De Sade, Justine e l’agnello sacrificale

E divento, come vedete, puttana per beneficenza e libertina per virtù

Justine ovvero le disgrazie della virtù. Ediz. integraleCaro Visitatore,

Ho finito da poco di leggere Justine o le disgrazie della virtù, del Marchese De Sade, capostipite del sadismo.

Una persona a me cara aveva accostato (con le dovute differenze) le sventure della mia Alina alle sventure di Justine, soprattutto per il loro comune desiderio di riscatto e libertà, per la loro volontà a non essere sottomesse.

Quindi, l’ho letto.

Purtroppo ho dovuto leggerlo in due edizioni diverse. La prima, edita da Barbera editore, meriterebbe di essere arsa nel camino: errori, pagine stampate male, 50 pagine mancanti (perché stampate due volte le pagine da 200 a 250!) Orrore!

Sconfortato, a pagina 150 ho dovuto comprare l’edizione Newton & Compton. Nonostante qualche refuso e le minuscole dopo i punti, si è rivelato leggibile. Verrebbe da scrivere: che De Sade vi frusti virtuosamente. Ma abbiamo il vizio di non maledire. ;)

Non c’è che dire, la visione di De Sade del mondo ha echi di follia geniale, o di genialità folle. Salva e tortura Justine ripetute volte, da una pagina all’altra la fa cadere nelle più fantasiose e bieche perversioni che l’uomo possa concepire, coinvolgendo frati, conti, briganti e via dicendo. Una ragazza ha più di un favore da concedere e Venere con lei è festeggiata in più templi. Mi accontenterei del meno importante. Quale che sia il tempio che tu usi, poiché la natura lo rende possibile, significa che non l’offende.

L’ossessione di De Sade si fa manifesta, c’è una ripetitività nelle disavventure di Justine sconvolgente. A tratti temevo che non si sarebbe mai incontrato un uomo virtuoso e non vizioso (e invece ce ne sono ben tre su… lasciamo perdere…) o una donna viziosa e non virtuosa e dunque non vittima come Justine  (ed invece ce ne è una su… ho perso il conto!).

Non mi spingerò a filosofeggiare sullo scontro tra virtù e vizio messo su da De Sade, lo lascio ai filosofi, mi interessa molto più il rapporto tra De Sade e Justine, che sembra di odio e amore. Justine appare tanto perfetta da essere necessario sottometterla, al contempo tanto cara, da doverla salvare.

Ella è l’unico personaggio realmente libero della storia, perché sottilmente mutabile, a fronte di frotte di viziosi che, a ben vedere , si credono liberi ma sono narcisi schiavi del loro piacere, ossessionati dal bisogno di una vittima femminile per saziarsi . Eh sì, donne (zimbelli di libidine), per  De Sade la vostra sofferenza è necessaria al godimento del maschio dominante… Mirabili in tal senso le parole del conte di Gernande, che si scaglia contro le donne e contro la tesi che tocchi all’uomo far felice un essere tanto inferiore: è come chiedere di avere pietà del pollo che si mangia.

Compulsivamente, essi necessitano di lunghi sofismi  (sermoni veri e propri, spesso tediosi) per tentare di convincere Justine a cedere al vizio. A Justine bastano quattro battute per confermare la sua virtù. In qualche modo tutti i personaggi sono rigidi, immutabili, stereotipati, chi nella santità della virtù, chi nella dannazione del vizio. Eccezion fatta per Juliette.

Mi piace pensare che la scissione di De Sade sia lampante nel conflitto tra l’unica viziosa, La Dubois, e Justine. Dubois ama Justine e quasi la supplica di diventare viziosa come lei. All’ennesimo rifiuto di Justine, la Dubois le salta al collo. La arte viziosa di De Sade tenta di convincere Justine (la sua parte innocente?), ma non riesce, e dunque la punisce, la sevizia, ma infine la salva.

Solo a fine romanzo, libera da tutto e da tutti, lascia che sia la Natura a uccidere Justine. Non il vizio, dunque, ma la Natura che porta il vizio nell’uomo. E così diventa martire. La sua morte convince la sorella Juliette (libertina da sempre) a mutare vita e a trasferirsi in convento.

E’ famosa l’idea che per De Sade la provvidenza, se esiste, è maligna, e dunque in molti non saranno d’accordo con questa mia interpretazione, ma, se vogliamo, l’ateo De Sade ripropone il martirio del Cristo in versione femminile, a salvezza di altri peccatori. L’agnello puro è accusato ingiustamente, torturato. Infine muore e porta conversione in peccatori e libertini che sanno ascoltare il grido del cambiamento. Justine non risorge, ma porta cambiamento. Justine muore, ma la sorella cambia vita.

Una visione troppo romantica la mia? Può darsi, ma mi piace creare provocazioni e riflessioni. E, forse, un De Sade demoniaco e rinchiuso in cella e in manicomio era necessario alla società per confermare la sua santità e rettitudine. Ed è necessario tuttora.

Non credo all’esistenza dei totalmente folli, non credo agli esseri umani totalmente demoni o totalmente santi. Credo che in ciascuno di noi conviva, in misura diversa l’uno dall’altro, e in diverse fasi della nostra vita, salute e malattia , “normalità” è “follia“. De Sade non sfuggì a questa co-presenza ma fu usato (e si lasciò usare) a giustificazione di una società sana, come tanti altri. Chissà quanto fu capro espiatorio della società…

Di certo fu meno incoerente di una società, come quella della rivoluzione francese, totalmente incoerente.

 GGB

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