrarmi nella pelle con i suoi versi, avendo uno stile lontano dai miei sensi.

GGB

La mia recensione a “Una Carezza Violenta”, di Andrea Bolfi

Dettagli prodottoCaro Visitatore,

il commento di oggi è dedicato a Una Carezza Violenta, di Andrea Bolfi.

Un’autobiografia romanzata. Gran parte delle storie raccontate le ho realmente vissute, da qui la scelta di adottare, nel narrato, la linea assai presuntuosa della prima persona. Il protagonista Stefan Eluard è aggressivo, iroso, malato di violenza patologica. Situazione molto attuale. Egli cerca di reagire a cattive situazioni che lo portano al fallimento del matrimonio, alla perdita del lavoro, a causa del suo carattere. Dopo l’ennesimo avvenimento negativo troverà una risposta alle sue crisi nel teatro e nella performance – poesia letta a voce alta. In ogni capitolo ho cercato di RI-sollevare e riprendere alcuni argomenti dei nostri tempi, non del tutto chiariti come il G8 a Genova, la violenza sulle donne, il gioco patologico, la difficoltà che hanno le persone a gestire la frustrazione dovuta a lunghi periodi senza lavoro e senza motivazioni, l’esagerata flessibilità lavorativa che porta all’annullamento dell’individuo. Ho creato anche storie subordinate che raccontano di me con avvenimenti che ho subito sulla mia pelle, altro che tatuaggi. Questo climax vi trasmetterà emozioni forti e spero solleverà dubbi. Confondendo spesso verso e racconto.

Un romanzo straordinario, del quale ho centellinato la lettura per potermelo godere appieno. Un mix di prosa e poesia davvero vincente. E non è un semplice accostamento di prosa e poesia, una mera alternanza, è una vera e propria miscellanea, dove i tuoi generi si fondono e confondono, creando uno stile e una costruzione sintattica che ho amato.

Andrea Bolfi alias Stefan Eluard ci porta sulla strada, come poeta, tra difficoltà e mal di vivere, tra arresti violenti e narrazioni nelle intimità del G8, molto apprezzate.

E’ un cambio continuo di immagine, ordinato e apprezzabile, con uno stile aulico, semplice e moderno al contempo.

Ma voglio qui soffermarmi su un punto particolare del romanzo, quello che mi ha coinvolto e per certi versi sedotto: l’erotismo, che si alterna nelle narrazioni, si incastona alla perfezione, in un crescendo eccezionale. Scrive Bolfi nella postfazione:  anche l’erotismo sfocia nel pornografico, abbandonandosi nell’emozione pura. Non credergli, è in buona parte una cazzata o, se vuoi, è vero solo a metà. Non sfocia assolutamente nel pornografico, è un’incredibile orgia di sensazioni, metafore, immagini. E’ vero erotismo, e ancora devo trovare un testo che regga il confronto con lo stile di Andrea. E’ riuscito a inserire la poesia nell’Eros, si nota un lungo lavorio di scelta delle parole, di costruzioni di periodi. Questa è la sua carta vincente. In barba ai tanti scritti porno disponibili on line, anticamera del ciarpame.

La frase di Andrea è vera solo per metà, perché contiene un’altra carta vincente: l’emozione pura. Ha la straordinaria capacità di parlare di emozioni senza mai chiamarle per nome, il risultato è che il lettore non ascolta le emozioni, non è esterno alla lettura, le respira, gli dà un nome. Il tutto usando la prima persona singolare che, per esperienza, rende ancora più difficile il suddetto lavoro.

Ultima nota positiva, per poi passare a una piccola critica. Stefan Eluard è citato come violento. E qui potremmo trovare l’altra faccia dell’Eros, il Thanatos. La carezza violenta altro non è che un ceffone dato alla moglie. Stefan (Andrea?) narra di aver fatto un lungo percorso dallo psicologo per contenere la violenza. Non accenna molto altro, e sotto un certo punto di vista è un peccato, perché in un periodo come questo dove i media si sono finalmente resi conto che esiste un problema di violenza contro le donne (c’è da secoli, ma ce ne siamo accorti solo ora…) il punto di vista maschile è assai importante, più di mille altre narrazioni di violenze subite.

Io posso solo riferire quello che ho notato. C’è aggressività nello stile di Andrea, si percepisce una rabbia. La si percepisce perché è diventata positiva, è diventata energia per scrivere. Non è sublimazione, non è contenimento di un’aggressività interiore sepolta, è un riuscire a trasformarla in energia propositiva, in una spinta che ha come riultato un testo molto apprezzabile.

La critica? Un uso molto colloquiale della virgola, che in alcuni punti diventa ad cacchium, presente almeno nella versione che ho letto, e stranamente solo nella prima parte del testo. Poi diventa regolare… oppure sono io che non ho più visto, perché c’era qualcosa di più importante da apprezzare.

GGB

 

 

 

La mia radiointervista a Francesco P. Adamo, autore de “Le pinne e i mocassini”

Caro Visitatore,

per la ventunesima puntata di Crisalide, irriverenza, simpatia e spontaneità, ecco i punti di forza di Francesco Paolo Adamo, autore de Le pinne e i mocassini, un’antologia di racconti ironici, romantici e di poesia.

Direttamente da Napoli, Francesco ci coinvolgerà con la sua ironia, il mezzo che utilizza per aprirsi all’altro, come persona e come autore, per poi svelare la sua parte romantica e sentimentale.

Se sarai disposto a conoscerlo, ti porterà infine nel suo lato più intimo, la poesia.

Quanto la personalità garantisce l’accesso al Manifesto? Ricominciano le interviste ai suoi nuovi membri,

Buon ascolto! ;)

GGB

La mia intervista ad Andrea Bolfi, autore di “Una Carezza Violenta”

Caro Visitatore,

per la ventesima puntata di Crisalide, un autore che con il suo primo libro ha già fatto faville, mescolando prosa e poesia, Eros e Thanatos, condensando tematiche di vario genere nell’autobiografia del suo alter ego, Stefan Eluard.

Una carezza violenta si riferisce al ceffone dato a una donna, e sì, si parla anche di violenza di genere, dalla voce di un uomo che alla violenza ha ceduto e contro la violenza ha combattuto. Ma si parlerà anche del G8 di Genova, narrato da chi era in piazza, di come la giustizia possa perseguitare un uomo per una facezia.

Temi duri e caldi, attuali, in un solo libro. E poi c’è la poesia, che fa da collante a tutto, narra Eros e Thanatos, diventa strumento di redenzione.

Buon ascolto, con Una carezza violenta e Andrea Bolfi, alias Stefan Eluard.

GGB