La mia recensione di “Caravaggio, il fuoco oscuro” di Linda Murray

Caravaggio. Il fuoco oscuroCaro Visitatore,

oggi un commento a Caravaggio, il fuoco oscuro, di Linda Murray, quello che viene definito (non ho ancora capito perché…) un best-seller.

Caravaggio dipinse magnifici quadri in cui la rappresentazione artistica rispecchia la violenza che ha caratterizzato la sua vita reale. Il suo nome emerge di continuo nei registri della polizia romana: l’offesa a due donne, il ferimento di un capo delle guardie, la causa per diffamazione portata avanti da un altro pittore per “versi offensivi”, l’aggressione a un oste, il lancio di pietre contro le finestre di un’abitazione, per finire con l’uccisione di un uomo in una rissa, nella quale riuscì a malapena a salvarsi. Ottenuta la commissione del gran maestro Wignacourt di decorare la chiesa di La Valletta, si rifugiò a Malta, ma fu ferito durante un litigio e imprigionato. Fuggito a Napoli, fu sfigurato nel corso di una rissa al punto da divenire irriconoscibile. Durante la convalescenza si ammalò di febbre e morì all’età di trentanove anni. Questo romanzo racconta in quattro fasi la vita del pittore: la giovinezza e l’apprendistato a Milano; la protezione, quasi miracolosa, di un grande mecenate; i primi, misteriosi anni precedenti la sua andata a Roma, durante i quali incontra il Monsignore, un principe fattosi prete, e Maddalena, la donna che poserà per le sue opere e diverrà la sua amante; infine le sue peregrinazioni in esilio dopo la fuga da Roma a Napoli, Malta, Palermo, per poi tornare nuovamente a Napoli. Attraverso Gian, personaggio fittizio, assistente devoto di Caravaggio, Linda Murray descrive l’esistenza dell’artista, intrecciando i fili della sua turbolenta carriera.

Partiamo da una premessa: ho un particolare interesse per Caravaggio, per un’idea letteraria che mi frulla in testa. E un po’ del mio tempo libero lo passo a leggere della sua vita, dell’epoca storica in cui è vissuto, dei personaggi che lo hanno circondato. Quando ho trovato questo romanzo, ho sperato di poter unire l’utile al dilettevole. Ho iniziato la lettura, ma ho chiuso il libro a metà. Deluso.

Più che fuoco oscuro, andrebbe definito un fuoco spento, quello che genera quel fastidioso odore acre, che è meglio evitare.

Se ti immagini di leggere della vita turbolenta del pittore, puoi riporre le tue fantasie nel cassetto. Quello che emerge è la noiosissima vita di un uomo che l’autrice ha voluto descrivere sotto una luce talmente diversa dal reale, da risultare finta. In più lo stile dell’autrice, e probabilmente del traduttore, è fortemente noioso e soporifero.

Ti farò un esempio di questa finzione riuscita male, che coincide con il motivo che mi ha fatto chiudere il libro. Nel romanzo lo pseudo Michelangelo Merisi incontra una donna, tal Maddalena, che ritrae diverse volte. Da qui scatterà un amore tipical-harmony. Maddalena ha un figlio, e non avendo un marito, viene vista come una meretrice dai più. Tranne che dal pittore, che la ospiterà sotto il suo stesso tetto, crescendo il bambino, perdendosi in effusioni amorose e mettendola incinta.

Ti basti pensare che:

1- la “vera Maddalena” (in realtà si chiamava Anna), che Caravaggio incontrò, non era incinta, ed era realmente una meretrice, con una storia affascinante. Si vendeva per strada. Lui, col suo talento, la rese immortale.

2- Vi fu probabilmente una passione tra loro, ma mai la prese sotto il suo stesso tetto. La ritrasse quattro volte.

3- Non fu una fanciulla incontrata per caso. La incontrò perché Caravaggio frequentava i luoghi più degradati di Roma, i luoghi più bui, più malfamati, gli stessi che ha mostrato ai posteri sotto una nuova luce. La sua luce, il suo chiaroscuro.

E qui sta il punto.

Il suddetto chiaroscuro è totalmente assente nel romanzo. Il Michelangelo Merisi della Murray è un uomo che cresce come pittore, che ha sì una storia difficile, ma che frequenta solo cardinali e bella gente. La vera Roma, quello che ha costruito il suo mito, quella dei bassifondi, delle meretrici, dei ladri, dei briganti, proiezione del suo buio interiore, ben evidente nei quadri, scompare completamente dal romanzo.

Togli l’oscuro dai quadri di Caravaggio, e resterà una luce che non illumina. Togli la Roma che lui frequentava e descriverai un Michelangelo dalla vita noiosa, che non è Caravaggio.

E la luce che non illumina, nel caso della Murray, è una favoletta di dubbio gusto, a tratti harmony, francamente soporifera.

In questo ha un primato: ce ne vuole di talento per rendere noiosa la vita di Caravaggio…

Meglio non aggiungere altro. Anzi, sì: sconsigliato.

 GGB

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