La mia recensione a “Gli amori briciola”, di Umberta Telfner

L’amore è un castigo. Ci punisce per non aver saputo stare soli.

M. Yourcenar

Caro Visitatore,

hai presente gli amori briciola? Quelle relazioni vuote, dove uno o entrambi i partner lasciano all’altro solo briciole di sé e della propria affettività? Sono quelle relazioni costituite da persone che stanno insieme pur dandosi il minimo indispensabile: poco dialogo, poca intimità, sesso scarso. Vanno bene se ambedue sono soddisfatti così, va un po’ meno bene se uno dei due è insoddisfatto o soffre.

La persona briciola è intelligente e mai banale, non si coinvolge affettivamente e tende a mantenere le distanze, facendo passare ciò per un atteggiamento naturale. Al suo fianco, un partner che soffre per la chiusura emotiva dell’altro o si accontenta delle briciole di affettività, scambiandole per pagnotte.

Oggi ti presento Gli amori briciola, quando le relazione sono asciutte, di Umberta Telfner. Ho già avuto modo di presentarti questa psicoterapeuta e autrice con la recensione a Ho sposato un narciso.

Solito pregio, già evidenziato nell’altra recensione. Umberta Telfner ha uno stile molto divulgativo, alla portata di tutti, e sa aprire diverse finestre di riflessione sulle relazioni. Dosa benissimo narrazione e saggistica, coinvolgendo il lettore.

Ho letto Gli amori briciola in pochi giorni, segnandomi diversi passaggi, utili dal punto di vista personale e professionale.

L’immagine più bella per descrivere i briciola? Quella di una nave in viaggio, incapace di fermarsi troppo a lungo in un porto e sempre pronta a ripartire, e ad abbandonare l’altro, al primo accenno di coinvolgimento.

La frase tipica dei briciola? Non so amarti come mi ami tu, mi dai troppo e io do troppo poco.

Altro punto di forza è la visione sistemica delle relazioni. Amare e saper stare con l’altro è risultato delle nostre relazioni con i genitori, che discendono da quelle dei nonni. Non è mai una relazione che si ferma al duo, coinvolge molti più tratti appresi e fantasmi nati nelle relazioni familiari. In più si guarda alle relazioni oggi, dove l’altro appare come una cartina tornasole: se mi guarda, lo desidero, se non si occupa di me, vado ancora più lontano. Relazioni dove si privilegia il fare, l’apparire e l’apparirsi, piuttosto che l’essere coinvolti in una danza che comprende noi, il nostro trascorso e persino i rapporti con i genitori.

Un testo breve, intenso e ricco, da leggere per porsi domande e capire un po’ di più questa scienza delle relazioni che è la psicologia.

Un saggio agile e leggero per capire se stessi, l’altro, la danza relazionale che ci accomuna, e il contorno che portiamo con noi, di cui spesso non siamo consapevoli.

Molto consigliato.

GGB

 

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