La mia recensione a “La fine ve la raccontiamo domani”, di Viganò e Grassi

415533_copertina_frontcover_iconCaro Visitatore,

oggi ti presento una piccola antologia di racconti per bambini e adolescenti, intitolata La fine ve la raccontiamo domani, nata dalla penna di Gianroberto Viganò e Laura Grassi, coppia di fatto nella scrittura, coniugata nella vita.

Autopubblicata sul sito del miolibro.it, ho potuto leggerla in formato cartaceo.

Ti copio la simpatica sinossi: Fra moglie e marito non mettere il dito, ma un libro. Con l’arduo compito di far addormentare Silvia e Chiara, i nostri prodi s’inventavano favole e storie bislacche. Spesso non riusciranno a mettere a nanna le pargole, ma a loro parziale soddisfazione questi racconti risulteranno premiati in concorsi nazionali per ragazzi e non solo.

Poche pagine, un piccolo libello che contiene sei racconti, premiati in più concorsi e raccolti in un’unica opera. Non stupiscono le vittorie che hanno avuto: ogni racconto è più simpatico dell’altro ed è scritto davvero bene.

Mi è molto piaciuta la presentazione che mi ha scritto Viganò via mail:

Due parole ad integrazione dei nostri cv su quanto riceverai; come disse Bennato “Sono solo canzonette”, anzi sono solo novelle. Non aspettarti la profondità filosofica de “Le memorie di Adriano” o i tormenti esistenzialisti di Kierkegaard in AUT-AUT, perché sono testi volutamente leggeri e scanzonati per ragazzi o adulti che non hanno ancora strozzato il fanciullino in loro. Il genere è questo…

Perché abbiamo pubblicato? Perché ad ogni premiazione, la vecchina di turno ci chiedeva: perché non pubblicate? Cambiava la premiazione e cambiava pure la vecchina, ma la domanda era la stessa, quindi abbiamo fatto contente le vecchine.

Perché abbiamo utilizzato il self-publishing? Perché mi è stato detto dalla principale casa editrice italiana che le raccolte di racconti non hanno mercato. In sette anni di racconti e concorsi letterari da ultima ruota del carro ho notato un aspetto: c’è uno scollamento totale fra i gusti del lettore e mondo dell’editoria. Mia moglie accetta il Fato, ma io sono un “testone” e sono convinto che una raccolta di racconti con un filo conduttore comune possa funzionare, pertanto ci siamo autoprodotti. Tutto sommato con un direct marketing piuttosto artigianale, i risultati finora non sono stati negativi per essere usciti ad Agosto, tanto che Rosanna Santanocito (il Sole 24 ore) e Sergio Cusani ci hanno invitato a tenere una incontro per favorire la lettura nelle carceri (non sarebbe male diventare un best-seller nelle carceri…)

Mostra la semplicità di quest’opera, che nulla pretende, come fa capire l’autore, ma che molto dona, come ti rivelerà questo lettore.

Le storie sono molto accattivanti, anche se in alcune è difficile trovare una vera e propria morale esplicita, il famoso O’ mutos deloi oti finale di Esopo.

Sono esattamente quelle in cui il messaggio non è diretto e lampante e occorre ragionarci un po’ per ricostruirlo.

I personaggi hanno come caratteristica comune un’originalità nei loro nomi, spesso essi stessi rappresentano un tratto del carattere del personaggio: ad esempio il Conte Orso  è Orso perché chiuso e taciturno. Ciò fa sì che in alcuni racconti sia il nome proprio del personaggio a descrivere il suo carattere e la sua personalità.

Si legge in pochissimo tempo, data la scorrevolezza e la brevità. Attenzione, però, non considerare il termine scorrevolezza come sinonimo di semplicità! Il linguaggio usato da Viganò e Grassi è molto ricercato, oserei dire selezionato, per essere al contempo di facile lettura ma forbito.

Questi sono i punti di forza principali di questo testo. Devo ammettere che inizialmente ero un po’ perplesso a leggerlo, trattandosi di un’antologia per ragazzi. La fine ve la raccontiamo domani fa però trascorrere una bella mezzora di lettura, e riuscire a distrarsi per trenta minuti dal quotidiano ha sempre i suoi lati positivi.

Ti consiglio dunque questo libricino:

– se vuoi fare un regalo istruttivo e divertente ai tuoi figli, nipoti e via dicendo.

– se vuoi regalarti una mezzora di fresca fantasia e di distrazione

– se vuoi che i tuoi ragazzi abbiano modo di apprendere, in una lettura agile, scorrevole, e di facile comprensione, termini ricercati, raramente usati nella lingua italiana, ma comunque esistenti nel nostro vocabolario.

E a Viganò e Grassi, avendo apprezzato il loro stile di scrittura, chiedo: avete mai pensato di cimentarvi in una narrativa che abbia un pubblico più vasto di quello composto da bambini e adolescenti?

Sarebbe bello leggere qualcosa di vostro, più adatto alla mia età ;)

GGB

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