Perfetti sconosciuti: la nostra scatola nera.

Caro Visitatore,

Oggi voglio commentare Perfetti Sconosciuti, di Paolo Genovese,  dal ritmo eccezionale, che riesce a scuoterti dall’inizio alla fine, con momenti di alta comicità e di profonda amarezza. Un film da montagne russe, che tocca nel profondo.

Le risate che stimola sono talmente fragorose, che si perde la battuta successiva. C’è da stendersi sulla poltrona del cinema per le battute. I momenti di amarezza, al contrario, mettono a tacere la sala e, nel silenzio, ci si connette a riflessioni profonde.

Tutto ruota attorno al cellulare, la scatola nera della nostra vita, dirà Eva, che proporrà un gioco pericoloso: tutti avranno accesso ai messaggi e alle chiamate che ciascuno riceverà durante la cena.

Ed ecco che, man mano che il film va avanti, emergono segreti sempre più toccanti, e sempre più pericolosi per chi li trattiene.

E viene da stupirsi di come il cellulare sia effettivamente diventato un diario di bordo a cui affidare i nostri segreti, le nostre doppie vite, nascoste ai nostri partner, ai nostri migliori amici.

E va bene così, forse, ci insegna alla fine il film. Il regista preferisce l’omeostasi a una vera crisi del sistema, che aprirebbe ferite profonde, ma che probabilmente porterebbero i protagonisti a scegliere di essere realmente autentici, tra loro e con loro stessi. O quanto meno a ricercare la loro autenticità.

Perché quando il film raggiunge il punto di rottura più alto, potrebbero nascere altri sette film diversi, tutti con un lieto fine. E invece si torna all’omeostasi. Perché siamo frangibili, dice Giallini, ed è meglio che tutto resti così, nascosto.

C’è un pregiudizio di fondo, che i momenti di rottura ci spezzino, e diventi difficile riaggiustare tutto, tornare a quella forma prima della rottura, che forse si è rotta proprio perché non andava. Non riusciamo a vederci plastici, capaci di entrare in crisi, di romperci, per acquisire una nuova forma, migliore della precedente e peggiore di quella che sarà alla prossima rottura.

Assolutamente da vedere.

 GGB

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