La mia recensione a “Quando la pioggia corre”, di Sergio Boffetti

copCaro Visitatore,

Oggi ti presento Quando la pioggia corre, romanzo di Sergio Boffetti.

Ho letto questo testo in ebook, dopo averlo acquistato, incuriosito dal titolo, nato da una lettera caduta sul cartello di un treno: When the train run, diventato When the rain run.

Il protagonista di “Quando la pioggia corre” non ha nome. Potrebbe essere il tredicenne che ognuno di noi è stato. Il motivo che lo spinge a lasciare la sua casa, il suo mondo, il suo paese, il suo migliore amico Fra, lui non lo ricorda più. Porta con sé solo il suo strumento di salvezza, la sua inseparabile tromba e qualche risparmio, lasciandosi alle spalle un posto nero, dove cade solo pioggia. A chi gli chiede dove andrà, risponde che raggiungerà il fratello di sua madre in Francia, anche se sa benissimo che le probabilità di incontrarlo sul proprio cammino sono praticamente nulle. Quello che vuole è soltanto andarsene. Ciò che non si aspetterà mai è di trovare una wonderland insperata, un paese dei balocchi dove le cose brutte non accadono, e soprattutto non piove mai. Ben presto però quel paradiso si dissolverà come un sogno e il ragazzino scoprirà a proprie spese che non esiste un’isola felice dove splende sempre il sole. Un viaggio magico e doloroso negli angoli più bui degli istinti umani, per accorgersi che da se stessi è impossibile fuggire.
È un romanzo surreale, per certi versi, specie per i personaggi molto caratterizzati che compaiono via via, ognuno con una sua particolarità. Parlo di surrealismo in modo positivo, perché capace di non uscire mai fuori le righe. Non è un caso che la maggior parte della storia si svolga in un circo, Quando la pioggia corre rappresenta il circo della vita, coi suoi personaggi talvolta ambigui, talvolta assurdi, spesso sui generis.

Ha un paio di carenze a mio avviso. La prima è nello stile dell’autore, ricco di frasi brevi e dirette. Non troverai grandi giochi di parole, immagini e metafore, né molte subordinate. La seconda grande assente è l’emotività. Nonostante la storia raggiunga momenti di forte crudezza, ho percepito una sorta di apatia da parte di Boffetti, che non lascia mai le redini delle emozioni, facendole vibrare davanti al lettore. Ed essendo scritto in prima persona, molto si poteva fare.

Tutto ciò dà l’idea di leggere il canovaccio di una storia, il suo scheletro, una cronaca, che potrebbe essere rimpolpata di più in alcuni passaggi cruciali. La scelta dell’autore è invece quella di correre come la pioggia nel viaggio del protagonista, di cambiare spesso scena, di usare frasi brevi che accelerano la lettura. Solo i flash back sono dei momenti di sospensione, ricordo e riflessione. E l’emotività spicca un poco.

Non voglio rovinare la lettura e anticipare troppo, mi limito solo a dire che in certi passaggi il piccolo protagonista avrebbe potuto urlare maggiormente le sue emozioni, come durante l’abuso. Ma forse, la scelta dell’autore di farlo fuggire dalla sua casa corrisponde a una fuga da sé stesso, una sorta di sospensione emotiva per ritrovarsi.

Va detto che sembra che tanto lo stile narrativo che l’emotività crescano sensibilmente verso la fine del romanzo. Non so se l’autore sia cresciuto durante o attraverso la scrittura ma uno sviluppo dello stile e delle emozioni si percepisce.

È anche vero che non è facile scrivere un romanzo impersonando un preadolescente e descrivendo l’azione nel qui ed ora del tempo presente. Sei più limitato nelle azioni e, considerando questo limite, possiamo sottolineare la scelta coraggiosa di Sergio Boffetti e il suo essere riuscito a costruire una bella storia. Perché, nonostante le assenze sopracitate, Quando la pioggia corre mi ha legato alle sue pagine, portandomi in viaggio col piccolo protagonista. Non sarà stato un viaggio ricco di pathos, ma i risvolti e le pieghe, che tra passato e presente questo cammino ha preso, sono meritevoli di lettura e diffusione.

Da leggere dunque. Specie se la casa editrice si adeguerà ai tempi, vendendo l’e-book a prezzo competitivo e non come fosse un cartaceo.

GGB

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