Ancora su Venetia Nigra: la relazione senza nome.

Caro Visitatore,

negozi di mascheresubito dopo aver recensito il romanzo Venetia Nigra, di Alessandro Vizzino, ho sentito che mancava qualcosa. Tanto mi ero soffermato alla sua capacità di ambientare la storia in un contesto non facile da riportare su carta, Venezia, da perdere un nodo importante, all’interno della storia, che mi ha stimolato diverse riflessioni. Il rapporto tra il protagonista Niccolò Testier Gritti e Zanetta, la madre del narciso per eccellenza, Giacomo Casanova, nel libro di Vizzino ancora neonato.

Per chi non ha letto il libro, Niccolò è un personaggio affascinante, a suo volta narciso, che si dedica al gioco, alle belle donne, e che perde letteralmente la testa per la moglie di un altro, Elisabetta, che sposerà a sua volta.

Eppure nel cuore ha anche Zanetta, in una relazione che viene descritta con pennellate sottili da Vizzino, in pochissime pagine, e che si può riassumere con una sua frase, che dà sapientemente l’idea del tutto. Non era semplice attrazione a condurlo verso quella donna, tanto meno il capriccio o un prurito erotico, bensì la certezza di non dover sprecare un’altra volta, adesso che l’aveva riavuta, una fratellanza più unica che rara, un connubio che assorbiva la propria forza da un’affinità congenita, dalla capacità di riconoscere l’uno negli occhi dell’altro, come due specchi posti a confronto.

Questa frase, questa semplice frase, mi ha fatto letteralmente vibrare. Mi ha richiamato alla mente un tema che ho già trattato su questo sito: le relazioni senza nome. Quei legami, quei rapporti, che non rientrano nelle categorie che la nostra razionalità è abituata a categorizzare in amore, amicizia, parentela…

venetia-nigraEsistono persone, che si si presentano alle porte del nostro cuore e che creano una tale intesa con noi che ogni termine diventa limitante per descrivere ciò che proviamo per loro. L’amore stesso diventa riduttivo, come l’amicizia. Vizzino definisce il rapporto tra Niccolò e Zanetta fratellanza, ma anche questo termine, sono convinto, non coglie neanche per lui la vastità della complessità dell’affetto che lega i due. Tant’è che deve aggiungere due aggettivi: più unica che rara. E deve completare con un’ulteriore considerazione, poche righe dopo. Esistono sentimenti speciali, che prevalgono su qualsiasi interesse, che sopravvivono a ogni distanza, al tempo, allo spazio, persino all’impossibilità di un amore carnale, compiuto.

Sono quelle relazioni dove l’affetto risalta in tutte le sue sfaccettature (affetto cerebrale, emotivo ed erotico). Se ci si possedesse carnalmente, si ammetterebbe di essere caduti nella banalità dell’Eros.  Se si cadesse nella razionalità, si ammetterebbe di essere solo amici. Se si cadesse nell’amore, si ammetterebbe di essere solo innamorati.

“So a cosa stai pensando” le confidò il patrizio (Niccolò).

“Cosa?”

“Quello a cui sto pensando io.”

“Cosa?” ripeté la ragazza.

“Vorrei baciarti.”

“Hai ragione, lo vorrei anch’io. Però…”

“Ce lo siamo detti.”

“E non ce lo diremo mai più.”

“Per l’eternità.”

In queste relazioni non si cade mai e si continua a restare nel volo di un limbo indefinito, un limbo limaccioso tra ciò che si ha e ciò che non si avrà mai, parafrasando Vizzino. Un limbo che nella sua indefinitezza rende vivo e acceso il rapporto stesso.

E’ un rapporto che spesso coinvolge la nostra parte più narcisa, quella che ha bisogno di uno specchio continuo per vibrare e sentirsi viva, e di essere essa stessa specchio per la parte narcisa dell’altro, in una coazione a riflettere continua, che tende all’infinito.

Dare un nome a queste relazioni, farle cadere nella banalità dell’amore, dell’amicizia o di qualsiasi altra definizione di rapporto comunemente data, significherebbe uccidere la relazione stessa.

Ho preso un frammento del romanzo di Alessandro, che mi ha stimolato a continuare a riflettere sulla ricchezza delle relazioni che intessiamo con l’altro, che spesso il nostro linguaggio non ha parole per descrivere nella loro ricchezza. Serve lo sguardo acceso che accompagna le parole di chi descrive la sua esperienza di queste relazioni, il fuoco che saprete cogliere negli occhi di chi le avrà vissute e te ne parlerà.

Ti lascio con un consiglio: ripensa a quelle relazioni che non sei riuscito a chiamare per nome. Ascolta il fuoco che hai dentro che crepita quando ne parli, le emozioni che vibrano uno dopo l’altra. Concentrati su di esse e pensa alla persona con cui le hai intrecciate, perché se ogni persona compare nella nostra vita per dirci qualcosa di noi, in queste particolari relazioni, la persona stessa ha acceso molti più fari nella notte del nostro essere, di qualunque altra. E no, non era semplice amicizia, non era semplice amore, non era semplice fratellanza… era più della somma di tutte queste cose, e ti sei compreso, o compresa, e ancora puoi comprenderti, grazie ad esse e al mistero che le accompagna.

 GGB

Se l’articolo ti è piaciuto, regala un like ai miei romanzi:

Create your own banner at mybannermaker.com!

Create your own banner at mybannermaker.com!

FacebookCondividi

La mia recensione di “Antizibaldone 2.0″, di Roberta Fausta Ilaria Visone

Caro Visitatore,

Oggi ti presento quello che la stessa autrice definisce essere un libriccino, Antizibaldone 2.0, raccolta di poesie (e non solo) della giovane Roberta Fausta Ilaria Visone.

Devo confessare che ho aperto il suddetto  libriccino con molte perplessità. Temevo una raccolta di poesie di una giovane adolescente innamorata della vita e dell’amore, che nel suo narcismo si innalzava al celebre Leopardi.

Ma la prefazione mi ha spinto a darle fiducia. Il citare nel titolo Leopardi potrebbe sembrare autocelebrazione e mancanza di umiltà, eppure l’autrice,  nelle sue citazioni, che non richiamano solo il Leopardi, mostra la sua consapevolezza di essere figlia di giganti difficilmente raggiungibili. Li guarda dal basso verso l’alto, creando il suo castello di sabbia, nel fissare le rocche della poesia e della letteratura internazionale.

E nonostante le prime poesie mi confermassero la visione dell’adolescente innamorata dell’amore, ho voluto continuare a darle fiducia, scoprendo un diamante grezzo, che con l’esperienza può davvero raffinarsi.

Confesso che tra tante ultra trentenni che mi chiedono recensioni, con libri adolescenziali di vampiri e paranormali innamorati, preferisco una giovane che timidamente si è ritagliata il suo spazio, accostando poesie immature a piccoli capolavori. Un talento in erba da seguire.

Mi piace dunque la variabilità di questa aspirante poetessa. Mi piace il suo sperimentarsi e il suo spiegare al lettore, con poche frasi, lo stile che usa e il perché abbia raggruppato date poesie in date sezioni.

Mi piace che abbia scelto di miscellare poesie in italiano, in inglese, in francese e in tedesco.

La Visone passa da versi meno belli, adolescenziali, che sembrano il testo di una canzone, con detti di uso comune, già utilizzati da molti e che non premiano l’originalità (es. The show must go on), ad altri brevi e armonici, accattivanti. Per lo più sono versi prosaici, con un ritmo poetico.

Traspaiono la solitudine e l’attesa dell’amore, come una metà che si sente vuota senza la controparte, per formare un tutto. La Visone sembra amare l’amore.

C’è poi una piccola prosa, con uno stile narrativo da social network, tranne che per alcune pennellate di metafore davvero accattivanti. La storia potrebbe essere la trama per uno splendido romanzo.

Frammenti di vita è la parte che più mi è piaciuta, svela un vero talento di Roberta. Non conoscevo la corrente delle One Image poetry, che vede in Ezra Pound il massimo esponente, ma è un ambito in cui l’autrice mostra un grande talento, e qui credo dovrebbe maggiormente proseguire, come spero voglia cimentarsi per lo più nelle poesie sui temi sociali, dove mostra una capacità maggiore, che non emerge nella tematica d’amore, più difficile da trattare, essendo il tema più celebrato nella storia della poesia internazionale. Difficile non cadere nel già detto.

Ecco un esempio di poesia della Visone che esula dall’amore:

Saranno le nostre auto,
Le nostre case e stanze imbellettate
I nostri biglietti da visita?
NO!
Sono le cicatrici,
Le medaglie,
Le emozioni,
A portarci lì dove si fa di un peso
Una misura…

Un’ultima perplessità è nel titolo. Roberta spiega perché lo abbia definito Antizibaldone, ma non esistendone già uno, perché accostarci un 2.0?

In  sintesi, la fiducia che ho riposto in Roberta è stata ben ripagata. Ha mostrato una grande apertura e una grande potenzialità, che sono certo saprà affinare dedicandosi a temi sociali e alla One Image poetry, poco diffusa in Italia. Sarò disponibile a seguire la sua crescita letteraria, con grande curiosità e interesse, e invito i recensori più esperti di poesia del sottoscritto a sostenere questo diamante grezzo nella sua raffinazione, con consigli e sfide in cui farla cimentare.

Sentiremo ancora parlare di lei.

GGB

Sinossi:

Chi non ha mai idealizzato una storia d’amore o provato nostalgia per una storia finita? Chi non ha mai dovuto fare i conti con una realtà ben più dura rispetto alle proprie aspettative? Chi non ha mai toccato il fondo per poi risorgere come una fenice? Chi non ha mai sentito il bisogno di un’amica che, con un caffè o il “semplice” esserci, ci aiuta a ricordare le nostre qualità e a superare i nostri limiti? E chi, fortunatamente, quando ormai non ci pensava più, ha scoperto il significato di un amore autentico anche tramite una persona che in realtà non ha mai smesso di amarci e che in realtà nemmeno noi avevamo smesso di amare per davvero? L’Anti-Zibaldone 2.0 è la prima autobiografia poetica e rappresenta un sunto delle esperienze sentimentali, personali e sociali vissute finora dall’autrice. Alcune poesie sono scritte, interamente o parzialmente, in lingua napoletana e nelle sue lingue di studio (tedesco, inglese, francese), e sono perlopiù accompagnate dal testo a fronte.

La mia radiointervista a Manuel Pomaro, autore de “L’incrocio dei lunghi attimi”

Caro Visitatore,

oggi la nostra Crisalide vola al nord per la ventisettesima puntata di questa terza edizione, in compagnia di Manuel Pomaro, autore de L’incrocio dei lunghi attimi, disponibile on line in ebook.

Manuel è già stato ospite a Crisalide e oggi ci parlerà di questa sua ultima fatica, una storia d’amore mista a tinte torbide.

Mary lavora per una testata giornalistica su cui viene pubblicato il toccante annuncio di un uomo. Di prima mattina, il suo cuore sembra ricominciare a battere in modo diverso quando scruta quelle poche parole. La ragazza, infatti, lo legge e ne è come rapita: non riesce a dimenticare le parole, che le rimbombano anche nel cuore. Nella sua testa inizia una strana lotta tra il voler trovare quella persona e il trattenersi dalla ricerca; vince, naturalmente, la parte più impulsiva di Mary, che parte alla ventura per capire se tra lei e l’uomo misterioso potrebbe nascere un dolce sentimento. Scova qualche indizio, alla ricerca di un fantomatico S. P. Quando riesce a rintracciare Stefano sembra andare tutto a gonfie vele: crede di aver incontrato l’uomo misterioso, tanto da concedersi ben presto fisicamente; ma Mary, tutto a un tratto si blocca, dopo aver capito che, in realtà, non è lui che sta cercando. Il suo misterioso S. P non è lui.
Dopo varie peripezie arriva finalmente a Sandro, ma anche qui gli imprevisti non finiscono e la storia si tinge di giallo. Mary parte alla ricerca della motivazione per cui il suo Sandro ha scritto un testo che l’ha toccata così nell’intimo e, sicuramente, esce rafforzata alla fine di questa vicenda. Un percorso che la porterà a sgominare il mercato dei film snuff (spegnere lentamente) e la condurrà sulle tracce di Marianna, una bambina scomparsa molti anni prima. Un romanzo che mescola storie d’amore profonde a indagini torbide.

Buon ascolto!

GGB

L’arte di NON capire le donne, vecchie idee oggi inconsce

Caro Visitatore,

Tempo fa scrissi che non si poteva essere femministi senza aver letto la Wolf . Credo che un’altra pietra miliare di una ricerca sulla condizione femminile per la comprensione del femminismo, della disparità di diritti, e alle tematiche ad essa legate sia la lettura di Schopenhauer.

Sì, proprio del filosofo considerato misogino, misantropo, antidemocratico, avaro, iracondo ed egoista. Lo stesso che fu costretto a risarcire per due decadi la vicina di casa petulante, dopo averla spinta giù dalle scale , e che,  una volta deceduta, annotò quattro parole lapidarie: obit anus, abit onus. Morta la vecchia, estinto il debito.

Quando ho trovato il suo Saggio sulle donne e la metafisica dell’amore sessuale,  la parte emotiva l’ha respinta, la parte razionale l’ha attirata a sé. Solo capendo il pensiero di chi la pensa al contrario di noi, possiamo modificarlo. Solo considerando uno scritto rappresentazione parziale di un periodo storico, possiamo comprendere da dove veniamo e dove possiamo andare.

Possiamo vedere quattro capitoli (anche per suddividere l’articolo, bello lungo).

Le donne.
La metafisica dell’amore.
La violenza sulle donne
La pederastia.

Partiamo dall’assunto che per Schopenhauer tutto proviene dalla natura.

Le donne.

La natura per il filosofo ha creato un sesso debole, privo di ragione, con la dote di creare vita e di simulare. La natura ha dotato la donna dell’arte della simulazione a sua protezione e difesa (…) e ha destinato alla donna, sotto forma di quella dote, tutta la forza che invece ha concessa all’uomo come potenza fisica e ragione. (…) una donna completamente attendibile e sincera è forse impossibile.

Come dunque il leone ha le fauci e la seppia ha l’inchiostro, la donna per sua natura ha la simulazione come difesa dal mondo. Naturalmente, Schopenhauer non spiega come sia possibile per un essere privo di ragione essere tanto fine nel mentire.

La donna appare dunque come essere più vicino agli animali di quanto sia l’uomo (la dove la biologia, solo nel terzo millennio, ha dimostrato il contrario). Già incontrandosi per la strada, (due donne) si guardano come i Guelfi e i Ghibellini. Due donne, inoltre, quando si conoscono per la prima volta, si affrontano con maggiore affettazione e dissimulazione rispetto a due uomini. Mi ricorda l’immagine di due chihuahua incazzati che si incontrano per strada, a te no?

E ancora cita Chamfort nel dire che esse sono fatte per comunicare con  le nostre debolezze, con la nostra follia, ma non con la nostra ragione. Tra loro e gli uomini esistono simpatie epidermiche, e pochissima somiglianza spirituale, d’animo e carattere.

E infine, l’incapacità di una donna a stare da sola, la tendenza quasi naturale a prostituirsi: la donna è destinata ad obbedire, messa nella condizione di totale indipendenza, a lei contraria per natura, subito si accompagna a un uomo, da cui si fa guidare e dominare, perché ha bisogno di un padrone. Se lei è giovane, si tratterà del suo amante; se è vecchia di un confessore.

Nonostante questa sotto sviluppata essenza, arriva un velato riconoscimento a fine opera. Qui dovrai aguzzare l’ingegno, perché in apparenza voleva essere l’ennesima critica: Aristotele sosteneva quali grandi svantaggi abbia avuto Sparta per aver concesso troppo alle donne. L’influsso sempre crescente delle donne sa Luigi XIII in poi non dovrebbe essere colpevole del progressivo deterioramento della corte del governo che provocò la prima rivoluzione, la cui conseguenza furono tutti o successivi sconvolgimenti? Non male per un essere privo di ragione aver provocato uno degli eventi che rivoluzionarono il mondo! ;)

Ora, una tale concezione della donna è meramente figlia del suo tempo, dunque arretrata e sostenibile solo da chi, oggi, non apparirebbe certo un fine pensatore ma un sottosviluppato.

Ma, bada bene, il fatto che consideriamo queste posizioni razionalmente assurde, non vuol dire che emotivamente e inconsciamente l’uomo sia arrivato a una tale finezza. Se cercherai bene, noterai che nel significato intuitivo di molte parole (peripatetico, peripatetica; cortigiano, cortigiana), affermazioni,  (uomo di strada, donna di strada; uomo pubblico, pubblica donna), detti, (donna al volante, pericolo costante), atti giuridici  (signora Rossi, coniugata o vedova, alias marchiata a vita come possedimento di,  Bianchi) ci sono proprio le stesse posizioni di Schopenhauer .

E sono presenti nella violenza e nel femminicidio (la donna parla alla follia dell’uomo, non alla sua ragione), più pericolose di prima proprio perché non visibili, non pensabili, culturalmente e mentalmente inconsce.

Metafisica dell’amore sessuale.

Qui l’assoggettazione dell’essere umano alla natura e al sacro principio della conservazione della specie, la conseguente idea implicita che l’uomo sia un animale, si fa ancora più forte e coinvolge anche il maschio, non solo la donna. Come si dice, in posizione orizzontale siamo tutti uguali, nell’Eros e nel Thanatos.

Ogni innamoramento ha le due radici solo nell’istinto sessuale, anzi non è che un istinto sessuale più precisamente determinato, più specializzato, addirittura più individualizzato in senso stretto. (…) esige continuamente la metà delle energie e dei pensieri  dei giovani, è il fine ultimo dell’umanità.  Chi era quel comico che sosteneva che il pensiero maschile ripete coattivamente sesso sesso sesso sesso?

L’essenziale non è certo l’amore reciproco, bensì il possesso, il godimento fisico. (…) Gli uomini fortemente innamorati, quando non possono ottenere l’amore reciproco, di accontentano del possesso  (…) Ne sono una prova i matrimoni forzati (…) il favore di una donna  tanto spesso comprato, nonostante la sua repulsione (…) la violenza carnale. Non ti ricorda ciò che accade in Alina, autobiografia di una schiava?

Che questo determinato bambino sia generato, è il vero scopo (…) è la generazione futura che preme riuscire ad esistere. Chissà che avrebbe detto oggi degli anticoncezionali?

L’impulso alla sopravvivenza sarebbe talmente forte da far vivere l’individuo nella ILLUSIONE di seguire il proprio bene e il proprio piacere, di faticare per esso, e non quello della specie. Solo l’egoismo è meramente personale, il resto è dettame della natura.

Schopenhauer detta anche i canoni dell’attrazione reciproca. L’individuo brama la bellezza,  ma cerca nell’altro le perfezioni che mancano a lui, al punto che anche le imperfezioni contrarie alle proprie appaiono belle.
C’è un’attrazione tra poli opposti la cui unione deve neutralizzare le stesse polarità opposte. Più dunque l’uomo sarà virile più cercherà un donna femminile, e viceversa. Debolezze proprie non dovranno essere presenti nell’altro, così che possano annullarsi e non trasmettersi al figlio.

Anche in questo capitolo le donne ci rimettono.

Età, salute, abbondanza di carne (specie sul seno della donna), bellezza del viso sono i canoni che attirano l’uomo. La donna guarda poco alla bellezza, guarda più al coraggio e al valore,  per questo spesso stanno con uomini brutti (e se lo dice Arthur…).

Non lo cercano neanche intelligente, perché l’intelligenza non è ereditata dal padre ma dalla madre (e dunque al futuro nato non interessa), ecco perché spesso stanno con sciocchi e rozzi. Solo se tutte le anomalie caratteriali dell’uomo possono annullarsi tramite la donna (l’attrazione degli opposti di cui sopra), egli metterà in secondo piano la bruttezza della donna stessa e per Schopenhauer è un caso raro… Ti pareva.

Non solo.  L’uomo è per natura incostante, il suo amore cala velocemente, desidera cambiare donna. Perché potrebbe generare fino a cento bambini all’anno con donne diverse e la natura lo spinge a ciò. La donna è costante, si attacca a un solo uomo, perché può partorire un solo figlio all’anno e la natura la spinge a conservare per sé colui che nutre e protegge la prole.

In sintesi, la fedeltà dell’uomo è artificiale, quella della donna naturale. L’adulterio dell’uomo è maggiormente perdonabile, quello della donna no, perché contro natura.

La natura ha un ruolo talmente essenziale che la sofferenza per la perdita di un’amata supera ogni altro dolore, perché colpisce l’uomo nella sua essenza eterna, nella vita della specie. Un eroe si vergogna di tutti i lamenti, non di quello per l’amore perduto, perché qui non è lui a gemere, ma la specie. Al contempo, ogni vile diventa eroe di fronte all’amata, perché è l’istinto della specie a guidarlo. L’amore può essere talmente forte, che nella perdita la morte diventa una appetibile alternativa a confronto.

Poi l’amore passa,  quando la volontà della specie è soddisfatta. A quel punto, ci si ritrova con una compagna di vita odiosa, piena di tutti quei difetti che la volontà della specie non faceva vedere (naturalmente Arthur non dice l’esatto contrario, che anche una donna può restare con un uomo odioso).

I matrimoni funzionano solo se seguono l’interesse della specie, non quella di accordi economici tra genitori o altri fini legati alla generazione presente e non a quella futura. Ecco perché, terminato l’interesse della specie, termina l’amore e diventa sopportazione. Ecco perché, a teatro e nella letteratura, si fa il tifo per le coppie che perseguono il fine della specie, contro il volere dei genitori.

La violenza sulle donne.

Schopenhauer parla solo della violenza del maschile contro il femminile, giustificandola con la natura. L’amore sessuale va d’accordo con l’odio estremo verso l’oggetto. Se si è respinti o lasciati la natura spinge l’uomo a uccidere l’amata e a uccidere se stesso  (si commenta da solo, no?)

La pederastia.

Anche qui Schopenhauer la giustifica con la natura (pur condannandola come mostruosità). Se è presente dagli albori del mondo, deve avere una sua funzionalità. Schopenhauer parte dall’assunto che l’uomo è fertile fino a tarda età, ma che fare figli a tarda età porti a far nascere individui deboli. La natura fa dunque sovvenire una passione per individui giovanissimi, dello stesso sesso e non fertili, così da evitare nascite di individui deboli.

Può darsi, caro visitatore, che tu abbia letto posizioni che oggi appaiono razionalmente assurde, che assumono una loro logica solo se riferite al periodo storico di riferimento, descrivendo credenze probabilmente molto diffuse  (l’emancipazione femminile inizierà, infatti, solo cento anni dopo la morte di Schopenhauer).

Ma quanto oggi sono radicate nel nostro inconscio, nella nostra emotività e muovono il nostro agire?

GGB

La mia radiointervista a Leopoldo Chiummo, autore di “LedandZeppelin, Storia d’amore Precaria”

ledandzeppelinCaro Visitatore,

oggi, per la trentunesima puntata di Crisalide, ti presento l’intervista a Leopoldo Chiummo, autore di LedandZeppelin, storia d’amore precaria, edito DrawUp.

E’ un ‘intervista molto divertente e particolare. Oltre ad affrontare la tematica della precarietà (persino l’amore è precario…) e dei giovani vecchi (perché a quarantanni puoi utilizzare questo simpatico termine per definirti), abbiamo parlato di un libro che rompe i normali schemi di editing.

Leopoldo ha infatti utilizzato i suoi schemi, adattandoli alla narrazione. Perché, per farti un esempio, in LedandZeppelin un sedere non dondola ma…

  Don

                       Do

La

E dato che l’editore è lo stesso che ha pubblicato i miei romanzi… sai le risate a pensare ad Alessandro Vizzino che cura un editing così particolare? ;) Tutte le particolarità e originalità puoi leggerle nell’anteprima del romanzo.

Bando alle ciance, ti presento la simpatia di Chiummo e l’originalità del suo romanzo.

Buon ascolto!

GGB

 

La mia radiointervista a Maria Grazia Crozzoli, autrice di “Pluk, mia madre”

Caro Visitatore,

oggi, per la ventisettesima puntata di Crisalide, ti presenterò Maria Grazia Crozzoli, autrice di:

31+7odgS5sL._- Io, Claudia e PlukUna famiglia che esce fuori dai soliti standard convenzionali; un amore nato tra due persone, una di queste è una delle figure protagoniste del romanzo ed è anche la stessa scrittrice del libro. Una famiglia che vede l’arrivo di Pluk e dieci anni di vita vissuti intensamente e felicemente tra gioie e dolori. Pluk è il vero personaggio che spicca nella trama, un simpatico boxer divertente che ha riempito la loro casa di allegria e festosità. Improvvisamente Plunk dice addio a questa vita terrena, così le due donne si ritrovano a vivere questo grande e immenso dolore. Un vuoto incolmabile che le protagoniste riescono solo in parte a colmare grazie alla presenza di Cico, il figlio di Pluk.

41HKpb+8KxL._- Pluk, mia madre: Il seguito di “Io, Claudia e Plük”. In questo libro Cico, voce narrante e figlio di Plük ci racconta il seguito della storia riprendendo da ciò che già era stato scritto da un umano. Storia che sembrava interrotta e terminata, ma che lasciava comunque spazio ad ulteriori sviluppi. Due storie quindi, due punti di vista diversi, ma accomunati dall’eterna presenza di quattro zampe curiosi. Cico, il figlio di Plük racconta in prima persona la sua esperienza, gli errori di Maria Grazia e Claudia vissuti sulla sua pelle, la sua agognata libertà, le fughe da casa, l’ansia da separazione, lo smarrimento del branco dopo la morte di sua madre, le sue paure, le sue risoluzioni tipicamente canine, le sue ribellioni, le sue speranze, la sua vita.

Due libri da non perdere, dove la diversità diventa una ricchezza, dove il lutto diventa riflessione, dove la normalità della famiglia è qualcosa che rompe i soliti schemi a cui siamo abituati.

Buon ascolto!

GGB

La mia radiointervista a Daisy Raisi, autrice de “Le orme leggere del cuore”

1897911_598921806851119_1237002128_n

Caro Visitatore,

oggi una puntata dedicata a Daisy Raisi, autrice del libro Le orme leggere del cuore, che puoi trovare in e-book a 1, 49 euro.

Credo che tu già conosca Daisy, recensionista e intervistatrice presso Radio autori emergenti. E’ un intervista in casa o, meglio, un ritorno: per diversi mesi Daisy ha collaborato con Radiovortice, passando le interviste organizzate tramite la sua radio.

La sua silloge di racconti, così ama definirla, è dedicata alle donne, sebbene gli store on line abbiano definito il suo e-book romanzo rosa (e qui, potremmo aprire un intero capitolo sull’attenzione degli store on line ai libri che mettono in vendita, ma non è questa la sede opportuna).

Cinque racconti, cinque ritratti di donna, con un unico comune denominatore: l’amore, ma non come sentimento tra due persone, ma come atteggiamento verso il mondo e verso la vita. Scoprirai nell’intervista  questa silloge di racconti è ben lontana dalla narrativa rosa.

Potevamo non andare in onda oggi con un testo simile, nella giornata internazionale della donna?

Buon ascolto, con la XXIII puntata di Crisalide!

GGB

 

 

La mia radiointervista a Ivonne Boscaino, autrice di “Un segreto di famiglia”

Ivonne Boscaino

Caro Visitatore,

tanti auguri di Buon Natale!

E continuiamo questa settimana natalizia con il nostro secondo appuntamento, volto a presentare un’altra bravissima autrice che ha aderito con entusiasmo a questo progetto promozionale.

Il nostro regalo per te si chiama Ivonne Boscaino, autrice di Un segreto di Famiglia, un romanzo che ha come tema centrale l’amore, visto in tutte le sue sfumature (amore genitoriale, amore etero, amore omosessuale).

E’ stato un vero piacere intervistare Ivonne su temi da non dimenticare e scoprire questo testo, che ha tante importanti tematiche da comunicare. Abbiamo anche parlato con lei di promozione e dei suoi interessantissimi progetti editoriali futuri :)

E’ sicuramente un romanzo da tenere in libreria, di un’autrice che per la sua schiettezza, simpatia e per le tematiche che comunica, è un piacere avere tra le amicizie di facebook.

Augurando a Ivonne, a te Visitatore, e alle vostre famiglie un felice Natale, vi lascio alla nostra seconda splendida intervista.

Buon Natale!

GGB