La mia recensione di “Un ragazzo”, di Nick Hornby

Il fatto di cercare qualcuno meno diverso…

Funzionava solo, si accorse, se eri convinto che essere quello che eri non era poi così male.

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Ho letto un libro che resterà a lungo nel mio cuore. Si intitola Un ragazzo, ed è stato scritto da un autore londinese di peso, Nick Hornby.

Hanno detto di Hornby che nessuno è brillante e coinvolgente come lui nel ritrarre i sentimenti e i problemi di ognuno, ed è assolutamente vero. Ciascuno di noi può ritrovare un pezzo di sé nei suoi personaggi.

Con semplicità ed ironia, l’autore riesce a mettere in relazione un giovane preadolescente imbranato, Marcus, figlio di una donna depressa a tal punto da tentare il suicidio, e uno scansafatiche londinese, Will, che mai ha lavorato in vita sua, e si guadagna da vivere grazie ai diritti d’autore dell’unica canzoncina di Natale che ha reso famoso il defunto padre.

Nonostante le profonde differenze tra i due, a partire dall’età, si creerà una bellissima alchimia, nel momento in cui Will si renderà conto che il suo ruolo nella vita di Marcus non è aiutarlo a diventare adulto, facendogli da papà, anzi, è fin troppo adultizzato. Il suo ruolo invece è aiutarlo a viversi appieno la sua adolescenza.

E lentamente, attraverso incroci improbabili e diversità profonde, i personaggi muteranno le loro auto-percezioni, trovando il proprio baricentro.

È un libro che ha come tema centrale l’autoaccettazione, o meglio, la necessità di piacersi come si è. Ciascun personaggio, soprattutto Marcus e Will, non si piacciono, hanno remore profonde, che risuonano nel loro silenzio. Eppure, attraverso la relazione, impareranno a conoscere se stessi, e a capire che in fondo, non si è poi così male. E che, tutto sommato, come apprenderà il nostro Will, non occorre fingere di essere ciò che non si è, per piacere all’altro.

Specie quando si trova un Altro, diverso da te, che sa rimandare il tuo essere in modo sano, e sa dirti che, alla fine, ti vuole bene per come sei, e non per come vorresti essere.

Consigliatissimo.

 Giovanni Garufi Bozza

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