Ancora su Venetia Nigra: la relazione senza nome.

Caro Visitatore,

negozi di mascheresubito dopo aver recensito il romanzo Venetia Nigra, di Alessandro Vizzino, ho sentito che mancava qualcosa. Tanto mi ero soffermato alla sua capacità di ambientare la storia in un contesto non facile da riportare su carta, Venezia, da perdere un nodo importante, all’interno della storia, che mi ha stimolato diverse riflessioni. Il rapporto tra il protagonista Niccolò Testier Gritti e Zanetta, la madre del narciso per eccellenza, Giacomo Casanova, nel libro di Vizzino ancora neonato.

Per chi non ha letto il libro, Niccolò è un personaggio affascinante, a suo volta narciso, che si dedica al gioco, alle belle donne, e che perde letteralmente la testa per la moglie di un altro, Elisabetta, che sposerà a sua volta.

Eppure nel cuore ha anche Zanetta, in una relazione che viene descritta con pennellate sottili da Vizzino, in pochissime pagine, e che si può riassumere con una sua frase, che dà sapientemente l’idea del tutto. Non era semplice attrazione a condurlo verso quella donna, tanto meno il capriccio o un prurito erotico, bensì la certezza di non dover sprecare un’altra volta, adesso che l’aveva riavuta, una fratellanza più unica che rara, un connubio che assorbiva la propria forza da un’affinità congenita, dalla capacità di riconoscere l’uno negli occhi dell’altro, come due specchi posti a confronto.

Questa frase, questa semplice frase, mi ha fatto letteralmente vibrare. Mi ha richiamato alla mente un tema che ho già trattato su questo sito: le relazioni senza nome. Quei legami, quei rapporti, che non rientrano nelle categorie che la nostra razionalità è abituata a categorizzare in amore, amicizia, parentela…

venetia-nigraEsistono persone, che si si presentano alle porte del nostro cuore e che creano una tale intesa con noi che ogni termine diventa limitante per descrivere ciò che proviamo per loro. L’amore stesso diventa riduttivo, come l’amicizia. Vizzino definisce il rapporto tra Niccolò e Zanetta fratellanza, ma anche questo termine, sono convinto, non coglie neanche per lui la vastità della complessità dell’affetto che lega i due. Tant’è che deve aggiungere due aggettivi: più unica che rara. E deve completare con un’ulteriore considerazione, poche righe dopo. Esistono sentimenti speciali, che prevalgono su qualsiasi interesse, che sopravvivono a ogni distanza, al tempo, allo spazio, persino all’impossibilità di un amore carnale, compiuto.

Sono quelle relazioni dove l’affetto risalta in tutte le sue sfaccettature (affetto cerebrale, emotivo ed erotico). Se ci si possedesse carnalmente, si ammetterebbe di essere caduti nella banalità dell’Eros.  Se si cadesse nella razionalità, si ammetterebbe di essere solo amici. Se si cadesse nell’amore, si ammetterebbe di essere solo innamorati.

“So a cosa stai pensando” le confidò il patrizio (Niccolò).

“Cosa?”

“Quello a cui sto pensando io.”

“Cosa?” ripeté la ragazza.

“Vorrei baciarti.”

“Hai ragione, lo vorrei anch’io. Però…”

“Ce lo siamo detti.”

“E non ce lo diremo mai più.”

“Per l’eternità.”

In queste relazioni non si cade mai e si continua a restare nel volo di un limbo indefinito, un limbo limaccioso tra ciò che si ha e ciò che non si avrà mai, parafrasando Vizzino. Un limbo che nella sua indefinitezza rende vivo e acceso il rapporto stesso.

E’ un rapporto che spesso coinvolge la nostra parte più narcisa, quella che ha bisogno di uno specchio continuo per vibrare e sentirsi viva, e di essere essa stessa specchio per la parte narcisa dell’altro, in una coazione a riflettere continua, che tende all’infinito.

Dare un nome a queste relazioni, farle cadere nella banalità dell’amore, dell’amicizia o di qualsiasi altra definizione di rapporto comunemente data, significherebbe uccidere la relazione stessa.

Ho preso un frammento del romanzo di Alessandro, che mi ha stimolato a continuare a riflettere sulla ricchezza delle relazioni che intessiamo con l’altro, che spesso il nostro linguaggio non ha parole per descrivere nella loro ricchezza. Serve lo sguardo acceso che accompagna le parole di chi descrive la sua esperienza di queste relazioni, il fuoco che saprete cogliere negli occhi di chi le avrà vissute e te ne parlerà.

Ti lascio con un consiglio: ripensa a quelle relazioni che non sei riuscito a chiamare per nome. Ascolta il fuoco che hai dentro che crepita quando ne parli, le emozioni che vibrano uno dopo l’altra. Concentrati su di esse e pensa alla persona con cui le hai intrecciate, perché se ogni persona compare nella nostra vita per dirci qualcosa di noi, in queste particolari relazioni, la persona stessa ha acceso molti più fari nella notte del nostro essere, di qualunque altra. E no, non era semplice amicizia, non era semplice amore, non era semplice fratellanza… era più della somma di tutte queste cose, e ti sei compreso, o compresa, e ancora puoi comprenderti, grazie ad esse e al mistero che le accompagna.

 GGB

Se l’articolo ti è piaciuto, regala un like ai miei romanzi:

Create your own banner at mybannermaker.com!

Create your own banner at mybannermaker.com!

FacebookCondividi

Oggi ti regalo il Narcisismo di Casanova

downloadCaro Visitatore,

per il ciclo siamo nani che poggiano sulle spalle di giganti, oggi voglio parlarti di un libro meraviglioso che ho comprato quasi per caso durante l’estate e che può rappresentare l’immagine perfetta del narcisismo.

Si intitola Il ritorno di Casanova, di A. Schnitzler (e per fortuna devo scrivere il cognome, se sentissi i miei tentativi di pronuncia corretta scoppieresti a ridere…).

Titolo originale: Casanovas Heimfahrt. L’edizione in mio possesso è cartacea ed è della Newton e Compton, che lo ha pubblicato in formato economico nel 2005. Come vedrai dall’immagine, la copertina fa un po’ pena, anche perché mostra un Casanova giovane e aitante tra le braccia di una donna… Il contrario di quello che viene presentato nel libro. Superato l’effetto copertina, l’ho acquistato e letto con grande piacere e mi si è aperto un mondo.

Prima notizia importante: se sei iscritto nel mio circolo di lettura, te lo invierò in regalo nella prossima newsletter. Quindi, se abcora non sei iscritto, ti stai perdendo un sacco di regali. Puoi rimediare cliccando qui.

I bei libri vanno sempre regalati agli amici  ;)

top_wien_schnitzler_gComincio da qualche informazione sull’autore. Maggiori dettagli li trovi in rete. Schnitzler fu un medico e psichiatria, nato a Vienna nel 1862. Lavorò con uno dei maestri di Freud e, con lo stesso fondatore della psicoanalisi, ebbe un interessantissimo carteggio sulla tematica del doppio. Freud lo definì il suo gemello psichico. Ma il resto te lo lascio scoprire.

In una supervisione di psicoterapia alcuni colleghi mi hanno segnalato un altro suo testo, più famoso, Doppio Sogno. Praticamente è considerato imperdibile, quindi me lo procurerò a breve.

Un po’ di sinossi dalla quarta di copertina (sulla quale, a mio avviso, manca un passaggio importante): Il Casanova di questo racconto rappresenta per Schnitzler il confronto con i temi della vecchiaia, dell’insuccesso e della morte: meschino, pedante, grigio, oppresso dal pensiero di una fine imminente, inesorabilmente diretto sul viale del tramonto, l’antico avventuriero veneziano diventa il simbolo del rifiuto della trasformazione e del passaggio del tempo. Per sedurre la giovane Marcolina, del tutto immune al suo fascino verboso e vanesio, Casanova deve ricorrere a tutta la sua astuzia, dando vita a una fitta rete di tradimenti e menzogne: è la menzogna, infatti, il suo modo di relazionarsi al prossimo e l’unico, ormai, di comunicare nel rapporto erotico.

Cosa non viene detto? Che il Casanova di Schnitzler è il ritratto perfetto del Narcisismo. Una mancanza non indifferente, in un’epoca come la nostra dove il Narcisismo è diventato un pregio più che un disturbo. Sapevi che nell’ultima versione, la quinta, del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali è stato tolto? Non a caso la commissione era composta da tutti uomini: è un po’ la vittoria della seduzione dei narcisi. Anche nelle sedute terapeutiche essi mostrano la parte migliore di sé, tant’è che il terapeuta è portato a pensare che l’altro non soffra di alcuna problematica. È un effetto della loro seduzione, che porta a vederlo come perfetto e a trascurare il fatto che magari è un divoratore di donne e un dipendente dal sesso (cose che nel senso comune piacciono, no?)

Casanova è un signore di 52 anni, Narciso, che ha fatto della menzogna il suo essere. Forse solo la maschera della copertina è davvero azzeccata. Non distingue più quale sia la verità e quale la bugia di ciò che racconta. Fatto sta che mostra sempre e comunque un’immagine grandiosa di Sé e di ciò che è stato.

Già, ciò che è stato. Casanova non accetta più la sua immagine allo specchio: la vecchiaia e l’evidenza di non essere più il  seduttore di una volta, provocano in lui una ferita narcisistica senza eguali. Il buon Giacomo costruisce l’immagine migliore di Sé nel modo di porsi, nell’atteggiamento e persino nel vestiario: è decaduto, ha pochi soldi e due vestiti, ma sa perfettamente quale indossare nel momento migliore, come “sporcare le scarpe di terra in modo da non mostrare che sono consunte”.

Un attore sul palcoscenico, dipendente dalla sua stessa trama, una maschera che deve sempre e comunque mostrarsi perfetta (Citazione dal testo: Casanova sapeva bene che odio e ira sapessero preservare i colori della gioventù meglio di tenerezza e dolcezza)

Ma appare Marcolina, la bella sedicenne che non se lo fila di pezza. Che ha occhi solo per il giovane Lorenzi, che è tutto ciò che Casanova è stato e non è più. Casanova è ossessionato non dalla giovane ma dalla possibilità di non poterla avere. Nonostante le tante donne che ancora cascano ai suoi piedi, egli si distrugge all’idea di non poter avere l’unica che lo rifiuta. Non la ama, la vuole solo possedere per il proprio ego. Per la brama di piacere e il piacere di brama, per citare Schnitzler.

Il Narciso non si accontenta mai di una sola donna, ha un concetto dell’amore come qualcosa di troppo divino e irraggiungibile perché possa esistere una sola creatura che possa soddisfarlo. Ecco perché il Narciso spesso colleziona donne a non finire. Emblematico questo passaggio: Casanova ripensò ancora a quella notte (…) – o a un’altra notte – non sapeva più quale: forse erano cento notti che nel suo ricordo diventavano una, come talvolta cento donne che aveva amate nel ricordo diventavano una, la cui figura enigmatica si librava davanti ai suoi sensi confusi. Ma non erano tutte uguali quelle notti alla fin fine? E le donne?

Tu, Visitatore, ricordi tutte le paia di scarpe che ti sei messo nel corso della tua vita? Ecco, per il Narciso le donne non sono altro che strumenti per confermare l’amore di sé.

E per conquistare Marcolina, Casanova ricorre al più bieco degli inganni, che ti lascerò scoprire. Marcolina è il suo fallimento: non la seduce con la sua critica a Voltaire, non la seduce con un fascino ormai andato che genera solo ribrezzo. Ella è fuori dalla sua portata: solo l’inganno lo può aiutare, convinto che quando proverà il suo amore, la sua passione, ella non potrà più fare a meno di lui. Ma lo sguardo finale della fanciulla che lo scopre ladro nel proprio letto, mostrerà quanto le maschere non possano salvare i Narcisi.

Emblematica la scena in cui Casanova uccide Lorenzi in duello: il sogno della notte successiva gli mostra quanto Lorenzi altro non sia che tutto ciò che egli non è più. Egli si sogna al posto di Lorenzi, vede Sé stesso uccidersi, colpire il ricordo di tutto ciò che non può più essere. E le ferite narcisistiche si sommano, dal momento che Casanova potrà tornare nell’amata e agognata Venezia (da cui è stato esiliato dopo la fuga dai Piombi, chissà quanto realmente epica e quanto no…) solo accettando di diventare una bieca spia del Consiglio dei Dieci. Un’altra botta al suo Narcisismo: la patria non lo accoglie a braccia aperte, ma solo dopo le sue infinite suppliche e volendolo come spia. C’è qualcosa di più umiliante per chi si sente e vuole mostrarsi perfetto e sedurre l’altro, chiunque esso sia, donna o città natale?

Bene, caro Visitatore, potrei ammorbarti ancora un po’ su quanto sia bello questo testo  e quanto non possa mancare alla tua collezione. O consigliarti la lettura di altri testi di Schnitzler o riflettere con te su come oggi la rete permetta ai Narcisisti di mostrarsi sempre e comunque, tentando di sedurre l’altro, o quanto del Narciso ci sia in ciascuno di noi e in che misura… Ma ti risparmio ;)

Ti ricordo solo che lunedì attraverso mia newsletter ti regalerò questo splendido romanzo. :)

Buon tutto!

GGB