Per 10 minuti di Chiara Gamberale. Essere allievo della Dottoressa T.

downloadCaro Visitatore,

oggi voglio parlarti di Per dieci minuti, il libro di Chiara Gamberale.

Prima di tutto, voglio raccontarti di cosa mi abbia spinto a leggerlo. Dopo averne sentito parlare in ogni dove (hai presente quei libri che senti sempre citare in rete, che in qualche modo sembrano seguirti a mo’ di stalker a ripeterti come un ossesso leggimi, leggimi?) mi ritrovo una copia del libro in una sera di marzo, nello studio vista Colosseo della Dottoressa T.

Conosco il suo nome completo, è colei che mi sta insegnando tutto sull’approccio sistemico in psicoterapia. Non sapendo se si possa diffondere il cognome completo (dovrebbe, essendo autrice di diversi saggi di psicologia), mi limiterò ad abbreviare il cognome, come fa Chiara: Dottoressa T.

Durante una riunione che precede la cena a casa sua, scorgo il libro sul tavolo del salone davanti a me. Mi allungo verso di esso e lo prendo, chiedendole:

Io: “U., lo hai letto? Ne ho sentito parlare molto, com’è?”

Lei: “Beh, io sono un po’ di parte” mi risponde, “sono io la Dottoressa T. citata dentro.”

Io: “Non ci credo…”

Lei: “Leggi la dedica.”

Alla dottoressa T.(…)

Chiara Gamberale.

Il mento mi è andato a sbattere sul pavimento.

E dopo qualche tempo l’ho letto.

Tutta la trama ruota attorno al dialogo riportato in quarta di copertina.

“Le va di fare un gioco?”
“Quale?”
“Per un mese, a partire da subito, per dieci minuti al giorno, faccia una cosa che non ha mai fatto.
Una qualunque. Basta che non l’abbia mai fatta”.
“E poi, Dottoressa, alla fine che succede?  Avrò indietro la mia vita?”
“Ne riparliamo fra un mese, Chiara. Intanto giochi, s’impegni e non bari, mi raccomando”.

Dieci minuti al giorno, seguendo la teoria di Rudolf Steiner e il consiglio della dottoressa T, da dedicare a qualcosa che non si è mai fatto nella propria vita, e la Gamberale, con un marito fuggito a Dublino, palesemente narciso, che non accetta più una Chiara che non lo venera come un dio, una casa e un quartiere che non sente suoi, una rubrica chiusa e i cocci di una vita in mano, decide di provare. Ne nasce un diario, edito da Feltrinelli.

Mettersi uno smalto che mai avrebbe scelto di provare, rubare, camminare all’indietro per le strade di Roma, provare una lezione di hip hop, ascoltare la madre… Lodevole è l’impegno di Chiara nell’essere ligia ogni giorno, e viene fuori un diario che può diventare un ottimo stimolo per tutti noi, così presi dalla propria vita e dal quotidiano da aver perso la voglia di esplorare le nostre potenzialità.

Il nodo centrale di tutto il gioco lo rivela la mia cara insegnante, la dottoressa T. (leggere di una persona che conosci dalle righe di un’autrice, immaginarsi lei, le sue movenze, il suo tono di voce, ritrovare i suoi modi di dire, come ad esempio, In una coppia bisogna essere in due a voler essere in due… lo ammetto, fa un certo effetto e aumenta la piacevolezza della lettura):

Basta un attimo perché i nostri schemi mentali ed emotivi, da cui il nostro inconscio si sente protetto e che consideriamo i confini della nostra identità, si rivelino in realtà dei limiti. (…) Sono i retaggi dell’infanzia, degli attaccamenti e delle coazioni a ripetere. E’ la nostra Egoland ed è difficile uscirne e comprendere che fuori c’è tutto.

Scopro Chiara Gamberale da questo libro-diario, non posso dire di conoscerla come romanziera, ma mi riprometto di leggerla in futuro. Il suo stile è semplice e scorrevole, non mancano emozioni e metafore. Qualche volta mi sono perso su qualche dialogo, in quanto lo scambio non consentiva di comprendere chi parlasse a chi, anche quando era una diade a parlare. Capitava infatti che a una frase elicitata da un personaggio, ne seguisse subito un’altra, con un virgolettato autonomo, sebbene appartenesse allo stesso parlante.

Non so come se la cavi come romanziera, fatto sta che Per dieci minuti, nella sua forma di diario, nella sua semplicità, nel suo scorrere tra i quartieri della Roma centrale, nel suo intrecciare le piccole-grandi storie degli amici di Chiara (Ato, la zia Piera, il negoziante cinese ecc…), adempie perfettamente al suo scopo: divulgare un messaggio a tutti, ovvero che, anche se solo per dieci minuti al giorno, possiamo superare i nostri schemi mentali, le nostre difese, i nostri limiti, il nostro ordinario, i nostri orizzonti.

GGB 

 

FacebookCondividi

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>