La mia recensione a “Nescafé Frappé”, di Mauro Corticelli

Caro Visitatore,

Trovo un po’ di difficoltà nel commentare Nescafé Frappé, date le varie sfumature che assume pagina dopo pagina.

Comincio dallo stile. Corticelli sa scrivere e sa farlo bene, ma credo abbia preteso un po’ troppo da se stesso e dai lettori, mescolando decine di copioni diversi, tutti intrecciati tra loro, ma con continui cambi di tempi, personaggi e luoghi, faticosi da seguire.

Occorre dargli molta fiducia per arrivare a leggere fino alla fine, e certamente la fiducia in lui riposta è ben ripagata: dopo pagine e pagine in cui si fatica a seguire l’intreccio sempre più complesso, in cui capita di confondere persino i personaggi, la storia assume massa, si colora di significati.

Questa è la mia difficoltà: far capire che è un bel libro, scritto bene nei periodi, capace di consegnarti immagini profonde e accattivanti, che nascono da piccoli gesti, ma far al contempo capire che occorre una fatica del diavolo per stargli dietro e che più volte viene l’istinto di chiudere e lasciar perdere.

Corticelli ha rinunciato alla semplicità e alla profondità della costruzione narrativa, ha sommato tanti personaggi, approfondendone pochi, lasciando molto sfumati altri. Ci sono storie, passaggi e personaggi che avrebbero potuto essere tranquillamente tagliati premiando una maggiore sfaccettatura dei personaggi principali, fatta eccezione di Cesare, che solo da metà libro in  poi si capisce essere il protagonista, i punto di unione di tutto il romanzo.

E invece ci si ritrova in un continuo passaggio figura sfondo che in alcuni momenti si rivela addirittura disturbante. All’ennesimo personaggio che entra in scena quasi si ha un rigurgito.

Peccato, perché il talento e la profondità Corticelli li possiede. Deve solo imparare a scegliere e dunque a rinunciare, ha preteso troppo da se stesso e dall’attenzione del lettore. In questo lavoro di taglio poteva essere utile il contributo della casa editrice.

Chi lo ha terminato ha probabilmente pensato come il sottoscritto di aver letto un buon libro, ma di aver faticato non poco ad entrarci in relazione.

A fine libro, è come aver scalato una montagna e ritrovarsi contenti a rimirare il paesaggio. Si ha ancora il fiatone, si è contenti di ciò che si osserva. Gli ultimi  metri sono stati più facili, chissà se è cambiata la strada o se si era più allenati, dopo tante pagine.

Una cosa è certa, non sono tutti scalatori , ed è un peccato, perché quella vista lassù poteva essere goduta da tutti. Ma è stata riservata agli scalatori… ehm! Ai lettori allenati. I più, si perderanno un buon libro, che poteva essere reso più agile.

GGB

Cesare è un ex giocatore di basket professionista costretto da un problema cardiaco a giocare con i dilettanti, Chiara è un’aspirante cantante, Beatrice è un’istruttrice di fitness, Simona è un’impiegata, Amalia è una ricca imprenditrice ateniese, Gianni è un manager, Claudio è un famoso avvocato… Le vite di questi personaggi si intrecciano creando tensioni, drammi, emozioni e felicità. I protagonisti si confrontano e si scontrano con le proprie insoddisfazioni e i propri difetti. I sentimenti e il sesso sono l’unica illusoria medicina a cui faranno ricorso per riempire i propri vuoti. Sullo sfondo Bologna, con le sue contraddizioni e le sue rivalità sportive, e l’isola di Cefalonia in tutto il suo fascino mediterraneo.

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