La mia recensione a “Bruciate lentamente”, di Fabio Casto

41ObJR86AEL._AA258_PIkin4,BottomRight,-45,22_AA280_SH20_OU29_Caro Visitatore,

oggi ti parlo di Bruciate Lentamente, romanzo di Fabio Casto, disponibile in e-book e gentilmente donatomi dall’autore, che ringrazio.

Un po’ di sinossi per cominciare.

Pac è un diserbante dell’economia, un promotore finanziario che viene inviato presso quelle realtà microeconomiche apparentemente innocue ma considerate potenzialmente ostili agli interessi del mercato globale, col compito di estirparle proponendo ogni sorta di truffa capace di soffocarle dai debiti o assoggettarne il controllo. 
Pac è anche estremamente convinto che il mondo per come lo si conosce stia per collassare, che si sia prossimi a un’inevitabile apocalisse. Fonte di tale convinzione sono i numerosi segni della fine dei tempi che lui interpreta come inequivocabili e che lo spingono ad accelerare il suo piano di fuga, ossia la costruzione di quello che negli antichi testi indiani era chiamato vimana, una navicella spaziale. A questo scopo si affida a Samuel, un oscuro personaggio che gli procura dispositivi e attrezzature aerospaziali di contrabbando e del quale non conosce nulla, se non un recapito telefonico. 
Ma quando questo lo contatta dicendogli di esser stato rapito da ribelli maoisti in un monte in Nepal, Pac si vede costretto a tornare là dove ha da poco concluso un’operazione, a incasinare i suoi piani, a stringere una sincera amicizia con uno yak e a subire i deliri di un’autoproclamata divinità reincarnata. Mentre la fine dei tempi si avvicina e Oscar continua a vivere in una grotta.

Come avrai notato, si tratta di un romanzo che gioca tra la realtà e la fantascienza.

Voglio parlartene utilizzando alcune parole chiave: descrizioni, linguaggio, storia e personaggio principale.

Le descrizioni, troppe a mio avviso, così come le riflessioni. E’ un romanzo di 307 pagine, che probabilmente potrebbe essere scorciato fino a dimezzarlo. Naturalmente è una scelta dell’autore, che rispetto, ma da lettore ho trovato il ritmo della narrazione troppo altalenante, avvincente in alcuni punti, tremendamente lento in altri, proprio in quei passaggi ricchi di descrizioni che in certi frangenti annoiavano non poco.

Spesso predominano i giri di parole, ed ecco forse il senso nascosto del titolo: bruciate lentamente, perché sembra che l’autore ti cucini a fuoco lento, e questa battuta la scrivo per parlarti del pregio principale di Fabio Casto. Non sono giri di parole scontati o banali, sono sì troppi, ma sono di livello. Quello che ho apprezzato sopra ogni cosa, e di cui mi complimento con l’autore, è il linguaggio ricercato e di livello. Fabio utilizza dei termini poco frequenti, alcuni li ho anche dovuti cercare sul vocabolario, ma li ha incastonati ad arte nel testo, in modo da renderli comprensibili e di facile fruizione (poi, la mia sete di sapere mi porta a usare il vocabolario per analizzare il termine in tutte le sue sfumature).

E’ un libro che andrebbe letto già solo per il linguaggio che utilizza, per la capacità di Fabio di tessere le parole assieme, in questo è un artista. L’unica cosa che ho poco apprezzato, come ho già detto, è un po’ di prolissità nelle descrizioni e nelle riflessioni, quest’ultime incastonate male, che vanno a rallentare bruscamente la narrazione.

Per farti un esempio, a pagina 50 ancora non si è entrati nel vivo della storia, e non sai quali pieghe prenderà, occorre aspettare metà libro perché la storia diventi avvincente. Sia chiaro, la capacità espositiva di Fabio compensa l’eccessività descrittiva e riflessiva: ci sono troppe riflessioni e descrizioni, ma sono di livello.

Accanto a questo va aggiunto la capacità di Fabio di aumentare improvvisamente il ritmo del racconto e l’utilizzo di uno humor molto apprezzabile.

Mi soffermo poi sulla storia, e dietro ad essa è lapalissiana una cultura eccezionale di Fabio, specie nel campo delle religioni antiche, della tecnologia e della geografia. Fabio ti fa girare l’India e il Nepal portandoti per mano, capacità che non è da tutti. E’ come girare luoghi magici con una guida troppo chiacchierona ma con un vocabolario invidiabile e con una cultura che tradisce una preparazione approfondita, comprensibile anche ai meno esperti.

Non è digeribile da subito la storia, sia in corso di lettura che appena chiuso il libro. Occorre rifletterci un poco sopra, comprenderla, fermarsi a riflettere. Anche perché spesso Fabio non dice chiaramente ma lascia intendere. E parlando di un’Apocalisse in arrivo dove non ci sono quattro cavalieri o gli oramai consueti Maya, ma religioni e popolazioni che si perdono nella notte dei tempi, la prospettiva non è facile da masticare. Tanto di nuovo da conoscere, anche perché l’autore non lascia nulla al caso.

E poi c’è il personaggio principale, Pac (un nome insolito per l’uomo Pac… Pac Man…? O.o ). Un personaggio che quasi silenziosamente compie una rivoluzione copernicana nel suo carattere. Inizialmente ostico al lettore (e molto interessante per il sottoscritto), cinico, narciso, mitomane, affetto da anoressia mentale (a tal proposito mi piace come lo hai collegato alle fissazioni della madre, che faceva jogging con lui in braccio… ma il padre?)… improvvisamente lo si ritrova meno mitomane, costantemente cinico, ma straordinariamente simpatico e capace di provare una qualche forma di sentimento umano (e no, visitatore, non stiamo parlando di amore! Eureka, il primo romanzo che leggo senza una storia d’amore dentro, escludendo uno strano affetto del protagonista per uno Yak e per un altro mitomane che si crede una divinità decadente e decaduta…).

E a metà libro ci si ritrova a chiedersi: ma è lo stesso Pac? Cioè il Pac di prima? Proprio Pac Man? Ma non trovi una stonatura, Fabio te lo ha fatto crescere ed evolvere sotto gli occhi, silenziosamente. Notevole.

Come è notevole l’attenzione che l’autore dona al linguaggio non verbale del corpo. Che sia un gesto o una piccola mimica facciale, Casto fa parlare al 90% il corpo dei personaggi e per il restante 10% la loro voce (e no, visitatore, non mancano i dialoghi, anzi ce ne sono anche tanti). Questa attenzione al non verbale l’ho davvero apprezzata ed è difficile da trovare nei romanzi, quasi tutti noi fossimo solo voce e non gestualità (e qualunque corso o libro di comunicazione vi rivelerà che è l’esatto contrario).

Beh, caro Visitatore, ti ho accennato le mie riflessioni su Bruciate lentamente di Fabio Casto. Credo che, con una buona dose di pazienza per la sua prolissità, sia da leggere anche solo per il suo ammirevole vocabolario. ;)

 GGB

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