Il fascino del Narciso in letteratura

Narciso CaravaggioCaro Visitatore,

ti segnalo un articolo scritto per Il Club del libro, dedicato al fascino del Narciso nella letteratura.

C’è un credo piuttosto diffuso tra chi scrive, ovvero che sia più coinvolgente e arricchente trattare di un personaggio femminile, piuttosto che di uno maschile. Questo credo deriva dal fatto che le donne sono palesemente un mistero, difficile da districare. Lo precisava già la Wolf, in Una stanza tutta per sé: “Perché le donne sono assai più interessanti degli uomini di quanto gli uomini possano essere interessanti per le donne? (…) Goethe le onorava; Mussolini le disprezza. Ovunque si volge lo sguardo, gli uomini stanno pensando alle donne, e pensano cose diverse”. La sua convinzione era netta: “quando le donne inizieranno a scrivere”, precisava, “scriveranno comunque di altre donne”. C’è dunque la percezione che il personaggio maschile sia più semplice da delineare e, per certi versi, sia più scontato di un tre per due al supermercato. Talmente scontato da risultare banale. Eppure esiste una tipologia di personaggio che ha travalicato la letteratura, complesso, pieno di sé, entusiasmante e sofferente: il narciso.

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Ma il genere maschile è davvero così scontato nella letteratura?

Caro Visitatore,

imagesricordi? La scorsa settimana ho pubblicato un articolo su Virginia Woolf, riproponendo una sua domanda:

Perché le donne sono assai più interessanti degli uomini di quanto gli uomini possano essere interessanti per le donne? (…) Goethe le onorava; Mussolini le disprezza. Ovunque si volge lo sguardo, gli uomini stanno pensando alle donne, e pensano cose diverse.

Mi sono arrivate varie risposte tra mail e messaggi su facebook, una in particolare mi ha fatto riflettere, e proviene dall’autrice Erika Corvo.

Non so ancora se sia la frase migliore tra quelle ricevute, devo ancora decidere, fatto sta che mi ha fatto riflettere.

erika 5Mi ha scritto Erika:

Perché gli uomini, almeno letterariamente parlando, non hanno proprio niente di interessante. Scontati. Prevedibili. Pragmatici. Monotematici (sesso o guerra, non fanno nient’altro). Noiosi. Vanno bene solo come contorno ai personaggi femminili.

Perché mi ha colpito? Perché mi ha riportato la mente a una frase che io stesso ho messo in bocca ai miei personaggi, nel romanzo Selvaggia, i Chiaroscuri di personalità.

E’ una delle pagine finali, ma riportando il pezzo non svelerò alcunché. Selvaggia rivela una sua posizione sugli uomini e Daniel le dà ragione con una battuta.

‹‹ No, non è questo›› rispose lei (Selvaggia). ‹‹ È che pensavo a quanto siete strani voi uomini: vi volete sentire forti, siete pronti a lottare, a fare a pugni per dimostrarci che siete imbattibili e poi in certi momenti vi mostrate più fragili di noi.››

‹‹ Più che strani, forse scontati›› osservò Daniel, scherzando per riuscire a superare l’imbarazzo. ‹‹ Un mio amico all’università dice sempre che siamo più scontati del tre per due al supermercato!››

Ma è effettivamente così? Siamo davvero, nella vita e nella letteratura, più scontati del tre per due al supermercato? L’uomo dei romanzi è davvero prevedibile, pragmatico, monotematico, noioso, utile solo come contorno al più complesso personaggio femminile?

La letteratura è invasa dai narcisi, che sono interessanti per la loro stessa natura seduttiva. Penso al Casanova di Schnitzler, o anche a Fridolin, del romanzo Doppio Sogno, dell’omonimo autore, o ancora a Dorian Gray… La lista sarebbe lunga. Sono interessanti perché narcisi, perché la loro indole è seduttiva. Ma oltre alla seduzione e alla sessualità, cos’altro offrono?

Mi viene allora in mente il protagonista de Le notti bianche di Dostoevskij, depresso, o la personalità dipendente di Aleksej, de Il giocatore, dell’omonimo autore. Personaggi forse più interessanti, ma solo perché sofferenti… E’ solo per le loro problematiche che si discostano dal monotematico “Sesso e guerra”?  Perché anche qui, si rivelano molto più interessanti le donne, pur non essendo protagoniste: come dimenticare la dolce Nasten’ka? O la grandiosa nonna Antonida Vasil’evna Tarasevicev?

Selvaggia, di Giovanni Garufi BozzaAbbiamo avuto autori eccellenti che hanno scritto di donne eccellenti, complesse, dalle mille sfumature. Io stesso, che non sono un autore eccellente, ho scelto un donna come protagonista. Il romanzo avrebbe funzionato ugualmente se la doppia personalità l’avessi fatta vivere a Daniel? Non so, mi sarebbe sembrato ripercorrere i passi di Stevenson (Lo strano del dottor Jekyll e mister Hyde), che guarda caso dà sfumature di violenza e aggressività a Hyde e oltre non va. Sesso e guerra, Eros e Thanatos, oltre non andiamo proprio come uomini?

Al tempo stesso le donne, iniziando a cimentarsi nella letteratura molto più tardi (i motivi te li dirà la stessa Woolf), non hanno scritto più di tanto sugli uomini, e in ogni caso non sono sfuggite al monotematico Eros e Thanatos, cimentandosi a parlare anche loro di altre donne.

Ora, si sa che le donne sono l’ultimo stadio dell’evoluzione. Ce lo insegna il creazionismo: Eva fu creata dalla costola di Adamo, l’uomo fu dunque un mezzo, Dio ha creato per forza qualcosa di migliore rispetto a prima, no? Ma ce lo insegna la stessa biologia: l’intera evoluzione della specie è data dall’accrescimento del cervello e dalla lateralizzazione delle funzioni mentali. Se l’uomo ha la corteccia celebrare più evoluta, la donna ha in più le funzioni più lateralizzate. Dunque se l’uomo è più vicino alla scimmia, la donna è più vicina al futuro stadio dell’evoluzione.

Ma in questo confronto letterario tra uomini e donne, esistono esempi di uomini più interessanti? Sai fornirmene qualcuno per sfatare questo mito? Il complesso che ha caratterizzato la storia dell’uomo, quello di dimostrare non tanto che la donna è inferiore, ma che l’uomo è superiore (V. Woolf), ci ha reso davvero così banali?

Ti prego, Visitatore, salviamo l’uomo dalla sua banalità! ;)

GGB