Targhe per la vita: cambiamo la cultura.

Caro Visitatore,

ma che bella settimana è trascorsa, quanti segnali sono stati dati e che bello è stato viverli in prima persona.

Dopo le due targhe in memoria delle vittime di femminicidio esposte nel primo municipio di Roma, le prime nella Capitale, si spera di una lunga serie, sono andato a Sante Marie per l’esposizione di un’altra targa nella provincia de L’Aquila.

E’ stato emozionante parlare di fronte al consiglio comunale di Alina, autobiografia di una schiava, e di come la costrizione alla prostituzione sia parte integrante della violenza sulle donne.

E’ stata un’emozione conoscere persone del calibro di Lorenzo Berardinetti, sindaco di Sante Marie e consigliere regionale dell’Abruzzo, che ha preso come impegno istituzionale la lotta contro la violenza sulle donne, e di Anatolia Morelli, assessore, che si è spesa in prima persona per l’esposizione della targa, raccogliendo l’invito di Gilda Panella e di Anna Maria Bacchetta.

Ed è stata ancora più emozione conoscere l’avvocata Irma Conti, recentemente nominata Cavaliere della Repubblica per il suo impegno nella lotta alla violenza sulle donne.

E accanto a loro, rivedere Oria Gargano, fondatrice e presidente di Be Free, è stato inaspettato quanto illuminante. Parlare di diritti di ritorno a Roma, su un’autostrada semi-ghiacciata è stato riempire cuore e testa di nuove idee e stimoli. Perché le persone del calibro di Oria sono così: possono aprirti la mente in qualunque luogo, che sia un convegno o un’autostrada.

Assieme a Be Free ha fondato a Sante Marie una casa per i diritti delle donne, e non posso che augurarle un ottimo lavoro.

Sarebbe stata perfetta questa settimana, se non ci fossero state altre uccisioni di donne in parallelo con la nostra lotta per legalità e per la cultura del rispetto. Altre macchie rosse che si vanno ad aggiungere ad un elenco che ormai ha il tetro sapore di una guerra senza fine.

E allora auguri di buon lavoro a tutti noi, che ogni giorno ci battiamo per eliminare una violenza che non ha ragioni giustificabili, che uccide il diritto delle donne di essere libere di vivere, che massacra il senso stesso dell’essere uomini.

Che le targhe che oggi abbiamo messo, diventino già domani ricordo remoto di una violenza scomparsa in ogni società civile. Che ogni donna uccisa diventi emblema di una battaglia di civiltà finalmente vinta e cessata.

 

 GGB

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